I farmaci e l’impatto ambientale dei loro scarti: una questione a cui prestare attenzione

Ci curano, prevengono e combattono le infezioni, ci proteggono. Senza farmaci e antibiotici saremmo perduti. Eppure qualcosa nella loro gestione, e in particolare quella dei loro scarti, ancora non funziona. Una gran percentuale, infatti, finisce negli scarichi fognari e nei corsi d’acqua di tutto il mondo. Provocando danni notevoli alla nostra salute e agli ecosistemi.
Rubrica a cura di Sara Del Dot
18 novembre 2019

Farmaci e antibiotici sono fondamentali per noi e la nostra sopravvivenza. Combattono le malattie, prevengono le infezioni, ci proteggono e ci curano. Eppure il loro utilizzo non è esente da effetti collaterali. Una volta assimilati per lenire il dolore o far passare un malessere, infatti, farmaci e antibiotici non rimangono per sempre dentro il nostro organismo ma, come tutte le altre sostanze che introduciamo nel nostro corpo, a un certo punto vengono smaltiti e re-immessi nell’ambiente. Provocando talvolta invisibili danni a noi e agli ecosistemi.

La presenza nell’ambiente di sostanze chimiche, farmaceutiche e stupefacenti nelle acque delle nostre città e del mondo intero, non è certo una novità.

A dimostrarlo anche uno studio condotto dai ricercatori dell’Università di York e pubblicato a maggio 2019, in cui gli studiosi hanno analizzato 711 corsi d’acqua in 72 Paesi del mondo, riscontrando la presenza di antibiotici nel 65% dei casi. In alcuni fiumi, poi, la presenza di queste sostanze ha superato i livelli considerati sicuri fino a 300 volte.

E come ci sono arrivati tutti questi principi attivi dentro le acque di tutto il pianeta? La provenienza di queste sostanze non è una sola, bensì è riconducibile a vari fenomeni.

Poco tempo fa un’inchiesta del programma Report ha messo in luce come a Hyderabad, polo produttivo farmaceutico indiano, le industrie che realizzano farmaci antibiotici e principi attivi da esportare in tutto il mondo scarichino i residui direttamente nelle acque fognarie, mettendo in pericolo cittadini e ambiente.

Anche gli allevamenti di bestiame fanno la loro parte, dal momento che nelle strutture intensive è prassi la somministrazione di antibiotici agli animali per evitare che si trasmettano malattie e infezioni. Secondo i dati del Piano Nazionale di Contrasto dell’antibiotico-resistenza pubblicati Igiene e Sanità Pubblica, il 50% degli antibiotici nel mondo sono impiegati nel settore veterinario. Questi antibiotici finiscono direttamente nel nostro organismo attraverso la carne che mangiamo prodotta da questa filiera, ma anche nel terreno attraverso i liquami usati come fertilizzante per i campi. Stesso discorso avviene con l'itticoltura intensiva, dove le feci dei pesci vengono sparse direttamente in acqua.

Ma questi principi attivi, così come anche gli stupefacenti come la cocaina, raggiungono l’ambiente anche attraverso l’espulsione da parte del nostro stesso organismo. In pratica, quando andiamo in bagno, immettiamo ciò che abbiamo assimilato nell’ambiente, anche se magari in piccola parte.

A questo si aggiunge che, secondo una ricerca condotta per due anni dalla University of Technology di Sydney e pubblicata su Science Daily, tra le acque reflue urbane e gli ecosistemi marini avviene uno scambio di queste sostanze che raggiungono quindi il mare e le zone costiere. In pratica, arrivano in tutte le acque del mondo. Così, fiumi, canali, mari e laghi di tutto il mondo si riempiono di gran parte dei residui dei 3000 principi attivi (dati della Commissione europea) attualmente in commercio.

E quali sono le conseguenze?

Qualche tempo fa, sulla base di una ricerca condotta dal King’s College London, è stata la diffusa la notizia che le acque del Tamigi sono talmente piene di cocaina proveniente dagli scarichi dei cittadini londinesi che le anguille che abitano il fiume hanno modificato il proprio comportamento. In pratica, è come se fossero sempre sotto l'effetto dello stupefacente. Ecco, per i principi attivi dei farmaci il discorso è più o meno il medesimo. Con la differenza però che, se parliamo di antibiotici, i batteri che ne vengono colpiti diventano più difficili da abbattere.

Cosa accade infatti quando qualcuno o qualcosa viene bombardato con una certa frequenza da una sostanza? Secondo il principio del “se non uccide fortifica”, è molto probabile che spontaneamente si sviluppi una resistenza. Così, proprio come il nostro organismo diventa più “immune” al medicinale se questo viene assunto con troppa frequenza, anche i batteri patogeni che espelliamo quando andiamo in bagno si rafforzano vanificandone l’effetto.

Una volta immessi nello scarico e, quindi, nelle acque reflue e impianti fognari, infatti, questi patogeni antibiotico-resistenti possono provocare un bel po’ di danni, soprattutto se entrano in contatto con altri animali. Ad esempio, secondo uno studio del 2017 condotto dai ricercatori dell’Università di Exter a causa dei residui chimici umani riversati nei fiumi la sessualità di una buona percentuale (circa il 20%) dei pesci di sesso maschile che abitano le acque del Regno Unito è stata compromessa. A questo si aggiunge un’accelerazione della diffusione di questi batteri perché difficili da contrastare e combattere, diventando sempre più pericolosi perché, appunto, portatori di patologie che non si possono combattere con i medicinali tradizionali.

Fonti | "Antibiotics found in some of the world’s rivers exceed ‘safe’ levels, global study finds", di University of York
Principi cattivi, Report puntata del 28/10/2019
"Urban beaches are environmental hotspots for antibiotic resistance after rainfall", pubblicato su Science Daily il 30 settembre 2019
"A fifth of male fish in UK rivers now ‘trans-gender’ due to chemicals in human waste", di University of Exter

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Sono nata e cresciuta a Trento, a due passi dalle montagne. Tra mille altre cose, ho fatto lunghe passeggiate nel bosco altro…