Gino Bartali e Fausto Coppi: amici e rivali su due ruote

Difficile sentire parlare di Fausto Coppi, senza sentir nominare anche Gino Bartali e viceversa. I due campioni del ciclismo degli anni del dopoguerra sono stati rivali tappa dopo tappa, ma sempre rispettosi l’uno dell’altro. Un esempio di fair play di cui spesso si sente la mancanza ai giorni nostri, nello sport e nella vita.
Rubrica a cura di Gaia Cortese
4 settembre 2019

4 luglio 1952, Tour de France, tappa Losanna-Alpe d'Huez. Sul passo del Galibier Fausto Coppi e Gino Bartali si passano una bottiglia d'acqua, probabilmente una Perrier. Quel passaggio da una mano all’altra della bottiglia d’acqua viene immortalato dal fotografo milanese de La Gazzetta dello Sport, Carlo Martini, e sarà destinato a diventare uno scatto simbolico, simbolo di una rivalità sportiva piena di rispetto, simbolo di un fair play (sempre più raro oggigiorno) che negli anni ha permesso ai due campioni di distinguersi per come erano rivali nello sport, ma in buoni rapporti fuori dalle competizioni su due ruote.

La verità sullo scatto è sempre stata avvolta dal mistero e per anni è stata fonte di discussioni e ipotesi: ancora oggi non è stato possibile capire chi dei due stesse passando la bottiglia al rivale. Fausto Coppi scomparve pochi anni dopo (2 gennaio 1960), Bartali fra risate e mezze verità non ha mai svelato il mistero e Martini, morto nel ‘68 e a cui vent'anni dopo fu assegnato postumo il Premio Fotocronista Sportivo dell’anno, non volle mai chiarire come stessero veramente le cose.

Storia di una sana rivalità

Gino Bartali vincitore per la seconda e ultima volta del Tour de France nel ’48.

Quello che è certo è che la rivalità di Coppi e Bartali nel secondo dopoguerra è stato uno degli argomenti più vivaci tra sportivi e appassionati. Per oltre un decennio le vicende dei due campioni sono state raccontate, mitizzate e commentate dalla cronache sportive e mondane del Paese, e hanno aiutato a rendere il ciclismo uno sport di massa al centro dell’attenzione dei mass media.

Il bene si fa, ma non si dice. E certe medaglie si appendono all'anima, non alla giacca

Gino Bartali

Oltretutto, all’epoca la rivalità dei ciclisti era vista come una metafora della divisione politica: da una parte il movimento laico impersonato da Coppi e dall’altra quello di influenza cattolica di Bartali. Coppi era definito comunista, mentre Bartali democristiano. In verità c’era poco di vero e concreto in questa suddivisione di tipo politico e i due campioni nelle vesti di Peppone e Don Camillo, non erano troppo calzanti.

Quando tutto ebbe inizio

La rivalità tra i due ha inizio nel 1940, anno in cui entrambi corrono per la squadra Legnano. Bartali già campione, Coppi semplice gregario, ma sulla carta molto promettente. Durante una tappa, Bartali si attarda a causa di una caduta e, mentre gli altri gregari si fermano per soccorrerlo, Coppi viene invitato a proseguire verso il traguardo per mantenere la buona posizione in classifica conquistata fino a quel momento. Coppi vince la tappa e Bartali si complimenta con lui, non immaginando neppure che da lì a poco Coppi diventerà la punta della squadra.

Coppi si riposa dopo aver conquistato la maglia gialla nella tappa da Losanna in Svizzera all’alpe d’Huez, sul passo del Galibier.

Bartali dubita delle capacità di Coppi in salita e all’arrivo sulle Alpi il suo pensiero si rivela corretto: Coppi viene colpito dai crampi e vuole ritirarsi, ma è proprio Bartali a rinfrescarlo con della neve, a spronarlo con due parole e a convincerlo a proseguire.

Fausto era nella camera ardente. Arrivò Bartali. Pianse e pregò. Il grande duello era finito per sempre.

Candido Cannavò

Eppure nel '48 i due ciclisti vengono anche sanzionati dalla Federazione con due mesi di squalifica (poi ridotti solo a uno) per il comportamento fortemente antisportivo dimostrato al mondiale di ciclismo, quando invece di correre insieme per la Nazionale, non fanno che controllarsi a vicenda tutta la gara come due avversari. I due campioni erano destinati a confrontarsi in una sfida continua, pur correndo per la stessa bandiera.

Diversi, ma rispettosi

Solare, schietto, amante del buon vino e del buon cibo Bartali. Tormentato, attento all’alimentazione e scientifico nella sua preparazione fisica Coppi. Erano due uomini fondamentalmente diversi, ma uniti dalla stessa passione per il ciclismo, uno sport che su certe salite ti sfinisce e mette a dura prova la tua forza e la tua determinazione. Diceva Fausto Coppi: "Per un corridore il momento più esaltante non è quando si taglia il traguardo da vincitori. È invece quello della decisione, di quando si decide di scattare, di quando si decide di andare avanti e continuare anche se il traguardo è lontano". E poi c'era il grande rispetto. Quello non è mai mancato, solo una sana rivalità sportiva.

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