La caffeina protegge dal melanoma: secondo l’Iss è il nuovo potenziale alleato contro il tumore della pelle

I suoi effetti protettivi contro i tumori era già nota da tempo. Ora però i ricercatori dell’Istituto Superiore di Sanità hanno scoperto che un particolare enzima della caffeina, la tirosinasi, sarebbe in grado di favorire la produzione di melanina e di contrastare la crescita di cellule cancerose che favoriscono la resistenza ai farmaci.
Kevin Ben Alì Zinati 17 Giugno 2021
* ultima modifica il 17/06/2021

Bevilo, che fa bene. Chi ti dice che il caffè aiuterà il tuo organismo, ha ragione. La caffeina infatti sembra avere davvero un effetto protettivo contro la crescita delle cellule di melanoma.

La scienza già da tempo sapeva che questa sostanza è in grado di contrastare l’avanzata di alcuni tipi di tumori ma prima dello studio di un gruppo di ricercatori dell’Istituto Superiore di Sanità non vi erano certezze sui segreti di questi meccanismi protettivi.

In collaborazione con i colleghi di due IRCCS (l’IDI di Roma e il Neuromed di Pozzilli) e di due università italiane (l’Università di Ferrara e l’Università di Roma “Tor Vergata”) gli scienziati ora hanno però dimostrato il ruolo fondamentale giocato da un particolare enzima, la tirosinasi.

Si tratta di una proteina nota per la sua funzione chiave nella sintesi della melanina e che, come hanno descritto nello studio pubblicato sulla rivista internazionale Molecules, svolgerebbe anche un’azione protettiva mirata contro gli effetti del danno generato dai raggi UV e anche un’importante funzione di immunomodulazione.

I risultati ottenuti avrebbero dimostrato, infatti, la tirosinasi è in grado di promuovere e favorire la produzione di melanina che, come sai, viene prodotta dai melanociti, ovvero le cellule da cui si origina il melanoma.

In più, questa proteina della caffeina si sarebbe dimostrata in grado di ridurre la crescita delle “melanoma initiating cells”: si tratta di cellule con caratteristiche di staminalità, tra le quali la capacità di resistere ai farmaci e di generare la recidiva di un tumore.

I ricercatori hanno hanno scoperto che l’esposizione, in coltura, alla caffeina di molecole di segnale come IL-1β, IP-10, MIP-1α, MIP-1β e RANTES (che potrebbero quindi favorire la progressione del tumore) ne avrebbe anche ridotto la produzione.

Come sai, tutti i farmaci hanno dei potenziali effetti collaterali, compresa la caffeina. È vero, ma i risultati dello studio dell’Iss aprono nuove potenziali strade nell’ambito della terapia differenziativa.

Si tratta di meccanismi per far differenziare le cellule e spingerle a colpire solo quelle tumorali, riducendo al minimo le recidive dopo il trattamento chemioterapico.

Fonte | Istituto Superiore di Sanità

Le informazioni fornite su www.ohga.it sono progettate per integrare, non sostituire, la relazione tra un paziente e il proprio medico.