Ecovillaggi: scopriamo di cosa si tratta e quante sono le comunità utopiche in Italia

Sono migliaia in tutto il mondo, e centinaia solo in Italia. Si tratta di luoghi in cui le parole chiave sono sostenibilità e condivisione. Ecco cosa sono i villaggi ecologici e quali sono le loro caratteristiche.
Sara Del Dot 17 Ottobre 2018

Immagina di allontanarti per un periodo o addirittura per sempre dal caos della metropoli e di cominciare una vita diversa, più semplice, immersa nella natura, in compagnia di tante altre persone con i tuoi stessi valori e convinzioni. Immagina di  condividere davvero il tuo tempo, di mettere in pratica le tue competenze al servizio di una comunità di persone in cui ciascuno dà quello che può senza chiedere nulla in cambio. Immagina di non essere più costretto a compare cibo, acqua, beni di prima necessità, perché tutto ciò di cui hai bisogno lo produci da solo.

È vero, sembra una vera e propria utopia. Ma al mondo ci sono migliaia di persone che hanno scelto di vivere in modo diverso, lontano dalla società contemporanea, in luoghi immersi nella natura in cui stare insieme senza la pressione che la vita urbana impone, luoghi chiamati ecovillaggi. Pensi che stia parlando di qualcosa di estremamente lontano da te e dal tuo modo di vivere? Sappi che potrebbe essercene uno ad appena qualche chilometro da casa tua. Fossi in te, andrei a darci un’occhiata.

Cos’è un ecovillaggio

La realtà dell’ecovillaggio si potrebbe definire con l’espressione comunità sostenibile. Si tratta di un gruppo di persone che scelgono di vivere “a misura d’uomo”, fuori dai canoni della società contemporanea, seguendo uno stile di vita comunitario, basato sulla condivisione e sulla partecipazione, in totale armonia con la natura, forte di tempi e spazi totalmente diversi da quelli dell’ambiente urbano. Gli ecovillaggi sono tantissimi e tutti diversi, ma presentano anche numerose caratteristiche comuni, che rendono ogni specifica realtà parte di qualcosa di più grande. Sono infatti attive diverse reti che raccolgono e mettono in comunicazione i villaggi di tutto il mondo, come il Global Ecovillage Network (Gen) o la Rete Italiana Villaggi Ecologici (Rive).

Tutte le realtà identificate come ecovillaggi, impostano la propria gestione su principi di sostenibilità e, soprattutto, sulla condivisione: condivisione di stili di vita, idee, valori, competenze e, talvolta, anche denaro. Capita infatti che i membri di una comunità mettano il proprio stipendio a disposizione degli altri, portando avanti l’idea di voler crescere e migliorare insieme. Negli ecovillaggi, inoltre, si tende all’autosufficienza, a una vita che possa iniziare e concludersi all’interno della comunità, sfruttando i doni offerti dalla natura, senza dipendere da realtà esterne, e tutto in totale armonia con l’ambiente circostante. Alimenti e beni di consumo vengono prodotti con tecniche che non possano in alcun modo danneggiare l’ecosistema, e allo stesso modo avviene la costruzione delle abitazioni. Inoltre, vivendo nella comunità si finisce per esserne parte attiva, quindi si partecipa alle decisioni che la riguardano, così come alle celebrazioni e ai rituali.

Nascita degli ecovillaggi contemporanei

Le comunità ecologiche hanno radici ben più antiche delle città in cui attualmente viviamo. Ma per quanto riguarda l’epoca contemporanea, si può far risalire la loro nascita al 1971, quando un docente di inglese e semantica di San Francisco, Stephen Gaskin, acquistò grazie una colletta comune 850 ettari di terreno in Tennessee e diede vita a The Farm, la comunità in cui sarebbe stato possibile vivere secondo gli ideali hyppie che lui stesso appoggiava fermamente durante le sue lezioni. In pratica, il primo ecovillaggio contemporaneo al mondo. Partita da 250 abitanti, nel corso degli anni ’80 The Farm arrivò a ospitare fino a 1.500 persone. La comunità sviluppò un proprio metodo decisionale, mise in campo iniziative, corsi e laboratori di vario genere, aiutò attivamente popolazioni colpite da disastri ambientali o crisi umanitarie. E così tante altre dopo di lei.

