Cosa cambia con l’approvazione del primo farmaco immunoterapico contro il tumore all’esofago

Da oggi comincia “Health point”, una rubrica nella quale approfondiremo la notizia più importante del mese precedente nell’ambito della salute con l’aiuto di uno specialista. Cercheremo insomma di capire meglio in quale direzione stia andando la Ricerca e quali possibilità concrete abbia oggi un paziente. Il primo appuntamento è con la dottoressa Sara Lonardi, dell’Istituto Oncologico Veneto, che ci aiuterà a capire l’importanza dell’approvazione del nivolumab, il primo immunoterapico per il tumore all’esofago.
Rubrica a cura di Giulia Dallagiovanna
22 Gennaio 2021
Intervista alla Dott.ssa Sara Lonardi responsabile dell'Unità Semplice Dipartimentale di Sperimentazioni Cliniche di Fase Precoce e responsabile delle Neoplasie Gastroenteriche presso l’UOC Oncologia Medica 1 per l'IRCCS Istituto Oncologico Veneto

Sono centinaia gli studi che vengono pubblicati ogni giorno sulle riviste medico-scientifiche, decine quelli di cui viene data notizia sui giornali. E così, potresti finire con l'essere piuttosto confuso: non capirai più se ormai la Ricerca abbia risolto tutti i nostri problemi o se si continui a girare a vuoto, riportando ogni più piccolo passo avanti come fosse una grande conquista. Naturalmente, il problema è soprattutto nel modo in cui le news vengono veicolate. Abbiamo allora deciso di inaugurare una nuova rubrica, Health Point, che proprio come un punto informazioni ti aiuti a destreggiarti meglio in tutto questo bombardamento di dati e scoperte. Cercheremo la notizia più importante del mese precedente e l'approfondiremo con l'aiuto di uno specialista, per riuscire a intravedere cosa stia davvero cambiando e quali possibilità concrete tu abbia oggi rispetto alla patologia di cui potresti soffrire.

Cominciamo con dicembre, mese in cui, va da sé, tutta l'attenzione è stata rivolta all'arrivo del vaccino anti-Covid in Italia, che ha portato con sé la speranza della fine di questa pandemia. Ma proprio perché a un certo punto l'emergenza che stiamo vivendo terminerà, abbiamo preferito concentrarci su un'altra news, che potrebbe essere passata in secondo piano: l'approvazione da parte della Commissione europea del primo farmaco immunoterapico per il trattamento del tumore all'esofago, il nivolumab. Cosa cambia dunque per i pazienti e qual era la situazione prima dell'arrivo di questa nuova possibilità? Ne abbiamo parlato con la dottoressa Sara Lonardi, responsabile dell'Unità Semplice Dipartimentale di Sperimentazioni Cliniche di Fase Precoce e responsabile delle Neoplasie Gastroenteriche presso l’UOC Oncologia Medica 1 per l'IRCCS Istituto Oncologico Veneto.

"Per questo tipo di cancro, la strategia terapeutica più efficace prevede l'utilizzo di diversi approcci di trattamento – ci spiega, – ed è quindi importante la collaborazione tra diverse figure specialistiche. In particolare tra oncologo, che si occupa della parte farmacologica, il radioterapista, responsabile della cura attraverso le radiazioni, e il chirurgo, che asporta il tumore. Quando il problema è localizzato all'organo e ai linfonodi vicini, si procede con la combinazione di tutte e tre le armi terapeutiche".

Devi tenere presente che si tratta di una forma di cancro abbastanza rara, tanto che in Italia secondo i dati dell'AIRC colpisce circa 4 persone ogni 100mila abitanti, e di difficile trattamento. Per questo motivo è fondamentale che un paziente si rivolga a un centro di riferimento per le patologie esofagee, dove potrà trovare il livello di specializzazione e di competenze multidisciplinari necessario. Uno di questi è il Centro per le Malattie dell'Esofago di Padova, coordinato dalla Clinica Chirurgica 3 dell'Azienda ospedaliero universitaria della stessa città e dall'Oncologia medica 1 e Radioterapia dell'Istituto Oncologico Veneto. "La collaborazione tra Istituto e Università ci permette di poter trattare queste patologie a 360 gradi e con l'integrazione di tutte le figure specialistiche necessarie e formare un'equipe che comprenda anche anestesisti, nutrizionisti, gastroenterologi ed endoscopisti. Il rischio altrimenti è quello di tralasciare aspetti importanti nel percorso di cura".

