Scuole chiuse e didattica a distanza impossibile nei Paesi meno sviluppati: intervista a Anna Maria Errera, volontaria Opam

Oggi è la Giornata internazionale dell’alfabetizzazione. A pochi giorni dalla ripartenza della nostra scuola, in altre parti del mondo la situazione è decisamente più critica. Paesi dove l’analfabetismo è un problema diffuso, dove la didattica a distanza non è possibile per problemi di elettricità e scarsa connessione a internet, dove mancano gli insegnanti, dove i bambini rischiano di andare a lavorare per sostenere economicamente la famiglia.
Gaia Cortese 8 settembre 2020

Il conto alla rovescia per la ripartenza della scuola ormai è agli sgoccioli. Tra banchi con o senza le rotelle, termometri per misurare la temperatura agli studenti all'ingresso e metri per misurare la distanza tra le postazioni in classe, in qualche modo la scuola riaprirà i battenti. Almeno nei Paesi dove l'alfabetizzazione può dire di aver raggiunto un livello soddisfacente. Non si può dire lo stesso per altre realtà, che si concentrano soprattutto nel Sud del mondo e dove la pandemia dovuta al Covid-19 ha messo ancora più in discussione non solo presente e futuro delle nuove generazioni, ma anche di interi Paesi.

Oggi, nella Giornata internazionale dell'alfabetizzazione, abbiamo voluto rivolgere qualche domande a una volontaria storica dell'Opera di Promozione dell'Alfabetizzazione nel Mondo, Anna Maria Errera, per avere una prospettiva più ampia del problema che rappresenta l'analfabetismo nel mondo e per imparare a vedere un po' oltre i problemi dietro cui ci arrovelliamo per la ripresa dalla nostra scuola.

Quali sono oggi i livelli di alfabetizzazione nel mondo?

Gli analfabeti adulti nel mondo sono circa 750 milioni. Il 60% sono donne. Dagli ultimi dati disponibili circa 264 milioni di bambini e giovani non frequentano la scuola: 61 milioni sono in età di scuola primaria, 62 milioni di in età di scuola secondaria di I° grado e 141 milioni di giovani in età di scuola superiore. Le cifre sono sicuramente sottostimate se si tiene conto che è ancora estremamente elevato il numero di persone che non compaiono in alcun registro anagrafico.

Qual è la ricaduta sociale di questa piaga?

È  l’instaurarsi del circolo vizioso povertà-analfabetismo-povertà con drammatiche ripercussioni sul piano individuale e sociale. Un analfabeta resta ai margini della società, più facilmente è vittima di sfruttamento, di malattie prevenibili attraverso semplici norme igieniche ed è prigioniero della superstizione. È incapace di sfruttare al meglio le risorse di cui dispone. Un Paese in cui il numero di analfabeti è elevato dipenderà sempre da aiuti esterni per rispondere ai bisogni di risorse umane e materiali per la sopravvivenza della sua popolazione; sarà sempre facile preda di chi vuole accaparrarsi le sue risorse naturali e vittima di ogni forma di sfruttamento, violenza e guerre.

Filippine

Come Opera di Promozione dell'Alfabetizzazione nel Mondo, quali sono attualmente i progetti avviati per ridurre l’analfabetismo?

L’OPAM è stata la prima associazione in Italia a fare della lotta all’analfabetismo e del riconoscimento del diritto all’istruzione gli strumenti privilegiati per sconfiggere la povertà, promuovere la dignità di ogni uomo, favorire l'autosviluppo dei Paesi del Sud del Mondo e uno sviluppo sostenibile per tutti. Don Carlo Muratore, il suo fondatore, nei 15 anni di missione in Venezuela aveva compreso che cercare di sconfiggere la povertà solo donando cose (cibo, farmaci, vestiti…) non faceva altro che aggravare le condizioni di miseria e dipendenza e creare così nuove forme di colonialismo.

Dal 1972 l’OPAM ha sostenuto oltre 4mila progetti. Ogni progetto è realizzato senza invio di personale cooperante, ma attraverso un rapporto di stretta collaborazione fra l’OPAM e le comunità locali, sia per ridurre i costi di gestione sia perché il coinvolgimento delle popolazioni locali è garanzia di auto-sostenibilità del progetto stesso nel tempo.

