L’anello vaginale che aiuta a prevenire l’infezione da Hiv è stato approvato dall’Agenzia europea per i medicinali

Si tratta di un anello in silicone che viene inserito in vagina e per circa 28 giorni rilascia gradualmente un antivirale in grado di proteggere la donna dal rischio di contrarre l’Hiv durante un rapporto sessuale.
Sara Del Dot 11 agosto 2020

Nonostante continui ad essere considerato un tabù, e quindi non se ne parli molto, il virus Hiv è molto presente in tutto il mondo. Secondo le stime di UNAIDS, al mondo sono 38 milioni le persone costrette a convivere con questo virus, la maggior parte delle quali si trovano soprattutto in Africa e in Asia dove sono per la gran parte donne. Una delle ragioni è lo scarso utilizzo dei contraccettivi e delle protezioni durante i rapporti sessuali, che per cultura o per disponibilità non sono molto diffuse.

Recentemente, però, l’EMA, l’Agenzia europea per i medicinali, ha approvato l’utilizzo dell’anello vaginale antivirale per la prevenzione da Hiv. Il 24 luglio 2020, infatti, l’agenzia ha annunciato che il suo comitato dedicato alla valutazione dei medicinali per uso umano ha espresso un parere positivo riguardo l’utilizzo di questo farmaco, chiamato DPV-VR, anello vaginale Dapivirina.

Ma cos’è esattamente e come funziona? Per prima cosa è importante sottolineare come non si tratti di una novità. L’anello vaginale antivirale esiste già da qualche anno, ma oggi con l’approvazione da parte dell’EMA sarà possibile una sua maggiore diffusione.

Si tratta di un anello vaginale (DPV-VR) realizzato in silicone che, dopo essere stato inserito nella vagina, rilascia gradualmente per circa un mese la dapivirina, un antivirale in grado di prevenire il rischio di contrarre l’Hiv. Una volta esauriti i 28 giorni di utilizzo, l’anello deve essere rimosso e sostituito da uno nuovo. È un farmaco dedicato alle donne dai 18 anni in su, che deve essere utilizzato in combinazione a pratiche sessuali sicure soprattutto quando non è disponibile la profilassi pre-esposizione orale (PrEP), ovvero l’assunzione di farmaci prima di un comportamento a rischio.

Una buona soluzione soprattutto per quanto riguarda i paesi in cui le terapie antivirali non sono molto diffuse, così come l’utilizzo del preservativo, per questioni di disponibilità ma anche culturali.

Fonti| WHO, EMA

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