Una strada che può condurre a diverse mete e molto dipende dall'estensione del cancro al momento della diagnosi: "I risultati variano in base allo stadio nel quale si trova il tumore – conferma la dottoressa Lonardi. – Se viene diagnosticato quando è ancora localizzato all'esofago, c'è fino al 40-50% di possibilità di sopravvivenza a cinque anni. Quando invece la malattia è in una fase più avanzata e ha coinvolto anche gli organi vicini o si sono formate metastasi a distanza, la terapia può controllare la progressione e in alcuni casi anche ottenere una regressione, ma molto difficilmente si riesce ad arrivare a una guarigione definitiva".

Per la prima volta un farmaco immunoterapico ha mostrato efficacia contro il tumore all'esofago

È in questo scenario che si inserisce il nivolumab. Per la prima volta un farmaco immunoterapico ha mostrato un'efficacia contro il tumore all'esofago, quando viene utilizzato in seguito ai trattamenti classici di chemioterapia, radioterapia e intervento chirurgico. "Da circa 10 anni utilizziamo gli stessi farmaci, ovvero chemioterapici a base per lo più di fluoropirimidine e di derivati del platino o taxani. Abbiamo provato a ricorrere anche ai biologici, purtroppo senza successo. Ma nel 2020 finalmente abbiamo ottenuto dei dati positivi con prodotti diversi da quelli classici: due immunoterapici, il nivolumab e il pembrolizumab". Dopo tanti tentativi a vuoto, dunque, arriva un medicinale che può davvero contribuire ad aumentare le possibilità di guarigione del malato. " Nei pazienti già trattati con radio-chemioterapia e successiva chirurgia, il trattamento con nivolumab post-operatorio porta una riduzione del 30% dei casi di recidiva. Dal momento che per noi non avere una ricaduta significa essere guarito a lungo termine, si può capire quale impatto abbia avuto il nivolumab. Non abbiamo ancora dati relativi alla sopravvivenza, per il semplice fatto che gli studi sono troppo recenti, ma questi risultati sono cosi importanti che siamo sicuri porteranno a un beneficio anche per quanto riguarda l'allungamento della vita", commenta la dottoressa, che è uno dei principali sperimentatori all'interno degli studi sul nivolumab. L'Istituto Oncologico Veneto infatti è un centro di riferimento per l'immunoterapia nei tumori gastroenterici.

I farmaci immunoterapici hanno la peculiarità di non attaccare direttamente le cellule tumorali, come fa invece la chemioterapia. Il loro compito è quello di legarsi ai recettori PDL oppure PDL-1, che di norma impediscono la risposta del tuo sistema immunitario contro la patologia, fermando la loro azione. In pratica, fanno in modo che il cancro non possa più bloccare le tue difese immunitarie e quindi eludere i controlli che il tuo corpo ha già predisposto contro quegli elementi che lo minacciano. Inoltre, hanno il vantaggio di non provocare gli effetti collaterali che chi ha ricevuto cicli di chemioterapia conosce bene e che a volte possono risultare difficili da sopportare.

"Questi farmaci inoltre – conclude la dottoressa Lonardi – stanno mostrando risultati favorevoli anche in pazienti che hanno una neoplasia in fase avanzata, se utilizzati in combinazione con la chemioterapia. Si va ad attaccare il tumore in due modi: con un'azione diretta contro le cellule maligne e risvegliando al contempo il sistema immunitario".

Fondamentale, è bene ricordarlo, restano però la diagnosi precoce e la prevenzione. Mantenere uno stile di vita sano, evitando di eccedere nel consumo di bevande alcoliche e di sigarette, aiuta a ridurre il rischio di sviluppare un tumore all'esofago. Ed è poi importante prestare attenzione ad alcuni sintomi come difficoltà a deglutire, dolore al passaggio del cibo o rigurgito. Se ti accorgi di avvertire una di queste manifestazioni, rivolgiti subito al tuo medico.

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Sono Laureata in Lingue e letterature straniere e ho frequentato la Scuola di giornalismo “Walter Tobagi” di Milano. Le mie passioni altro…