Un impatto stupefacente: ecco quanto la droga altera gli equilibri naturali

Deforestazione, inquinamento di acque e suoli, distruzione di terreni fertili e contaminazione di zone e foreste vergini, ma anche danni agli ecosistemi marini e fluviali a causa dello smaltimento umano. L’impatto ambientale degli stupefacenti interessa tutta la loro filiera, dalla produzione fino al loro smaltimento da parte di chi li assume.
Rubrica a cura di Sara Del Dot
25 novembre 2019

Quando pensi alle sostanze stupefacenti, pensi inevitabilmente alle loro conseguenze sulla salute delle persone. Ed è giusto. Le droghe, in particolare quelle definite “pesanti”, rappresentano una questione sociale importante, e la lotta alla loro diffusione e al traffico clandestino che le fa arrivare da una parte all’altra del mondo è sempre intensa e attiva.  Nonostante gli sforzi, però, al mondo sono quasi 30 milioni i consumatori di eroina, e 20 milioni le persone che fanno uso regolare di cocaina.

Ma gli effetti delle droghe, della loro produzione e lavorazione, del loro trasporto e anche del contrasto alla loro diffusione si ripercuotono con forza anche sull’ambiente e gli ecosistemi mondiali. Non ci avevi mai pesato? In questo articolo della rubrica I nemici del Pianeta ti racconterò in che modo gli stupefacenti impattano pesantemente il mondo in cui vivi.

Terreni rubati alle foreste (e non solo)

Tutto comincia, ovviamente, dalla coltivazione. Per produrre tutta la cocaina, l’eroina, la cannabis e gli altri stupefacenti che circolano per le città di tutto il mondo, infatti, c’è bisogno di un gran quantità di materia prima. Materia prima che, chiaramente, viene coltivata, principalmente in Sudamerica e in Asia.

In questi Paesi, dove la produzione di droga raggiunge livelli altissimi, migliaia di ettari di terreno vengono sottratti a boschi e foreste per essere destinati alle coltivazioni degli stupefacenti, sì, ma non solo. Intere zone naturalmente “vergini” vengono infatti distrutte per fare spazio alle strutture delle attività (solitamente agricole o di allevamento) attraverso cui i trafficanti riciclano il denaro ricavato dalla vendita di droga, ma anche per realizzare strade e percorsi che siano più nascosti possibili da occhi indiscreti e piste di decollo e atterraggio per gli aerei che si occupano del trasporto della marce su lunghe tratte.

Secondo i dati contenuti nel rapporto 2016 dell’Unodc, United Nations Office of Drug and Crime (Ufficio delle nazioni unite per la droga e il crimine), tra il 2001 e il 2014 sono stati distrutti ogni anno 22.400 ettari di foresta in Colombia per lasciare spazio alle coltivazioni di cocaina. Questo numero così elevato è dovuto anche a una cattiva gestione della lotta al traffico di droga, che spinge i coltivatori a nascondere le proprie attività all’interno di aree protette per evitare che i loro campi vengano distrutti indiscriminatamente.

Ma il disboscamento non è l’unico problema che la produzione di droga porta con sé. Per far crescere le piante in forze e in grande quantità, vengono usati moltissimi pesticidi, che tuttavia nel contesto della lavorazione di queste sostanze appaiono quasi come il problema ambientale minore. Infatti, considerato il fatto che la produzione di queste sostanze è illegale, risulta difficile credere che chi se ne occupa possa preoccuparsi di utilizzare modalità di lavorazione sostenibili, e men che meno di una gestione degli scarti che non danneggi ambiente ed ecosistemi.

Così, durante la lavorazione degli stupefacenti si fa largo uso di solventi, metalli, sali, acidi o anche reagenti come benzina, diesel, petrolio. Un mix chimico letale i cui scarti vengono spesso sepolti nel terreno, rilasciati nei corsi d’acqua, abbandonati in contenitori nell’ambiente o ancora bruciati nei motori dei veicoli. Infine, non si può non citare la questione dell’acqua. L’acqua che viene utilizzata per far crescere le piantagioni di oppio in Afghanistan, ad esempio, è tantissima, tuttavia questo suo indiscriminato utilizzo finisce per compromettere ancora di più la situazione idrica già precaria del Paese, contribuendo alla salinizzazione delle aree deserte.

Una guerra dannosa

La guerra al traffico di droga è un’attività fondamentale, finalizzata a fermare un fenomeno dannosissimo per le persone e per l’ambiente. Secondo i dati del report “L’impatto della politica antidroga sull’ambiente” pubblicato nel 2015 da Open Society Foundation, le convenzionali politiche di contrasto alla produzione e al traffico di droga spesso comportano danni ambientali enormi, che non fanno che aggravare la situazione già drammatica a cui sono sottoposte le foreste.

Tradizionalmente, infatti, la prassi è distruggere le coltivazioni illegali, attività che tuttavia comporta la rapida migrazione dei campi in siti diversi e quindi un maggior consumo di suolo. Spostando continuamente le coltivazioni, quindi, una quantità sempre maggiore di terreno viene utilizzata, lasciando dietro di sé solo distruzione. Questa pratica poi comporta la ricerca da parte dei trafficanti di luoghi sempre più remoti e nascosti, “vergini” diremmo noi, la cui specificità e fragilità viene compromessa da contaminazioni chimiche e campagne di fumigazione (pratica un tempo diffusa di gettare da un aereo glifosato e diserbanti indiscriminatamente sui campi uccidendo tutto ciò che si trovava sotto al getto).

Inquinamento post-consumo

Quest’ultimo paragrafo riguarda probabilmente l’aspetto più assurdo dell’impatto ambientale degli stupefacenti. Infatti, oltre al al danno che queste sostanze comportano per la salute di chi le assume, oltre alla deforestazione e all’immissione in natura di scarti chimici, è anche necessario sottolineare quanto anche lo smaltimento fisico delle droghe possa comportare problematiche notevoli agli ecosistemi. E non in luoghi molto lontani da qui, anzi. È di poco tempo fa la notizia che le anguille che abitano in Tamigi stanno letteralmente impazzendo a causa dell’elevata quantità di cocaina presente nelle acque del fiume. Situazione che si è riproposta nei gamberetti della contea di Suffolk, in Inghilterra, nei quali è stata riscontrata la presenza di ketamina, pesticidi e farmaci. In più, secondo una ricerca pubblicata nel 2016, Occurrence and Potential Biological Effects of Amphetamine on Stream Communities, condotta dagli scienziati del Cary Institute di New York, sono state riscontrate tracce di anfetamine negli insetti acquatici di diversi corsi d’acqua di Baltimora nel Maryland. Insomma, l’impatto ambientale delle droghe colpisce ogni singola fase della loro produzione, dalla semina fino all’espulsione dal nostro corpo.

Fonti| World Drug Report 2016, pubblicato da United Nations Office of Drug and Crime;
L’impatto della politica antidroga sull’ambiente, pubblicato nel 2015 da Open Society Foundation;
Occurrence and Potential Biological Effects of Amphetamine on Stream Communities, pubblicato nel 2016 dal Cary Institute di New York

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Sono nata e cresciuta a Trento, a due passi dalle montagne. Tra mille altre cose, ho fatto lunghe passeggiate nel bosco altro…