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8 Marzo 2020
15:40

Coronavirus, anche Massimo Lopez scende in campo e fa un appello per la sicurezza dei doppiatori

Il mestiere del doppiatore implica lavorare in una stanza piccola e senza finestre, utilizzando lo stesso microfono e trovandosi tutti molto vicini. In un video messaggio, il doppiatore Massimo Lopez chiede che queste abitudini vengano modificate per il bene di tutti.

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Coronavirus, anche Massimo Lopez scende in campo e fa un appello per la sicurezza dei doppiatori
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“Mi rivolgo principalmente agli operatori del settore dello spettacolo e in particolare ai doppiatori".

A loro non si pensa mai, perché lavorano nell’ombra dando voce a personaggi cinematografici di cui altrimenti non capiremmo una parola. Ma in tempo di emergenza Coronavirus, il mestiere dei doppiatori è a rischio e quindi ha bisogno di regole. Lo sottolinea un professionista del settore, Massimo Lopez, in un video pubblicato oggi sulla sua pagina Facebook in cui esorta l’intero mondo del doppiaggio a prendere delle precauzioni per evitare il più possibile eventuali contagi del virus che, nelle piccole sale in cui lavorano questi professionisti, troverebbe una vera e propria autostrada di diffusione.

“Il doppiaggio”, racconta Lopez nel video, “avviene in piccole sale chiuse senza possibilità di essere arieggiate con rivestimenti in moquette quindi non granché dal punto di vista igienico. Avviene con un microfono e con tante persone che sono attorno a quel microfono e quindi a stretto contatto tra di loro. Questa cosa ora bisognerebbe cercare di evitarla, cambiando delle regole.”

Ciò che propone l’artista è una igienizzazione delle sale e dei filtri dell’aria condizionata (nelle sale di doppiaggio non ci sono finestre) ogni tre ore circa chiamando una ditta specializzata. Inoltre i doppiatori devono lavorare a distanza di tempo gli uni dagli altri, l’assistente al doppiaggio deve tenersi a debita distanza di sicurezza e anche la firma dei contratti dovrebbe avvenire uno alla volta e utilizzando la propria penna.

Sono nata e cresciuta a Trento, a due passi dalle montagne. Tra mille altre cose, ho fatto lunghe passeggiate nel bosco e imparato a riconoscere alcune piante velenose. Ho imparato la musica perché fa bene all’anima. Ho vissuto in due grandi città a cui mi sono abituata a volte più in fretta, altre volte meno, ma dove i miei posti preferiti erano sempre i parchi. Ho studiato giornalismo perché volevo che aiutare le persone a capire alcuni aspetti del mondo diventasse la mia professione. Credo che il rispetto della natura, dell’ambiente in cui ci muoviamo ogni giorno e delle persone che con noi lo abitano sia fondamentale per vivere bene, per noi stessi e per gli altri.