Il termine ecovillaggio è però stato introdotto per la prima volta nel 1991 da Robert e Diane Gillman nel libro Eco-Villages and Sustainable Communities, e da quel momento indica genericamente tutte le realtà con queste caratteristiche.

Ecovillaggi nel mondo

In tutto il mondo esistono migliaia di comunità ecologiche grandi e piccole. Solo alla rete Gen se ne sono registrate circa 900, ma ce ne sono tante altri che non fanno parte del network. Si stima infatti che solo in America siano presenti almeno duemila comunità, di cui il 90% concentrato negli Stati Uniti. Ma sono presenti comunità anche in Australia, India, Sri Lanka, Marocco.

In Europa ce ne sono più di cento: da Christiania, la città libera di Copenhagen attiva dal 1971, in cui vivono circa 800 persone tra cui 150 bambini, alla Findhorn Foundation in Gran Bretagna, alla tedesca Lebengarden con i suoi 109 residenti stabili, fino addirittura all’ecovillaggio siberiano Tiberkul, che conta 5000 famiglie distribuite in 50 villaggi nella Taiga, ciascuna con la propria casetta e il proprio orto. Le esperienze sono le più disparate, e le pratiche di vita variano da villaggio a villaggio. La cosa certa, è che in tutti questi luoghi la parola d’ordine è condivisione.

Ecovillaggi in italia

In Italia, la maggior parte degli ecovillaggi fa parte del Rive, a cui possono iscriversi tutte le comunità riconosciute come tali. Di seguito, ecco un breve elenco di alcuni ecovillaggi presenti in Italia:

  • Damanhur. Situata a Baldissero Canavese, in provincia di Torino, Damanhur è una federazione di comunità spirituali fondata negli anni Settanta. Ha 850 abitanti e un’impostazione politico-istituzionale ben strutturata. Al suo interno si parlando tante lingue e si sperimentano metodi di vita e di connessione tra i popoli. Punta all’autosufficienza economica e di risorse. Ogni anno vi si recano migliaia di visitatori e studiosi, incuriositi dall’efficacia della gestione di questa comunità.
  • Lumen. Fondata nel 1992 in una cascina a San Pietro in Ferro, provincia di Piacenza, Lumen è una comunità internazionale che conta una sessantina di abitanti, tutti spinti da ideali di pace, serenità e salute sia del fisico sia delle relazioni umane.
  • Granara. Il villaggio ecologico di Granara si trova sull’Appennino parmense, e mette in pratica una serie di attività artistiche, educative e spirituali per sperimentare continuamente nuove forme di relazioni sociali e interpersonali e di interazione con la natura. I suoi processi decisionali si basano sul metodo del consenso per raggiungere soluzioni condivise.
  • Popolo degli Elfi. Forse l’esperimento più particolare di ecovillaggio in Italia, il Popolo degli Elfi si trova a Sambuca Pistoiese ed è nato nel 1980 a partire dall’occupazione di vecchi ruderi da parte di alcune persone che hanno restituito la vita a un luogo pressoché morto. Attualmente il villaggio è formato da quattro piccoli villaggi piuttosto distanti l’uno dall’altro, e da altri nuclei abitativi raggiungibili solo a piedi. Il cibo viene coltivato e spartito, c’è una cassa comune per le spese di tutti e sono previste diverse feste e celebrazioni in occasioni specifiche come il raccolto. Al momento la comunità conta circa 150 abitanti.
  • Utopiaggia. Nata nel 1982 a Montegabbione, in provincia di Terni, Utopiaggia è la comune più antica d’Italia, inizialmente a matrice anarchica e composta da soli tedeschi. I suoi spazi sono una villa e due case coloniche, e al momento conta circa 19 abitanti.
  • Giardino della Gioia. In mezzo al parco nazionale del Gargano, l’ecovillaggio Giardino della Gioia, nato nel 2010 ed immerso in un enorme uliveto, dove si pratica la cura delle piante e della natura, il rispetto degli stili di vita e dei tempi biologici di tutti gli esseri viventi presenti nel villaggio. Gli abitanti aspirano alla totale autosufficienza energetica e alimentare, oltre a una cura costante e completa sia del corpo sia della mente.