La quarta ondata di Covid in Europa: perché è diversa dalle altre

Siamo nel bel mezzo della quarta ondata e anche in Italia ce ne stiamo accorgendo. Ma rispetto a un anno fa la situazione è completamente diversa. Proviamo a capire meglio cosa stia accadendo in Europa.
Giulia Dallagiovanna 18 Novembre 2021
* ultima modifica il 18/11/2021

Siamo nel bel mezzo della quarta ondata. Ma di questo te ne sarai già accorto, dando un'occhiata al bollettino diramato ogni giorno dal Ministero della Salute. La vera notizia infatti è un'altra: la circolazione del virus ha ripreso forza eppure continuiamo a condurre una vita abbastanza vicina a quella che era la normalità pre-Covid. Non sappiamo per quanto tempo potremo andare avanti senza qualche restrizione, certo, ma siamo pur sempre a metà novembre con negozi e ristoranti, ma anche cinema e teatri, aperti e senza l'ostacolo del coprifuoco a minare la possibilità di una cena con gli amici. In altre parole, stiamo affrontando questa ondata come non abbiamo mai fatto prima. Una constatazione che non può essere applicata a tutti i Paesi d'Europa, soprattutto per quanto riguarda l'area più a est. Sono i dati a parlare: la discriminante sono i vaccini. Proviamo a capire meglio quello che sta accadendo.

La quarta ondata in Europa

L'inizio della quarta ondata lo ha decretato ufficialmente l'Organizzazione mondiale della sanità il 5 novembre: "L'Europa è di nuovo l'epicentro dell'epidemia" ha dichiarato Hans Kluge, direttore dell'Oms proprio per quanto riguarda l'Europa. Ma la curva dei contagi aveva iniziato a crescere già dalla fine di settembre, con un deciso aumento a partire più o meno dal 24 ottobre. Oggi è la regione del mondo in cui la circolazione del virus sembra aver ripreso con maggiore forza. "Sembra" in questo caso è d'obbligo perché non in tutti i Paesi del globo sono in grado di effettuare centinaia di migliaia di tamponi ogni giorno, perciò è probabile che in alcune aree, ad esempio in Africa, vi sia una percentuale di casi che rimane sommersa.

Proviamo, però, a focalizzare l'attenzione su quello che ci circonda e ci riguarda più da vicino: il Vecchio Continente, appunto. L'aumento dei positivi non procede alla stessa velocità in tutti gli Stati. Se prendiamo in considerazione solo questo parametro, il Paese che appare più in difficoltà è la Germania, dove il 15 novembre sono stati registrati 32mila nuovi casi e il giorno dopo 52mila. Seguono il Regno Unito, che il 16 novembre contava 37mila persone positive, e i Paesi Bassi con 20mila. In Italia al momento siamo fermi a 10mila (con oltre 500mila tamponi effettuati, tra molecolari e antigenici).

Ma come ben sappiamo, il problema non sta nei numeri assoluti. Ci sono piuttosto altri indicatori da valutare, come l'incidenza dei casi ogni 100mila abitanti, il numero dei decessi e la pressione sugli ospedali. E guardato da questo punto di vista, il panorama cambia decisamente.

L'incidenza

Lo European Centre for Disease Prevention and Control pubblica ogni due settimane una mappa in cui evidenzia i Paesi dove l'incidenza dei contagi ogni 100mila abitanti è maggiore. Dall'ultimo aggiornamento dell'11 novembre, la zona rossa riguardava soprattutto i Paesi dell'Est Europa e dell'area balcanica come Romania, Bulgaria, Serbia e Croazia. Erano comunque inclusi anche il sud della Germania e l'Austria. Più a Nord, il problema riguardava in particolare Norvegia e Irlanda, mentre il Regno Unito non viene tenuto presente nel grafico. Nelle aree menzionate, l'incidenza si attestava a più di 500 casi ogni 100mila abitanti. In Italia in quello stesso periodo eravamo tra i 75 e i 200, allo stesso livello di Spagna e Francia.

La pressione sugli ospedali

Il dato più importante è sicuramente questo, perché è proprio il numero di posti letto occupati dai pazienti Covid che determina l'eventualità o meno di nuove restrizioni. In Germania, ad esempio, la situazione è stata definita preoccupante proprio a causa della pressione che alcune strutture stavano accusando nei Ländern più colpiti. In sofferenza sono anche i Paesi dell'Est. Nello specifico, i ricoveri pesano soprattutto in Romania, Croazia, Serbia e Bulgaria, mentre in Ucraina il 15 novembre sono stati registrati 838 decessi, il numero più alto dall'inizio della pandemia.

In Italia la situazione dei ricoveri rimane al momento abbastanza sotto controllo. Ad oggi sono due le regioni che rischiano di passare in zona gialla: Friuli Venezia-Giulia e Provincia autonoma di Bolzano. Significa che entrambe sono vicine alla soglia del 10% di posti occupati in Terapia Intensiva e del 15% negli altri reparti Covid. A livello nazionale, siamo di poco sopra ai 4mila pazienti ricoverati con sintomi e dei 500 in Rianimazione.

Le nuove restrizioni

Con i contagi che aumentano, si valutano nuove restrizioni. La Germania vuole introdurre l'obbligo di green pass sul posto di lavoro e l'accesso a bar, ristoranti, cinema ed eventi culturali solo a chi è vaccinato o guarito da poco. Insomma, considerando non valido il semplice esito positivo di un tampone. In Austria è scattato il lockdown solo per i non vaccinati e l'obbligo di vaccino per gli operatori sanitari.

