La travel blogger Giulia Lamarca: “Viaggiare in aereo in carrozzina? È davvero frustrante”

Assieme al marito Andrea Decarlini, Giulia viaggia da circa 8 anni in sedia a rotelle. E fin da quando ha preso il primo volo non ha smesso di incontrare ostacoli e problemi causati dalla scarsa formazione del personale e dal mancato rispetto dei diritti dei passeggeri disabili. All’ennesimo episodio dove si è sentita umiliata, ha postato il suo sfogo su Instagram e a Ohga ha raccontato cos’era successo.
Giulia Dallagiovanna 21 novembre 2019

Il ritorno da un viaggio di lavoro dal Giappone all'Italia. Nel mezzo uno scalo di circa due ore. Nulla di strano e, anzi, sembra persino piuttosto entusiasmante. Certo, a patto che tu non viva in sedia a rotelle. Giulia Lamarca, di cui ti avevamo già raccontato storia e viaggi, prende aerei da tutta la vita e da 8 anni ha anche una compagna di viaggio particolare: la sua carrozzina. E sembra che non tutti abbiano afferrato il concetto che muoversi rimanga un diritto, anche dopo un incidente che ti ha privato dell'uso delle gambe. Anche questa volta, come tante altre, al check si sono presentati una serie di ostacoli che hanno fatto rischiare a Giulia e a sua marito, Andrea Decarlini, di non riuscire nemmeno a imbarcarsi. Stanca dei continui problemi nati dalla scarsa formazione del personale, ha postato su Instagram un lungo sfogo sulla difficoltà di compiere un normale viaggio quando non vengono rispettate le norme di assistenza, previste anche dalla Carta dei diritti del passeggero.

Ma cos'è successo di preciso? Per capirlo bene è necessario un breve riassunto di tutto l'iter che, come ci ha spiegato proprio Giulia, un disabile deve affrontare per poter salire su un aereo, al di là di quale destinazione abbia scelto. Dopo aver acquistato il biglietto, deve cercare la mail dell'assistenza della compagnia aerea. A questo punto deve rispondere a una serie infinita di domande. Alcune necessarie per l'organizzazione pratica, come le misure e le caratteristiche della sedia a rotelle, altre un po' più personali e talvolta invasive della privacy, tra cui: "Soffri di disturbi cardiovascolari?". Sarà chiaro anche a te che numerosi passeggeri, non disabili, possono avere patologie di questo tipo e non sono obbligati a dichiararlo a nessuno.

Il 18 novembre scorso, Giulia e suo marito si sono presentati al check in, dopo aver concluso l'intera procedura e aver richiesto con anticipo e per iscritto che lei potesse ricevere la sua carrozzina durante il tempo previsto per lo scalo. "Dopo aver viaggiato per anni – ci ha raccontato – so che devo fare domanda prima o non verranno rispettate le mie necessità. Ma so anche di avere il diritto che mi venga portata la mia sedia a rotelle, perché quelle che mettono a disposizione negli aeroporti non sono adatte per i lunghi tempi di attesa e rischierei di farmi davvero male".

"Nonostante avessi già concordato tutta la procedura con l'assistenza, il personale al check in non era al corrente di nulla"

Ma il personale che si sono trovati di fronte non era al corrente di nulla e nemmeno molto disposto a collaborare. Ed è accaduto tanto al ritorno, quanto durante il viaggio di andata. "Nessuno sapeva niente. Non intendo che dovessero richiedere conferma per sicurezza, ma proprio che non avessero alcuna idea del fatto che io fossi una Charlie. Mi chiamano così le compagnie aeree, significa una persona che non deambula e non può alzarsi in piedi e che quindi ha bisogno di assistenza fino al suo posto a sedere". Nemmeno di fronte alla mail all'assistenza hanno ottenuto una rassicurazione. "Non importa cosa avesse scritto, qui siamo al check in e deve ripeterci tutto". Tutto, comprese le informazioni più imbarazzanti. Dichiarate di fronte agli altri sconosciuti in fila per i controlli.

E come se non bastasse, alla partenza dal Giappone le fanno anche delle foto. Il ricatto? O ti lasci riprendere o non ti viene data la tua carrozzina durante lo scalo. "Mi sono sentita dire ‘adesso chiamiamo l'aeroporto dove farà scalo il volo e vediamo se possono darle la sedia a rotelle', quando invece è un mio diritto averla. E soprattutto l'assistenza della stessa compagnia aerea ci aveva già assicurato per mail che sarebbe stato fatto". In tutto, tra foto ed espressioni scortesi, se non maleducate, la coppia rimane ferma al check per un'ora e 45 minuti, con il rischio di non potersi proprio imbarcare. "È davvero asfissiante, ti senti sfinita –  si sfoga Giulia. – Questa volta ci hanno persino redarguito perché avremmo dovuto presentarci prima e gli stavamo creando un certo disagio, quando invece eravamo puntualissimi".

E così, atterrita dall'ennesima inutile difficoltà, ha preso il cellulare e ha iniziato a postare su Instagram delle stories in cui raccontava la condizione delle persone disabili che vogliono semplicemente viaggiare come tutti. Una serie di video dove il suo nervosismo emergeva chiaramente, anche a chi non parlava italiano. Il personale dell'aeroporto infatti ha intuito cosa stava accadendo e ha provato a intimidirla: "Mi dicevano che dovevo stare calma, che c'era una procedura da rispettare". Una procedura che loro, in realtà, non conoscevano per nulla.

Credits photos| profilo Instagram di Giulia Lamarca