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3 Dicembre 2021
17:00

Daniela Di Fiore, la prof dei “ragazzi con la bandana” nominata Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana

Da 11 anni insegna italiano e storia ai pazienti del Reparto di Oncologia del Gemelli di Roma. La professoressa Daniela Di Fiore ha ricevuto dal Presidente Sergio Mattarella Onorificenza al Merito della Repubblica Italiana per il suo impegno nei confronti di questi ragazzi.

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Daniela Di Fiore, la prof dei “ragazzi con la bandana” nominata Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana
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Da 11 anni insegna italiano e storia ai piccoli pazienti del reparto di Oncologia del Policlinico Gemelli di Roma. All’inizio, Daniela Di Fiore, 51 anni, non pensava si sarebbe fermata a lungo a fare scuola in un ospedale, ma nel tempo le cose sono cambiate e la sua lunga esperienza è stata recentemente riconosciuta con l’Onorificenza al Merito della Repubblica Italiana dal presidente Sergio Mattarella.

La professoressa, originaria di Napoli, è stata scelta dal Quirinale "per la passione, la professionalità e la sensibilità con cui svolge il servizio di insegnamento a favore dei piccoli ricoverati nel reparto di oncologia pediatrica del Policlinico Agostino Gemelli di Roma".

"La scuola in ospedale è terapeutica perché rende i ragazzi normali e gli dà una speranza per il futuro".

Dopo aver vinto il concorso per ottenere la cattedra come insegnante, e aver fatto una prima esperienza nella sua città di origine, Daniela chiede di trasferirsi a Roma e nella domanda indica come preferenza le carceri e gli ospedali. È in questo momento, nel 2010, che Daniela inizia la sua esperienza al Policlinico Agostino Gemelli.

Dal 2010 è professoressa della Scuola in Ospedale: insegna italiano e storia ai ragazzi delle superiori ricoverati nella sezione ospedaliera del Policlinico Agostino Gemelli di Roma. Il primo giorno di lavoro si chiede se abbia o meno fatto una scelta giusta, quasi non trovando il senso di parlare di Dante o di Manzoni a ragazzi che si trovano ad affrontare una lunga malattia in ospedale, ma presto cambia idea.

"La scuola in ospedale è terapeutica perché rende i ragazzi normali e gli dà una speranza per il futuro – spiega la professoressa -. Quando un alunno ti manda un sms alle 6 di mattina, chiedendoti di arrivare un po’ prima così potrà fare lezione prima della radioterapia, non puoi non pensare che siano loro a insegnare a te il modo più bello di stare al mondo”.

Daniela Di Fiore riconosce che si tratta di un lavoro durissimo, soprattutto quando ci si trova ad affrontare un lutto nel reparto. "All’inizio volevo andare via, volevo tornare alla scuola normale – confida lei stessa -, ma proprio gli altri studenti che hanno diritto allo studio e si trovano ricoverati, ti danno poi la forza di andare avanti”.

Così dal 2010 Daniela si è trovata a insegnare italiano e storia a circa 400 ragazzi malati di tumore, e a lottare con loro anche nei momenti più difficili.

“Sono rimasta, perché questi ragazzi mi hanno insegnato il senso della vita, la pazienza, il coraggio".

"Le lezioni sono individuali. Tu entri proprio nell’intimità di un ragazzo, quello si trova a letto, con un pigiama, non si sente bene. È una cristalleria, bisogna sempre stare in punta di piedi però noi portiamo la normalità ai ragazzi perché loro vogliono sentirsi normali, uguali agli altri – racconta la professoressa di Napoli -. Fanno lezione sempre, anche quando hanno la chemioterapia perché per loro è un momento di svago. È l’unico momento di diversità dalla routine dell’ospedale".

Con otto di questi ragazzi Daniela Di Fiore ha scritto anche un libro, “Storie di incredibile felicità”, insieme al giornalista Gabriele Manzo, dove i ragazzi hanno raccontato come hanno superato la malattia anche grazie alla scuola. Un vero e proprio messaggio di speranza".

Con il segno zodiacale dei Gemelli, non potevo avere come unica passione quella della scrittura. Al piacere di spingere freneticamente tasti sul computer ho così aggiunto nel tempo l'interesse per il rispetto dell'ambiente e la salvaguardia degli animali, la passione per l'eco-design e tutto ciò che è bioarchitettura. Lo slancio di stupore che provo ogni volta che un progetto di verde urbano rende più bella la mia città, mi spinge a coltivare ancora più piante e fiori sul terrazzo di casa (ma mi definisco ancora un pollice verde in erba). Giornalista e mamma di due adorabili pesti, quando non lavoro o quando il piccolo di casa fa il suo sonnellino pomeridiano, cerco di ritagliarmi del tempo libero scegliendo tra le seguenti opzioni: un'ora sul campo da tennis, una camminata nel verde, venti minuti di Reiki o una pila di riviste di arredamento da sfogliare in solitudine.