Leggere per puro piacere migliora le abilità cognitive e linguistiche (ma non è abbastanza)

Leggere solo per diletto non solo aumenta l’amore per i libri, ma migliora anche le abilità linguistiche e cognitive. Lo sostiene uno studio condotto su 200 studenti universitari, il cui autore, tuttavia, sostiene anche quanto sia importante un approccio più analitico dei testi per poter “educare alla lettura”.
Gaia Cortese 14 Ottobre 2021

Tra le numerose iniziative promosse dal Salone internazionale del Libro, in programma a partire da oggi fino al 18 ottobre a Torino, c’è un corso che si intitola "Educare alla lettura". Si tratta di un percorso che vuole approfondire il tema della formazione di un lettore fin dalla prima età scolare.

Se penso a miei primordiali approcci alla lettura il primo ricordo che ho risale a quando l’insegnante di prima elementare leggeva in classe Pippi Calzelunghe di Astrid Lindgren, per poi passare al ricordo della prima liceo de I promessi sposi e di quell’interminabile analisi che il professore faceva sull’incipit del capitolo primo. Non serve spiegare quale sia stata delle due la lettura più piacevole. Ebbene, molti anni dopo, a darmi ragione è un recente studio pubblicato su Reading and Writing da una professoressa della Concordia University, tale Sandra Martin-Chang, che ha studiato come la lettura di libri di fiabe e romanzi, non solo sia più piacevole, ma possa anche influenzare positivamente lo sviluppo cognitivo dell’individuo.

Lo studio ha riscontrato delle differenze significative tra gli studenti che leggono per piacere al di fuori della classe, ad esempio, immergendosi in romanzi fantasy o thriller di spionaggio, e quelli che leggono principalmente libri richiesti in classe solo per adempiere ai loro doveri. Non solo è stato evidenziato un forte legame tra la lettura disinteressata e delle abilità linguistiche più sviluppate, ma ne è risultato anche che gli studenti a cui non piaceva leggere spesso e volentieri riconducevano la loro bassa considerazione della lettura alle esperienze vissute in classe.

Per condurre lo studio, Sandra Martin-Chang e i suoi collaboratori hanno intervistato 200 studenti universitari, chiedendo loro quali fossero i loro interessi di lettura, quanto leggessero per puro piacere, cosa li motivasse ​​e quali esperienze potessero influenzare il loro atteggiamento nei confronti della lettura.

"Abbiamo scoperto che spesso l'esperienza di lettura dei bambini nella scuola elementare è molto più positiva, ma poi diminuisce al liceo – ha commentato Sandra Martin-Chang -. Mentre i bambini dell'asilo e della prima scuola elementare tendono a leggere libri di fiabe e sviluppano le loro capacità di lettura condividendo l'esperienza con un adulto, una volta arrivati al liceo qualcosa inevitabilmente cambia poiché ci si aspetta che gli studenti leggano testi più impegnativi. In questo processo o iter scolastico, l'amore per la lettura sembra svanire.

Secondo lo studio, il 35% degli studenti ha trovato anche una risposta a questo cambiamento: ai ragazzi non piaceva più leggere perché il dover in qualche modo analizzare i libri al liceo, rendeva meno piacevole la lettura stessa.

In verità, analizzare gli elementi di una buona scrittura è essenziale per insegnare ai bambini a riconoscere il loro potenziale espressivo, pertanto la stessa professoressa Martin-Chang non invita a leggere esclusivamente per piacere.

“La competenza è molto, molto importante. Non possiamo passare direttamente ai libri che i bambini amano senza insegnare loro come farlo bene – ha continuato a spiegare Sandra Martin-Chang -. Le persone che dicono che il cioccolato fa bene non consigliano di mangiarlo escludendo tutte le altre cose". Ecco perché un tipo di lettura non esclude l’altro.