Cos’è l’undertourism, un nuovo modo di viaggiare lontano dalle mete preferite dal turismo di massa

Lontano dalle mete turistiche più gettonate e inflazionate, c’è un nuovo modo di viaggiare. Si chiama undertourism ed è un modo diverso con cui ci si approccia al viaggio, perché lo si fa con uno sguardo più attento, con maggiore consapevolezza e con un piacere che forse avevamo dimenticato.
Gaia Cortese 13 Agosto 2022

“Abbandona le grandi strade, prendi i sentieri”. Nella citazione di Pitagora, il filosofo e matematico greco si faceva già precursore di quello che oggi viene chiamato “undertourism”, che altro non rappresenta se non il principio opposto dell’overtourism, vale a dire quella forma di turismo di massa che piace sempre meno e da cui gran parte di noi vorrebbe scappare.

Con il termine anglosassone undertourism si intende un modo di viaggiare più slow alla scoperta di luoghi poco conosciuti, poco affollati, poco inflazionati. Di norma si tratta di destinazioni non troppo lontane dal proprio luogo di provenienza, quindi entro i confini della propria nazione o regione, ma anche nella stessa città.

Quello che cambia è il modo con cui si affronta il viaggio e sì, anche il mezzo. Nel contesto dell’undertourism, aerei e grandi navi sono banditi: ci si muove a piedi, in bicicletta o in automobile.

Lo scopo dell'undertourism è quello di prediligere destinazioni lontane dal turismo di massa, luoghi  che permettano di svagarsi e di rilassarsi, rispettando i propri tempi e i propri spazi.

Che poi l’undertourism è tante cose insieme. È una forma di turismo sostenibile perché c’è attenzione per l’ambiente e per la biodiversità, per gli itinerari e le attività naturalistiche.

È una forma di turismo dei cinque sensi perché si concentra su piaceri e sensazioni, da quelli destinati al palato nel conoscere i piatti della cucina locale, a quelli legati alle esperienze che si possono vivere lontano dal proprio luogo di provenienza. Insomma, un conto è fare l’esperienza di un bagno di fieno in un hotel cinque stelle superior in Alto Adige, un conto è fare la stessa esperienza in una malga in alta quota immersa tra i verdi pascoli e le cime delle montagne, circondati dalla natura più incontaminata.

L’undertourism è anche una forma di turismo di prossimità, quello che ci fa scegliere mete apparentemente già note, ma che ci aiuta a guardarle con nuovi occhi, soffermandosi sull’aspetto culturale, dalle tradizioni alla storia di un Paese, passando per la conoscenza delle persone.

L’undertourism piace sempre di più, se ne stanno accorgendo gli appassionati di viaggio, ma anche le mete turistiche che provano a contrastare il sovraffollamento turistico, promuovendo mete meno conosciute, ma senza dubbio più vivibili. E lo fanno a suon di slogan, come quello nel 2017 di Oslo. La capitale norvegese aveva lanciato un’originale campagna per “salvare” i turisti dal sovraffollamento turistico delle altre capitali europee, invitandoli in Norvegia.

Un paio di anni dopo, anche in Asia, continente reso vittima dell’overtourism, agli inizi del 2019 veniva pubblicata una “not hot list” suggerendo mete alternative a quelle tipicamente prese d’assalto dai turisti: “Sumatra è il nuovo Borneo” o “Bukhara (Uzbekistan) è la nuova Angkor What" sono due esempi degli slogan proposti.