Deforestazione: la pratica distruttiva che porta via ossigeno, biodiversità e vita

Gli alberi sono fondamentali per la vita sulla terra. Ci procurano ossigeno, danno equilibrio al suolo e ai terreni, rappresentano l’habitat per numerose specie. Eppure, da sempre, non facciamo altro che privarcene. Per ottenere materia prima, per recuperare spazio destinato alle monocolture, per costruire case, fabbriche, città. Per questo, la deforestazione è considerata uno dei principali nemici del Pianeta.
Rubrica a cura di Sara Del Dot
26 Agosto 2019

A vivere circondati dal cemento siamo ormai abituati. Così come siamo abituati ad accontentarci di spazi verdi sotto forma di piccoli parchi circoscritti da ringhiere e aiuole tra una strada e l’altra e a costeggiare file di alberi lungo i viali che cerchiamo e apprezziamo soprattutto quando vogliamo trovare parcheggio all’ombra. Per chi vive in città, infatti, gli alberi sono un elemento quasi marginale. Quasi non li vediamo, non li consideriamo, eppure rappresentano una delle primarie fonti di vita del nostro Pianeta. E dovrebbero essercene molti di più intorno a noi.

Purtroppo nel corso dei secoli, la presenza degli alberi e quindi delle foreste, non ha fatto che diminuire. Senza renderci realmente conto della loro fondamentale importanza per la salute della Terra e dei suoi abitanti, abbiamo iniziato a sacrificarli, perché occupavano troppo spazio, perché fonte di materia prima per le nostre attività, perché tanto poi ricrescono. Sì, nell’arco di circa un secolo. A oggi, la deforestazione rappresenta uno dei principali nemici del Pianeta. E nonostante questo, pare sia un’attività in costante crescita. Dal 1990 al 2015 sono stati fatti sparire oltre 129 milioni di ettari di foreste. Solo in Amazzonia, nel 2018 la deforestazione ha raggiunto livelli impensabili, spazzando via 7.900 km quadrati in appena 7 mesi. E la colpa, naturalmente, è quasi tutta da attribuirsi all’uomo.

Le cause della deforestazione sono diverse. Dalla necessità di fare spazio a enormi campi destinati alle monocolture agricole o a pezzi di terra su cui far pascolare gli animali da allevamento, fino al bisogno di soddisfare la domanda di materie prime come legname e carta. Le foreste sono poi uno degli elementi più sacrificabili presenti sul Pianeta anche quando si tratta di dover recuperare spazio per agevolare la realizzazione di costruzioni e infrastrutture. Insomma, dopo averle sempre date per scontate come se fossero un elemento sempre presente e un’infinita fonte di risorse, oggi paghiamo le conseguenze di queste nostre errate valutazioni.

Perché il ruolo delle foreste non può in alcun modo essere posto in secondo piano, soprattutto per quanto riguarda la salubrità ambientale. Infatti, regolano e mantengono sotto controllo la temperatura della Terra. Diverse pubbliche amministrazioni ultimamente hanno deciso di combattere la formazione di isole di calore nelle città implementando le attività di piantumazione di alberi nelle zone in cui il caldo si accumula maggiormente, per tenerne sotto controllo la temperatura. Gli alberi, poi, assorbono la CO2, diminuendo la presenza di questa sostanza in atmosfera e convertendola in ossigeno. In poche parole, ci fanno respirare.

Senza di loro, poi, verrebbe meno l’ammortizzatore “polmonare” del Pianeta, la temperatura globale si alzerebbe in maniera consistente provocando piogge acide e desertificazione dei suoli. Senza contare la totale perdita di stabilità idrogeologica con il conseguente aumento di probabilità di verificarsi di erosioni, frane e smottamenti. Allo stesso tempo, anche molte economie locali ne risentirebbero, dal momento che spesso le popolazioni che abitano in prossimità di questi luoghi traggono dagli alberi la propria principale fonte di reddito. Infine, con la scomparsa delle foreste se ne va anche la biodiversità. Con loro, infatti, scompaiono anche gli habitat naturali di diverse specie, oltre che di rare popolazioni indigene.

Il dato veramente grave in tutto questo è che, nonostante gli allarmismi, gli effetti drammatici che ormai sono sotto gli occhi di tutti, la rinnovata consapevolezza della dannosità di questa attività, i livelli di deforestazione sono fino ad ora rimasti inalterati. E non che non siano stati messi in atto espedienti per contrastare questa tragica situazione. Molti governi del mondo hanno aderito alla lotta alla deforestazione con politiche di “deforestation-zero”, ma la corsa al denaro, di cui le foreste sono una fonte prediletta, non riesce a essere frenata soltanto dalla sensibilità ambientale. Anche se, di questo passo, le conseguenze di questa procrastinazione non tarderanno a rendersi evidenti. Il problema, a quel punto, consisterà nel fatto che per far ricrescere gli alberi non basta qualche ora, né qualche giorno.

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Sono nata e cresciuta a Trento, a due passi dalle montagne. Tra mille altre cose, ho fatto lunghe passeggiate nel bosco altro…