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31 Dicembre 2020
12:00

Legambiente, nel 2020 sono aumentati in Italia i chilometri di piste ciclabili “leggere”. Milano in testa

Nel dossier "Covid Lanes" l'associazione ambientalista ha analizzato gli effetti della pandemia sulla mobilità sostenibile. Si registra un vero e proprio boom dell'uso della bicicletta nei mesi di maggio, settembre e ottobre. Inoltre, sono quasi 200 i chilometri di nuove ciclabili pop-up: guida la classifica il capoluogo lombardo con 35 km, seguito da Genova (30 km).

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Legambiente, nel 2020 sono aumentati in Italia i chilometri di piste ciclabili “leggere”. Milano in testa
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Sarà stato merito del bonus inserito nel Decreto Rilancio, sarà che cresce sempre di più la sensibilità dell'opinione pubblica sul tema della mobilità sostenibile. Quel che è certo è che durante quest'anno contrassegnato dall'emergenza Covid-19 la bicicletta è tornata alla ribalta, soprattutto nelle grandi città. Lo confermano i dati contenuti nel nuovo rapporto "Covid Lanes", realizzato da Legambiente.

Nel dettaglio, vediamo che il post-lockdown in Italia è stato caratterizzato da un notevole aumento degli spostamenti in bici. Il sistema Eco-counter, che si basa su una rete di contatori di biciclette in tutto il mondo – si tratta, in sostanza, di colonnine dotate di sensori in grado di rilevare il passaggio delle bici -, mostra picchi significativi dell’uso delle biciclette nel nostro Paese nei periodi di maggio (+81% rispetto all'anno scorso) e settembre/ottobre (+73%). Del resto, basti pensare che già a maggio l'Ancma, ovvero l'Associazione Nazionale Ciclo Motociclo Accessori, registrava un aumento del 60% delle vendite di bici tradizionali e a pedalata assistita rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. E una spinta sicuramente è stata data anche dagli incentivi stanziati dal governo.

Più bici in circolazione significa necessità di incrementare le piste ciclabili, per la sicurezza dei ciclisti e di tutti gli altri utenti della strada. Nel 2020 abbiamo scoperto che è possibile realizzare, anche in pochi giorni e lungo arterie solitamente molto trafficate, corsie riservate alle bici con costi contenuti. Stiamo parlando delle cosiddette piste ciclabili pop-up, o "leggere". Stando a quanto emerge dal dossier di Legambiente, nel corso del 2020 nelle città italiane sono nati oltre 193 chilometri di ciclabili pop-up. Con 35 chilometri Milano è il centro che detiene il primato; al secondo posto troviamo Genova, con 30 chilometri, mentre sono più staccate Roma (15,7 km) e Torino (15 km).

Questo è senza dubbio un segnale positivo. Stanno cambiando le abitudini degli italiani e ciò innesca di conseguenza un maggiore impegno da parte delle istituzioni sul fronte della mobilità sostenibile. Ma occorre fare di più. Nel caso delle piste ciclabili leggere, si tratta pur sempre di interventi minimi che richiederebbero uno sviluppo successivo, con l’aggiunta di protezioni e la definizione di passaggi esclusivi, così da trasformare le corsie riservate alle bici in vere e proprie ciclabili.

"Il 2020 è stato evidentemente un anno di svolta per le ciclabili ma ora serve un deciso salto di qualità per confermare lo sviluppo della mobilità ciclabile e per garantire anche la sicurezza per chi si sposta in bici", spiega il vicepresidente di Legambiente Edoardo Zanchini. "L’obiettivo è di ripensare lo spazio urbano per portare qualità e ridurre i rischi di incidentalità adottando soluzioni infrastrutturali per ridurre la velocità e lo spazio stradale dedicato alle automobili. L’obiettivo deve essere quello di raddoppiare le ciclabili entro il 2025, per mandare un messaggio chiaro di cambiamento in positivo a chi vive nelle città, e trasformare le nuove pop-up, in tempi ragionevoli, in veri percorsi protetti. Per realizzare tutto ciò, bisogna inserire questo tipo di infrastrutture urbane nel Recovery Plan e investire un miliardo di euro in cinque anni,  seguendo per questi interventi l’esempio di paesi come l’Inghilterra".

Laureato in lettere e giornalista professionista, sono nato e cresciuto a Milano. Fin da bambino ad accompagnarmi c’è (quasi) sempre stato un pianoforte. E da musicista la parola d’ordine non può che essere una: armonia. Con se stessi, con gli altri, con la natura. Sarà la giovane età, sarà che sono nato in una delle città più inquinate d’Italia, il rispetto per l’ambiente che ci circonda è diventata la stella polare che orienta le mie scelte, dalla spesa che privilegia il più possibile prodotti a filiera corta all’attenzione maniacale quando si fa la raccolta differenziata. Considero un’autentica vocazione poter condividere e trasmettere una filosofia di vita che abbia al centro la sostenibilità e la ricerca del benessere. Nel giornalismo ho trovato il mezzo ideale.