I progetti riguardano la costruzione di scuole, la fornitura di arredi e materiale scolastico, la realizzazione di corsi di alfabetizzazione e di formazione al lavoro per giovani adulti e soprattutto per le donne. L’OPAM inoltre sostiene “scuole-ponte” per il recupero e l’inserimento scolastico di bambini di strada, ex bambini soldato e minori lavoratori. Attraverso le adozioni scolastiche garantisce ogni anno a migliaia di bambini e ragazzi la possibilità di frequentare la scuola e sperare così in un futuro diverso.

Un progetto che ci sta particolarmente a cuore è il sostegno scolastico alla formazione di infermieri A2 (diploma di scuola secondaria) e di ostetriche in due territori in piena foresta nella Repubblica Democratica del Congo in cui, prima dell’intervento dell’OPAM, esistevano solo pochi infermieri e ostetriche auto-formati.

L’OPAM è impegnata inoltre ad assicurare una formazione di qualità garantendo un numero adeguato di insegnanti qualificati attraverso la campagna “Adotta un insegnante”. Gli insegnanti rappresentano la ricchezza più grande di un popolo e il loro sostegno è garanzia di futuro per un Paese.

Repubblica Centro–africana

Cosa significa adottare un insegnante?

Significa contribuire con una donazione annua di 180 euro ad incrementare un fondo destinato ai progetti rivolti a garantire uno stipendio dignitoso agli insegnanti e a contribuire al loro aggiornamento. In questo modo si cerca di assicurare la presenza di un insegnante qualificato e la sopravvivenza di una scuola, in molte realtà nelle quali gli insegnanti non sono retribuiti, perché né lo stato né le famiglie sono in grado di sostenere i costi del loro stipendio.

Qual è la condizione delle scuole nel Sud del Mondo?

Sono ancora estremamente insufficienti per accogliere tutti e la maggior parte di quelle esistenti, specialmente nelle aree rurali, sono scuole senza aule in cui le lezioni si svolgono all’ombra di un albero o in capanne di rami e fango. Gli edifici in muratura spesso sono fatiscenti costruzioni del periodo coloniale. Molti bambini devono percorrere lunghe distanze ogni giorno per raggiungere le scuole (anche 8-10 Km) in condizioni difficili e rischiose e questo penalizza i più piccoli e le bambine. Inoltre, nella stagione delle piogge è praticamente impossibile garantire una continuità didattica.

Le aule sono spesso sprovviste di banchi, libri e materiale didattico sono un lusso che pochi possono permettersi. Poiché anche i costi degli insegnanti sono in gran parte sostenuti dalle famiglie il risultato è la presenza di classi sovraffollate (anche 120 alunni per classe) o il ricorso a insegnanti privi di qualifica con la conseguenza che molti bambini, formalmente scolarizzati, terminano il ciclo primario sapendo a malapena leggere e scrivere come un bambino di prima elementare.

Quali sono le priorità da affrontare oggi?

La pandemia di Covid-19 ha determinato la chiusura delle scuole per oltre un miliardo di studenti in 160 Paesi. Questa, che il segretario generale dell’ONU, Antonio Guterrez, ha definito una “catastrofe generazionale”, rischia di avere conseguenze irreparabili nei Paesi del Sud del Mondo dove la didattica a distanza è impossibile per mancanza di elettricità, connessione internet, computer e competenze informatiche.

Ai molti bambini di questi Paesi, che non sono mai andati a scuola, si aggiungeranno tutti quelli che, dopo la chiusura determinata dalla pandemia, sono tornati sulla strada o hanno cominciato a lavorare per aiutare la famiglia a sopravvivere.

Per tutti questi bambini è urgente riaprire al più presto le scuole. Costruire e arredare nuove aule, sostenere con le adozioni scolastiche intere classi, assicurare gli stipendi agli insegnanti, dotare le scuole di acqua e servizi igienici adeguati, formare “maestri di strada” per il recupero educativo e scolastico dei bambini di strada nelle periferie urbane del Sud del Mondo. Queste sono le vere emergenze alle quali stiamo cercando di rispondere.

Lì dove, come nelle Filippine, non è ancora prevista la riapertura delle scuole, stiamo cercando di organizzare una formazione a distanza per via telematica, dove è possibile, o in alternativa, con la distribuzione di materiale didattico e registrazioni di video-lezioni. Ogni piccolo aiuto in questo momento è davvero una goccia di speranza per il presente e il futuro di intere popolazioni.