E ancora, in Olanda viene ridotto l'orario di bar e ristoranti e aumentato il numero dei luoghi per i quali è obbligatorio il green pass. In Belgio sono state chiuse alcune attività ed è tornato l'obbligo di indossare le mascherine nei luoghi chiusi. Altre misure che i Paesi europei più in difficoltà stanno valutando riguardando il ripristino dello smartworking obbligatorio e l'allargamento del bacino di cittadini che possono ricevere la dose booster.

Le cause della quarta ondata

Le ragioni per cui i casi stanno aumentando sono diverse e naturalmente hanno anche a che fare con le situazioni dei singoli Paesi. Ma ci sono alcuni fattori che hanno sicuramente contribuito e il primo di tutti è l'inverno. Rispetto all'estate, infatti, si tende a rimanere di più al chiuso e ad aprire meno le finestre, riducendo il ricambio dell'aria e favorendo la trasmissione dei virus respiratori. Questa ondata infatti non è arrivata del tutto inaspettata: sapevamo che i mesi da ottobre in poi avrebbero conosciuto una ripresa della circolazione del SARS-Cov-2.

E non sarà nemmeno l'ultima. La comunità scientifica è ormai concorde nell'affermare che il Coronavirus diventerà endemico. In altre parole: resterà per sempre con noi. L'ultimo in ordine di tempo a esprimersi sull'argomento è stato l'immunologo americano Anthony Fauci, che ha previsto la fine dello stato di pandemia nella primavera del 2022 e l'inizio, appunto, dello stato endemico. Insomma, a un certo punto il Covid potrebbe diventare un malanno di stagione, anche se per il momento non è ancora il caso di abbassare la guardia.

Un'altra variabile sono le riaperture, che in alcuni Paesi sono state praticamente totali. Nel Regno Unito, ad esempio, non è più obbligatorio indossare la mascherina, nemmeno nei luoghi chiusi o sui mezzi pubblici. Il Ministero della Salute britannico la raccomanda solo nei casi di assembramento con persone che non si frequentano normalmente. Va detto, però, che in Scozia e nel Galles questa regola è stata invece mantenuta almeno per quanto riguarda gli interni. Ma anche in Italia sono sparite diverse restrizioni, basti pensare al fatto che, per il momento, tutte le regioni sono ancora in zona bianca.

La discriminante principale della quarta ondata, però, è un'altra.

Le vaccinazioni

Il nostro Paese sui vaccini sta procedendo molto rapidamente. Ad oggi più di 45 milioni di persone hanno già completato il ciclo di due dosi e la terza è prevista per pazienti immunodepressi, operatori sanitari e cittadini dai 40 anni in su. Di questi ultimi, più della metà l'ha già ricevuta. Più veloce di noi viaggia il Regno Unito che in soli 7 giorni ha somministrato 2 milioni di booster, arrivando a un totale di 12 milioni (tanto per intenderci, noi siamo a poco più di 3 milioni vaccinati con il terzo inoculo).

Fanalino di coda sono invece proprio i Paesi dell'Est. In Serbia e Croazia è poco più del 40% la porzione di popolazione che ha completato il ciclo di due dosi, mentre in Romania si scende al 30% e in Serbia addirittura al 20%. Proprio gli stessi che stanno accusando la maggiore pressione sugli ospedali.

Un anno fa, oggi

Come ti dicevo la vera notizia è un'altra. Non è tanto all'arrivo della quarta ondata o di quelle future che dobbiamo guardare, quanto al modo in cui le stiamo affrontando. Il 16 novembre del 2020, ovvero un anno fa, registravamo 27 mila nuovi contagi e 504 decessi. Il giorno successivo eravamo a 32mila casi in più e oltre 700 morti. Il 16 novembre del 2021 l'incremento dei positivi era di soli con 7.698 a fronte di oltre 600mila tamponi effettuati (tra molecolari e antigenici). I decessi erano 74.

Non solo, ma le restrizioni sono pochissime. Fatta eccezione per l'obbligo di green pass esteso a diversi luoghi al chiuso e soprattutto a tutti i posti di lavoro, rimane solo la mascherina in edifici e mezzi di trasporto. Nel 2020 invece eravamo alle prese con zone rosse, coprifuoco, orari ridotti di negozi e bar e soprattutto tante attività chiuse. La vera notizia dunque è questa: siamo di fronte a un altro mondo.

Il merito è da ricercarsi sicuramente nell'aver tenuto duro e non aver eliminato tutte le restrizioni in un colpo solo, eppure anche nel Regno Unito dove le regole sono più leggere il 15 novembre si contavano solo 47 decessi. Questo significa che la parte più grande l'hanno fatta i vaccini. E la riprova sta nel fatto che il maggior numero di persone ricoverate oggi non si è sottoposta all'inoculo. Lo ha confermato anche il primario del reparto di Terapia Intensiva dell'ospedale di Cattinara a Trieste, Umberto Lucangelo: "Il 90% dei ricoverati non ha fatto il vaccino".

Non è da escludere naturalmente che nei prossimi giorni vengano implementate nuove restrizioni anche nel nostro Paese o che la situazione possa peggiorare. Ma i dati che abbiamo oggi ci fanno indiscutibilmente capire che i vaccini fanno la differenza.

Fonti| Ministero della salute; AGI; Organizzazione mondiale della sanità; Robert Koch Institut; Ministero della Salute del Regno Unito; ECDC; Report campagna vaccinale governo italiano

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