Negazionismo: il nemico del Pianeta che ci sta ostacolando nel tutelarlo

C’è chi dice “no”. Non si tratta di una canzone di Vasco, bensì dell’atteggiamento di alcuni scienziati, imprenditori e politici che da sempre negano le evidenze scientifiche che provano l’emergenza climatica in corso. Ostacolando così la lotta al riscaldamento globale.
Rubrica a cura di Sara Del Dot
23 dicembre 2019

Nel corso dell’intera rubrica abbiamo parlato dei nemici del Pianeta passandoli in rassegna in modo molto specifico. Dagli effetti devastanti che derivano da comportamenti spesso evitabili, da sostanze nocive che attività produttive ed estrattive rilasciano nell’ambiente danneggiando gli ecosistemi, fino all’inquinamento che i nostri scarti ogni giorno producono a tonnellate. L’effetto di tutti questi fenomeni è un progressivo danneggiamento dei nostri ecosistemi che colpisce anche inevitabilmente la nostra salute. Ed è una situazione che non farà che peggiorare.

Tantissime persone, gruppi, comitati, politici, attivisti e scienziati da anni ormai si stanno impegnando per provare a risolvere, o almeno ad arginare, il problema. Eppure si trovano costantemente a combattere contro un nemico forse più invisibile ma sicuramente più pericoloso di tutti gli altri. Un nemico di nome “negazionismo”.

Forse perché si tratta di un problema i cui effetti non sono visibili istantaneamente, forse perché l’impressione generale è quella che “non possa accadere davvero”, forse perché fenomeni come lo scioglimento dei ghiacciai sono avvertiti a km di distanza, sono diverse le personalità che tendono a tapparsi le orecchie e a chiudere gli occhi anche davanti alle evidenze scientifiche, cercando di smentirle senza però essere in grado di portare argomentazioni valide, limitandosi a insinuare il dubbio e a basarsi su informazioni inesatte, rifiutandosi di prendere in considerazione i dati oggettivi presentati dai vari enti che si occupano per tutto l’anno di studiare i fenomeni climatici, uno tra tutti l’IPCC, Intergovernmental Panel on Climate Change.

Qualche mese fa, ad esempio, un gruppo di 500 scienziati (di cui quasi nessun climatologo), lobbisti e imprenditori ha inviato una lettera al segretario ONU Antonio Guterres dichiarando che l’emergenza climatica in realtà non esiste, il cambiamento climatico attuale fa parte del ciclo del Pianeta e che gli investimenti nelle rinnovabili mettono a rischio interi comparti dell’economia mondiale. In tutta risposta, 11mila ricercatori e scienziati provenienti da 153 paesi del mondo hanno sottoscritto un’altra lettera aperta, pubblicata sulla rivista BioScience, in cui hanno certificato la situazione pressoché di unanimità della comunità scientifica mondiale nel riconoscimento dell’emergenza climatica mondiale e nella necessità di fare qualcosa.

Ma gli scettici non demordono. Seguendo la famosa “strategia del tabacco”, che in passato ha interessato tanti altri fenomeni chiaramente dannosi ma non riconosciuti come tali dai portatori di interessi diversi dalla salute delle persone, come appunto il tabacco, l’amianto e il buco dell’ozono, anche per il clima si sono messe in moto dinamiche grottesche per diminuire la percezione del problema.

Lo stesso Presidente degli Stati Uniti d’America, Donald Trump, negazionista per eccellenza ha avviato la procedura per sottrarre il Paese dall’accordo di Parigi del 2015, ma non solo. Trump ha più volte, anzi continuamente, sottolineato il suo scetticismo nei confronti della crisi climatica, al punto da svilire pubblicamente l’azione di Greta Thunberg definendola "A very happy young girl looking forward to a bright and wonderful future” (tradotto: una ragazzina molto felice in attesa di un brillante e meraviglioso futuro) e rimuovere i riferimenti al riscaldamento globale dai comunicati stampa del U.S. Geological Survey, l’agenzia che si occupa dello studio della Terra e della valutazione del rischio dei disastri naturali.

A questo si aggiungono tante altre variabili, come il fatto riportato dal Guardian secondo cui Google, pur continuando a sostenersi a favore del clima e dell’ambiente, ha finanziato diverse organizzazioni negazioniste e fortemente anti-climatiche tra cui la CEI (Competitive Enterprise Institute), istituto che ha svolto un ruolo cruciale nell’uscita dell’America dall’accordo di Parigi.

In tutto questo, come è possibile pensare di riuscire a portare avanti un’azione congiunta e globale di lotta ai cambiamenti climatici se prima di tutto va affrontata una lotta contro chi, ai cambiamenti climatici, non ci crede pur ricoprendo ruoli politici ed economici di leadership mondiale?

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Sono nata e cresciuta a Trento, a due passi dalle montagne. Tra mille altre cose, ho fatto lunghe passeggiate nel bosco altro…