L’amnesia: quei “buchi” della memoria ai quali dovresti stare attento

La perdita di ricordi viene anche conosciuta come perdita di memoria o amnesia e sta a indicare l’impossibilità di ricordare. Questo disturbo ha come caratteristica l’indebolimento o l’esaurimento della memoria. L’amnesia può essere suddivisa in tre macroaree a seconda della durata: totale o parziale, transitoria o permanente, congenita o acquisita.
Valentina Danesi 3 agosto 2020
* ultima modifica il 12/08/2020
In collaborazione con la Prof.ssa Federica Alemanno Responsabile della Neuropsicologia Ospedale San Raffaele di Milano

L'amnesia non sempre è facile da riconoscere e da diagnosticare ma la cosa più importante è che se ti accorgi di non ricordare più nulla non devi sottovalutare il disturbo. Rivolgiti subito al tuo medico di fiducia perché stiamo parlando di una patologia che ha molte forme e cause.

Cos’è?

Il termine amnesia fa riferimento alla perdita o alla diminuzione della memoria legata ai ricordi che riguardano fatti, informazioni ed esperienze. Normalmente non è collegata alla dimenticanza della propria identità: le persone con amnesia, che viene chiamata anche sindrome amnestica, infatti, di solito sanno chi sono anche se poi possono avere difficoltà nell'apprendimento di nuove informazioni e nella formazione di nuovi ricordi. A differenza di un episodio temporaneo di perdita di memoria (amnesia globale transitoria), che si risolve spontaneamente in breve tempo, l'amnesia può essere permanente. Non esiste una cura specifica per l'amnesia, ma le tecniche per migliorare la memoria e il supporto psicologico possono aiutare a far fronte al problema. Nel linguaggio medico si distinguono tre tipi di amnesia:

  • amnesia lacunare, forma che riguarda solo alcuni gruppi di ricordi
  • amnesia retrograda, impedisce di ricordare fatti e avvenimenti avvenuti prima dell’evento che ha causato
  • amnesia anterograda, forma che provoca l’incapacità di ricordare fatti avvenuti successivamente all'evento che ha scatenato l’amnesia
  • amnesia retroanterograda è la combinazione dei due tipi di amnesia precedenti.

I sintomi

La maggior parte delle persone che soffre di amnesia ha problemi con la memoria a breve termine e ciò significa che non riesce a ricordare e mantenere le informazioni nuove o recenti. Quindi è possibile che i ricordi più vicini nel tempo vadano persi, mentre quelli più lontani o più radicati possano essere mantenuti. La perdita di memoria non va a intaccare l’intelligenza, la conoscenza generale, la consapevolezza, l'attenzione, il giudizio, la personalità o l'identità di un individuo. Generalmente chi soffre di amnesia è anche consapevole di avere un disturbo della memoria.

La demenza non è strettamente collegata con l’amnesia (anche se quest’ultima può essere un sintomo della prima), ma va unita ad altri sintomi significativi come la capacità di ragionamento e di apprendimento (capacità cognitive), che portano a un declino delle attività della vita quotidiana. A seconda della causa legata all'amnesia, altri segni e disturbi che potrebbero verificarsi includono: falsi ricordi completamente inventati o costituiti da ricordi veri ma collocati in situazioni temporali non coerenti. È importante sottolineare che chiunque abbia subito una perdita di memoria inspiegabile o un trauma cranico o manifesti momenti di confusione o disorientamento dovrebbe ricevere cure mediche immediate. Tuttavia, è altrettanto fondamentale capire che una persona con amnesia potrebbe non essere in grado di capire dove si trovi o di avere la prontezza necessaria per cercare assistenza medica, per cui chi si trovasse di fronte a una persona con sintomi d’amnesia dovrebbe prestare soccorso.

Le cause

L’amnesia, in generale, può essere causata da molti fattori, quali per esempio:

  • traumi cranici
  • malattie mentali
  • epilessia
  • intossicazioni che provocano danni alle aree del cervello importanti per l'elaborazione della memoria

La memoria coinvolge varie parti del cervello e, quindi, qualsiasi lesione o patologia che lo colpisca potrebbe danneggiarla. L'amnesia può derivare da danni alle strutture cerebrali che formano quello che viene anche chiamato sistema limbico, cioè un’area che controlla le emozioni e i ricordi. Queste strutture includono il talamo, che si trova nelle profondità del cervello, e le formazioni dell’ippocampo situate all'interno dei lobi temporali. Se vogliamo andare nello specifico, l'amnesia causata da lesioni o danni cerebrali è nota come amnesia neurologica. Le cause possibili dell’amnesia neurologica sono:

  • ictus
  • infiammazione cerebrale (encefalite), conseguente a un'infezione virale oppure, da una reazione autoimmune al cancro o, ancora, da una reazione autoimmune non dipendente da malattie tumorali
  • apporto insufficiente o mancanza di ossigeno al cervello, dovuta per esempio a un attacco di cuore, a difficoltà respiratorie o ad avvelenamento da monossido di carbonio
  • abuso continuativo di alcol
  • tumori in aree del cervello che controllano la memoria malattie degenerative del cervello, come il morbo di Alzheimer e altre forme di demenza
  • convulsioni
  • alcuni farmaci, come le benzodiazepine o altri medicinali che agiscono come tranquillanti.

