Il ramipril: quando si assume e che effetti collaterali può avere

Il ramipril è un farmaco appartiene alla famiglia degli ACE-inibitori, ossia i farmaci inibenti l’enzima di conversione dell’angiotensina. Questo è un passaggio fondamentale nella regolazione della pressione del sangue nel nostro organismo. Bloccando questo enzima si riesce a ridurre la pressione ematica.
Dott.ssa Chiara Speroni Dottoressa in Farmacia
13 Gennaio 2021 * ultima modifica il 13/01/2021

Il ramipril è un farmaco appartenente alla famiglia degli ACE-inibitori. Puoi dedurre dal nome che siano farmaci in grado di inibire qualcosa.. ma che cosa in particolare? Andiamo a scoprirlo. ACE è l’acronimo di enzima convertente l’agiotensina. È un enzima importante nel controllo della regolazione della pressione del sangue. Prima di tutto devi sapere che la regolazione della pressione coinvolge diversi meccanismi di controllo. Vediamo come funziona il meccanismo su cui interviene il ramipril.

Diversi stimoli, tra cui la stimolazione nervosa, una diminuzione della concentrazione di sodio nel sangue, od un aumento nel tubolo distale del rene, sono in grado di stimolare il rilascio di renina dal rene. La renina agisce sull’angiotensinogeno, trasformandolo in angiotensina I. L’angiotensina I viene convertita dall’enzima convertente l’angiotensina (ACE) in angiotensina II a livello delle ghiandole surrenali. Questo è il sito d’azione dei nostri ACE-Inibitori. L’angitensina II ha azione vasocostrittrice e sodio ritentiva. Capisci dunque che bloccandone la produzione siamo in grado di far diminuire la pressione ematica agendo su quelle che sono l’inibizione delle resistenze vascolari periferiche e la secrezione di aldosterone (in grado di aumentare la ritenzione di acqua e sodio).

A cosa serve?

Gli ACE-I e quindi il ramipril sono utilizzati per trattare:

  • Ipertensione
  • Insufficienza cardiaca
  • Infarto del miocardio soprattutto in presenza di disfunzione ventricolare
  • In persone ad alto rischio di malattie ischemiche cardiache
  • Nefropatia diabetica
  • Insufficienza renale cronica, per prevenirne la progressione

Come si assume?

Il ramipril è presente in commercio a diversi dosaggi ed associazioni con altri principi attivi. È un farmaco assunto per via orale, indipendentemente dall’assunzione del pasto. Importante è invece l’orario di assunzione, deve essere sempre lo stesso. Devi sapere che quando è assunto, il ramipril, è inattivo. Viene attivato mediante meccanismo enzimatico una volta assorbito, ed in questo modo potrà svolgere la sua funzione farmacologica. Il picco massimo di concentrazione sarà raggiunto in 3-4 ore.

Da solo, è presente in commercio coi seguenti dosaggi: 2,5 mg, 5 mg, e 10 mg. Sarà poi il medico a valutare eventuali dosaggi in base alle tue necessità. Abbiamo detto che può essere presente anche in associazione ad altri attivi, tra questi ricordiamo: idroclortiazide (2,5 mg+ 12,5 mg), amlodipina (5 mg+ 5 mg; 5 mg +10 mg; 10 mg + 5 mg; 10 mg +10 mg) e piretanide (5 mg + 6 mg). A seconda della tua condizione, eventuali altre patologie croniche sarà il medico a decidere quale possa essere la cura più adeguata alla tua situazione. Ricordati sempre di riferire al medico gli eventuali altri farmaci che assumi regolarmente.

Sai, il ramipril ed altri ACE-I sono metabolizzati dal rene, motivo per cui, in pazienti con insufficienza renale le dosi di questi farmaci sono adeguate alla condizione generale.

Gli effetti indesiderati

Gli effetti indesiderati più comuni sono:

  • Ipotensione seguente a prima somministrazione e nei pazienti con insufficienza cardiaca in trattamento con i diuretici dell’ansa nei quali il sistema renina-angiotensina è fortemente attivato
  • Tosse secca probabilmente derivante da accumulo da bradichinina e spesso accompagnata da angioedema e dispnea
  • Angioedema anche lui derivante da accumulo di bradichininaInsufficienza renale acuta
  • Iperkaliemia
  • Perdita di appetito
  • Secchezza delle fauci
  • Reazioni cutanee
  • Depressione e/o ansia
  • Impotenza
  • Perdita della libido
  • Alopecia

In gravidanza

Abbiamo più volte detto come questo periodo della vita di una donna sia molto delicato. Durante il secondo e terzo trimestre di gravidanza, l’utilizzo di ramipril è controindicato a causa dell’aumento del rischio di ipotensione fetale, anuria, insufficienza renale, e spesso associati a malformazioni fetali o morte. Come in ogni caso, sarà la ginecologa a valutare l’effettiva necessità del farmaco in questo periodo.

Le interazioni con gli altri farmaci

Il ramipril è in grado di interagire con:

  • alcol: aumento dell'effetto ipotensivo
  • allopurinolo: aumento della tossicità
  • anestetici: aumento dell'effetto ipotensivo
  • ansiolitici ed ipnotici: aumento dell'effetto ipotensivo
  • antiacidi: riduzione dell'assorbimento del ramipril
  • anticoagulanti: aumento del rischio di iperkaliemia con eparina
  • antidepressivi: aumento effetto ipotensivo con gli IMAO
  • antidiabetici: aumento effetto ipoglicemizzante di insulina, metformina, sulfoniulree
  • antipsicotici: aumento dell'effetto ipotensivo
  • betabloccanti e calcio antagonisti: aumento dell'effetto ipotensivo
  • corticosteroidi: antagonizzato l'effetto ipotensivo
  • diuretici: aumento dell'effetto ipotensivo ed aumento del rischio di iperkaliemia grave
  • dopaminergici: aumento effetto ipotensivo con levodopa
  • estrogeni: antagonismo effetto ipotensivo
  • litio: aumento tossicità del litio
  • nitrati: aumento dell'effetto ipotensivo
  • sali di potassio: aumento del rischio di iperkaliemia grave

Fonti| Katzung- Farmacologia Generale e Clinica; AIFA – Guida all'uso dei farmaci

Laureata in Farmacia presso la facoltà di Scienze del Farmaco dell’Università degli Studi di Milano. Tesi svolta presso il laboratorio di altro…
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