La favola di Andrea Montoli: a soli 18 anni batte il tumore e diventa campione italiano Juniores di ciclismo

Il diciottenne Andrea Montoli ha prima sconfitto un tumore mediastino e poi si è laureato campione italiano di ciclismo della categoria Juniores. “Il linfoma mi ha reso più forte, bisogna essere dei guerrieri per combatterlo. E io lo sono”. Andrea ha raccontato a Ohga.it le gioie e i dolori della sua battaglia e che cosa significa per lui questo momento magico che sta vivendo.
Francesco Li Volti 15 settembre 2020

Si ispira a Vincenzo Nibali, ma anche un po' a Peter Sagan. Andrea ha una faccia pulita, un viso spensierato, la gioia di vivere di un diciottenne come tanti altri. Parla come un adulto navigato, ragiona come uno che già sa cosa vuole dalla vita. Eppure dietro questa maschera si nasconde un guerriero che potrebbe dare una lezione di vita anche a chi è molto più grande di lui. Andrea Montoli, 18 anni di Parabiago, in provincia di Milano, va ancora a scuola, studia, si allena e esce con gli amici.

Una vita apparentemente normale, soprattutto per uno che il 6 settembre scorso è diventato il campione italiano di ciclismo per la categoria Juniores, dopo un incredibile sprint finale, degno dei migliori film di Hollywood. E che ha sconfitto un tumore mediastino (cioè che si trovava nello spazio tra i due polmoni) in soli sei mesi.

"Il momento più duro? Quando è arrivata la prima diagnosi. Non potevo crederci."

Cosa si prova a essere il campione italiano Juniores di ciclismo?

Sicuramente è una grande emozione. Di campione ce n’è solo uno e, in questo caso, sono io. Una grande soddisfazione che mi ripaga di tutti i sacrifici fatti durante gli anni. Al mio paese adesso tutti mi chiamano "Campione", e ammetto che questa cosa mi fa ridere, non mi ci sono ancora abituato. Si tratta di punto di inizio, non di un arrivo.

Come è cambiata la tua vita?

A dirla tutta non tanto. Sono un ragazzo come altri. Vado a scuola, faccio i compiti, esco con gli amici. Spesso vado allo stadio: sono un tifoso dell'Inter e infatti la mia esultanza si ispira a quella di Lautaro Martinez. Cerco di mantenere saldi i valori sani che mi hanno trasmesso i miei genitori.

Nel 2017, quando avevi 15 anni, ti è stato diagnosticato un tumore mediastino. Come si combatte a quell'età un male del genere?

Non bisogna mai arrendersi. Il momento più duro è stato quando mi è stato detto che ero malato. Vedere i miei genitori piangere mi ha fatto soffrire. Ma sono stati poi loro stessi a darmi la carica e la forza giusta per affrontare il tumore. Sono sempre stato un tipo propositivo, ho guardato al linfoma come un momento della vita, che bisogna combattere e basta. Senza se e senza ma. E io l'ho fatto. Perché ho capito che bisogna essere dei guerrieri per vincere le battaglie della vita.

Qual è stato il tuo rapporto con la bicicletta durante la malattia?

Io ho un rapporto morboso con la bicicletta. Da quando avevo 6 anni già sapevo che volevo diventare un ciclista professionista. Quando a 15 anni ti dicono che hai un tumore, pensi immediatamente al futuro, a quello che non vorrai mai perderti. Quindi ho chiesto ai medici se potevo continuare ad allenarmi. Facevo 30 chilometri: era il momento più bello della giornata.

Hai paura che questo male si ripresenti?

No. Ogni sei mesi devo fare dei controlli all'Istituto nazionale dei Tumori di Milano. I medici e gli infermieri sono stati bravissimi, mi hanno accompagnato per mano durante quel periodo e lo fanno ancora. Ho piena fiducia nel loro lavoro.

A chi dedichi questo traguardo?

Alla mia famiglia. Ma anche a quei ragazzi con cui sono entrato in contatto durante la chemioterapia. Io mi ritengo fortunato, perché sono riuscito a sconfiggerla. Dedico questa vittoria a loro e gli auguro di avere la mia stessa determinazione, sempre. Per affrontare la chemio bisogna avere un carattere forte. Non è facile a 15 anni camminare con un cappellino, avere costantemente quel senso di nausea che ti provocano le medicine. La tua routine si azzera e inizia una nuova vita, più faticosa. Questo titolo è per loro!

Quanto ti senti Ohga?

Tantissimo. Sono un fanatico dell'ecologia e credo che bisogna agire per garantire un futuro migliore all'ecosistema del nostro pianeta. Conservo sempre le carte delle barrette energetiche nelle tasche dei pantaloni, per buttarle a casa negli appositi contenitori. A scuola ci sensibilizzano molto su queste tematiche. Anche il ciclismo sta cambiando. Sono sempre più diffuse le borracce d'acqua biodegradabili e adesso è consentito gettarle solo in zone specifiche del percorso, per poi essere raccolte dai membri del team e riposte nei cassonetti della raccolta differenziata.