Dolori, cicatrici, disabilità e sessualità: parliamone giocando!

L’associazione Amami Giocando nasce a Bari in piena pandemia, dall’incontro tra Silvia Petrella e Antonella Amoruso. Lo scopo è dialogare di sessualità a tutto tondo, affrontando anche problemi di cui si parla poco: dolore durante il rapporto, paura di mostrarsi a causa di una cicatrice, disabilità, effetti di cure contro il cancro sul benessere sessuale.
Giulia Dallagiovanna 1 Giugno 2021

"Siamo gli Alberto Angela della sessualità" scherza Silvia Petrella, presidente di Amami Giocando, al termine di una chiacchierata online in cui abbiamo affrontato con leggerezza e divertimento un argomento che spesso è associato a tabù e vergogna. "Il nome per l'associazione mi è venuto in mente durante una discussione con il mio compagno. Il nostro scopo è quello di sensibilizzare e informare con un comitato scientifico composto da sessuologi, psiconcologi, psicologi e così via. Ma lo vogliamo fare senza pesantezza. Giocando, appunto".

Accanto a lei in webcam Antonella Amoruso, co-fondatrice dell'associazione. "Ci siamo accorte che c'è molta paura nell'affrontare questo tipo di tematica. Le informazioni a disposizione sono pochissime e si ha vergogna a esprimere le proprie esigenze. Un eventuale problema lo si affronta da soli, magari provando a documentarsi online. Così io e Silvia abbiamo deciso di avviare questo percorso, che continua a emozionarmi ogni volta che ne parlo".

Antonella Amoruso e Silvia Petrella, fondatrici di Amami giocando

Abbiamo tutti in in mente le classiche scene dei film. Serata romantica, musica di sottofondo, tutto perfetto. Mai nessuno che mostri un problema nel momento del rapporto.

Fuori, nella realtà, invece, ci sono milioni di sessualità, ognuna diversa dall'altra. C'è chi magari avverte dolore e non riesce portare a termine l'atto, chi ha paura di mostrarsi perché sul suo corpo sono presenti cicatrici, chi è disabile, chi risente ancora degli effetti della terapia contro un tumore che inibiscono l'erezione o provocano secchezza vaginale e dispareunia. Le avvertiamo come imperfezioni, pesi che dobbiamo sopportare in silenzio, perché ci sono ben altre priorità di cui occuparsi. E invece il benessere sessuale è un diritto, a tutti gli effetti. Quando manca, vacilla il rapporto che abbiamo con noi stessi e con il partner. Insomma, è una questione fondamentale, non un optional.

I problemi che viviamo si possono superare. Ma il primo passo è parlarne. "In Italia, la sessuofobia è una questione che riguarda l'intera società – prosegue Silvia. – La sessualità non viene riconosciuta come bisogno primario e come diritto. A partire da questa paura si sviluppano una serie di pregiudizi e di tabù, perché tutto quello che non si vuole conoscere diventa qualcosa da temere. Quando si pensa al sesso, poi, la prima cosa che viene in mente è la prevenzione. E quindi figure come quelle di ginecologi o andrologi. È giusto, ma bisogna ricordare che non esiste solo quell'aspetto. C'è anche la realizzazione di un individuo, il suo benessere psicofisico e quindi quello dell'intera società, che è composta da persone".

"Dalla paura nascono una serie di tabù, perché quello che non si vuole conoscere diventa qualcosa da temere"

Le due fondatrici di Amami giocando sono partite da loro stesse, dalle loro esperienze personali, come quella di un tumore al seno per Silvia. Si sono chieste quali supporti servissero per chi stava affrontando difficoltà simili. Hanno girato l'Italia, incontrato tante persone, ascoltato diverse esperienze. Per poi tornare a Bari e avviare il progetto. "Ci siamo rese conto che, soprattutto al Sud, mancava un centro integrato di sessuologia, dove la persona potesse sentirsi accolta e ricevere informazioni. Dove si potesse fare educazione alla sessualità e parlare di diritti. Allora abbiamo pensato che, se non c'era, l'avremmo creato noi", ricorda Silvia.

E così hanno fatto. Amami Giocando è nato in piena pandemia, ma non hanno rinunciato a fare rete con le altre associazioni del territorio, organizzando incontri e momenti di confronto online. "Abbiamo parlato con persone con disabilità e anche con le loro famiglie. – racconta Antonella. – In un primo momento erano tante quelle che si rifiutavano di affrontare questi argomenti, ma leggevamo comunque la curiosità nei loro occhi. Magari erano disperate di fronte a determinate situazioni. Una volta alcuni genitori di ragazzi autistici ci hanno risposto: ‘Ok, però basta parlare, vogliamo delle soluzioni concrete'".

Le soluzioni che vengono offerte oggi sono forse più pesanti del problema stesso. Se una donna ha difficoltà nell'atto della penetrazione, le vengono consigliati dilatatori vaginali. Di fatto, tubicini di grandezza crescente, dal design del tutto anonimo e dai colori ospedalieri. Ti senti malata. Perché allora non affrontare il disturbo in modo più divertente? Perché non usare veri sex toys? "Soprattutto in Italia, vengono visti come oggetti da acquistare di nascosto – spiega Antonella. – Generano insicurezza, soprattutto nel genere maschile. Ti viene chiesto se hai dei problemi, se ti serve aiuto, se il tuo partner da solo non basta. Invece possono essere di supporto, soprattutto in certe situazioni o a determinate categorie. Possiamo scegliere tra un oggetto triste oppure uno con un'impugnatura pratica, materiali leggeri, design pazzesco. Se è più semplice e divertente da usare, lo fai con più piacere".

È il 2021. Ci sentiamo aperti, moderni, vissuti. Invece ci sono ancora tanti argomenti che continuiamo a nascondere sotto il tappeto, che giudichiamo troppo "intimi" per poterne parlare apertamente. Così, c'è chi si sente solo e non sa dove cercare aiuto. Amami giocando è una risposta proprio a lui.