Anche traumi o lesioni, come abbiamo già detto, possono portare a confusione e problemi nel ricordare nuove informazioni quindi ad un’alterazione dello stato della memoria: un problema che è particolarmente facile riscontrare nelle prime fasi della convalescenza. I danni lievi alla testa spesso non provocano un’amnesia duratura, mentre quelli più gravi possono essere causa di amnesia permanente. Un altro tipo di amnesia, raro, è rappresentato dall'amnesia dissociativa. Deriva da uno shock emotivo o da un trauma e in questo caso, la persona può perdere ricordi personali e informazioni che lo riguardino ma, di norma, solo per un breve periodo.

La diagnosi

Le patologie che possono essere causa o associate all’amnesia sono:

  • demenze
  • intossicazione da monossido di carbonio
  • lesioni cerebrali
  • morbo di Alzheimer
  • traumi cerebrali

Proprio perché le cause sono varie è importante affidarsi al proprio medico di fiducia e, nei casi più gravi, a un ospedale. Lì sarà possibile capirne l’entità, la tipologia e quindi la causa in modo tale da poter fare una diagnosi e stabilire una cura adeguata.

La cura

Per l’amnesia non c’è una cura specifica ma è fondamentale scoprire la causa che ha dato origine al disturbo in modo da lavorare nello specifico e in modo mirato su di essa. Attenzione a non minimizzare i problemi di memoria, anche se discontinui e non permanenti, ma parlarne con il proprio medico curante.

Quanto può durare

Non è possibile identificare una tipologia specifica di durata dell’amnesia poiché è strettamente legata alla tipologia e alla causa. Può quindi durare poche ore, pochi giorni ma anche persistere nel tempo.

Il parere dell'esperto

Abbiamo sentito sull'argomento la Professoressa Federica Alemanno, responsabile della Neuropsicologia Ospedale San Raffaele di Milano e docente presso l’Università Vita e Salute San Raffaele di Milano, e le abbiamo chiesto nei casi di amnesia in cosa consiste e che ruolo ha la riabilitazione cognitiva.

"Con i pazienti che hanno perso la memoria, per esempio a seguito di un trauma cranio-encefalico da incidente stradale, effettuiamo la riabilitazione cognitiva. Il disturbo mnesico può essere transitorio, ossia di risoluzione spontanea in breve tempo, o più duraturo e deve essere, pertanto, opportunamente trattato a livello neuropsicologico per la sua risoluzione. La complicazione di un tale quadro cognitivo consiste nel fatto che il paziente non ricordando non accetta neppure la malattia.

L’approccio terapeutico consiste in primis nel raccontare al paziente quanto è avvenuto per poi riabilitarlo nella maniera più idonea, con esercizi specifici di memoria che vanno a rinforzare le aree cerebrali che sono state danneggiate dal trauma e che costituiscono l'origine del danno cognitivo di memoria determinatosi. Il meccanismo di efficacia  della riabilitazione cognitiva si puo' facilmente spiegare: il nostro cervello è neuroplastico, per cui, se noi lo esercitiamo con esercizi, ad esempio di memoria, tali esercizi non cadono nel vuoto ma vanno a far lavorare regioni cerebrali specifiche.

L’area colpita rinforzandosi crea nuove sinapsi; formandosi, queste ultime permettono al cervello stesso di immagazzinare nuovi ricordi. Per esempio se si deve “curare” un’amnesia retrograda, quindi non si ricorda quanto avvenuto prima dell’incidente, la terapia va a "rispolverare" i ricordi per riportarli a consapevolezza e riempire quei vuoti di memoria.

In sostanza, questi sono ricordi recuperati o "ri-appresi"- a seconda della gravità del caso specifico – che vanno a colmare i buchi del passato. Se l’amnesia è, invece, anterograda, cioè compromette la capacità dell’individuo di immagazzinare informazioni nuove, allora si lavora rinforzando i circuiti cerebrali depositari dell’immagazzinamento dei nuovi ricordi, dell'apprendimento sostanzialmente".

Fonti| Humanitas, ISS

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