Forno a microonde: l’impatto ambientale della scatola che scalda il cibo a tempo record

Milioni di famiglie ne possiedono uno, ma pochi sanno quale sia il suo impatto ambientale, dalla sua costruzione fino allo smaltimento quando diventa rifiuto. Eppure il microonde andrebbe usato con parsimonia. E non per motivi di salute (cosa che in molti ancora credono).
Rubrica a cura di Sara Del Dot
21 ottobre 2019

Da quando ha iniziato ad approdare nelle cucine di tutto il mondo è complicato riuscire a farne a meno. Il forno a microonde ha segnato la svolta del pasto veloce, la possibilità di scaldare il cibo in ufficio, ha trasformato in realtà il sogno di tutte le persone che odiano aspettare quegli interminabili minuti che si frappongono tra il buco nello stomaco e il piatto ancora da scongelare. Eppure, per quanto abbia rappresentato (e tuttora rappresenti) un ottimo modo per ottimizzare i tempi e la salvezza di chi si porta il pranzo al lavoro o in università, anche il microonde ha i suoi svantaggi, soprattutto dal punto di vista ambientale.

Dalla nascita del radar a microonde per uso bellico fino all’impiego di queste radiazioni in campo alimentare, a partire dagli anni ’40 il microonde si è trasformato in un oggetto indispensabile nella cucina di moltissime famiglie. Eppure avresti mai immaginato che quella scatoletta che ti guarda ogni giorno dal mobile della cucina potrebbe essere un vero nemico del Pianeta?

Come funziona il microonde?

Forse sai come usarlo per scaldarti velocemente il cibo ma non hai idea di come ciò accada. Ti sembrerà assurdo ma è tutta una questione di molecole, o meglio, dalla loro interazione con i campi elettromagnetici. In pratica, quello che succede all’interno della magica scatola che riduce i tempi di cottura come se fosse una magia, consiste nello sprigionamento di radiazioni a una frequenza di 2,45 GHz. Queste radiazioni sprigionate tra le pareti metalliche agitano le molecole di acqua, grassi e carboidrati che sfregano tra loro generando calore e quindi riscaldando l’alimento in questione. A differenza dei forni tradizionali, elettrici o a gas, in cui il riscaldamento avviene per irraggiamento e conduzione, nei microonde a scaldarsi è solitamente prima la parte interna, quella più ricca di liquidi che, a differenza di quella esterna che solitamente è più asciutta, assorbe meglio le radiazioni a microonde. Le pareti metalliche del contenitore poi fanno ribalzare le onde elettromagnetiche nello spazio fino a che non vengono completamente assorbite e il cibo nel frattempo si è preparato.

Credenze e falsi miti su questo ormai diffusissimo elettrodomestico si sono sprecate, nel corso dei decenni. Si è detto che fosse cancerogeno, dannoso per la salute, che togliesse proprietà nutrizionali agli alimenti… convinzioni che spesso si sono rivelate infondate. Eppure il microonde un impatto ce l’ha, almeno sull’ambiente. Scopriamolo insieme.

Microonde e ambiente

Sicuramente starai pensando che l’impatto di questo elettrodomestico sull’ambiente riguardi le onde elettromagnetiche che emette. Invece, ancora una volta, il problema principale sono le emissioni. O almeno, così è risultato da una ricerca condotta dall’Università di Manchester pubblicata nel 2018, che ha preso in considerazione il ciclo di vita del microonde dalla sua nascita, passando per il suo utilizzo fino allo smaltimento del rifiuto.

Come ho già anticipato, il dato principale emerso da questa ricerca sono le emissioni di CO2, che avvengono al momento dell’utilizzo ma anche (e qui sta la nota dolente) mentre il microonde è tenuto in stand by. Vuoi sapere l’impatto esatto? Solo i microonde europei, che sono circa 131 milioni, producono circa 7,7 tonnellate di CO2 ogni anno.

Ma la produzione di sostanze inquinanti deriva anche dai processi di realizzazione e di smaltimento. Sempre secondo la ricerca in questione, infatti, sembra che in totale i microonde europei consumino ogni anno circa 9.4 terawatt/ora di elettricità, l’equivalente della produzione annua di tre grandi centrali a gas. Inoltre, in media un microonde consuma 573 kilowatt/ora di elettricità nel corso della sua vita di circa 8 anni. Un effetto che equivale a lasciare accesa costantemente una lampadina al Led per nove anni di seguito.

E i rifiuti? Con il passare degli anni questo tipo di oggetti hanno iniziato a costare sempre di meno, consentendoci di acquistarne di nuovi ogni volta che ne abbiamo bisogno. Così, alla prima rottura puoi portare il tuo microonde in discarica e acquistarne un altro a un prezzo sempre più basso. Molto comodo, certo, ma cosa comporta questa inclinazione allo spreco? Sempre secondo la ricerca, in Europa solo nel 2015 oltre 184.000 tonnellate di rifiuti elettronici derivavano dai microonde. Riciclando questi elettrodomestici, lo spreco si ridurrebbe notevolmente. Ad esempio, se riciclassi il tuo forno a microonde senza destinarlo direttamente in discarica potresti risparmiare 334 kilowatt/ora al processo di estrazione delle materie prime e risparmieresti tantissima CO2 all’atmosfera del Pianeta. Perché vivere nell’era del “tutto e subito” non significa che a ogni cosa che butti via non segua una conseguenza.

Questo articolo fa parte della rubrica
Sono nata e cresciuta a Trento, a due passi dalle montagne. Tra mille altre cose, ho fatto lunghe passeggiate nel bosco altro…