“Living apart together”: come vivere innamorati e felici, ognuno a casa propria

Sembrava che la convivenza garantisse più felicità alle coppie rispetto al matrimonio. Oggi non vale neppure più questa soluzione. La nuova frontiera nel campo delle relazioni personali si basa sul principio del “living apart together”: fidanzati o sposati sì, ma ognuno a casa propria.
Gaia Cortese 11 febbraio 2020

Lo chiamano matrimonio LAT, acronimo che deriva dall’espressione inglese "living apart together". In pratica, si verifica ogni qualvolta una coppia decide di vivere in due case separate, di mantenere i propri spazi personali e una forma di indipendenza dall’altro, senza tuttavia negare la relazione, ma al contrario, riuscendo a mantenerla nel tempo.

Sostenitrice di questa nuova tendenza è la nota attrice Gwineth Paltrow che, dopo il divorzio con Chris Martin, frontman dei Coldplay, non ha nascosto ai suoi fan l’elisir di felicità coniugale adottato nel suo secondo matrimonio. L’attrice americana, infatti, coabita con il neosposo Brad Falchuk solo quattro giorni a settimana, mentre i restanti giorni i due coniugi conducono una vita da fidanzati: ognuno nella rispettiva casa.

Può il matrimonio Lat essere la panacea di tutte le controversie coniugali? Ancora è difficile dirlo, anche perché basarsi sulle idee della Paltrow è piuttosto azzardato (non dimentichiamoci che in veste di guru l'imprenditrice invitava le sue fan a bruciare la propria biancheria intima per neutralizzare la negatività degli ex. Insomma, un rituale di purificazione che convincerebbe solo qualche seguace di Wanna Marchi.

Vivere separati "ti dà respiro".

Lucy Beresford

Ad ogni modo, il principio del "living apart together", è sempre più tenuto in considerazione anche da psicologi e psicoterapeuti. Secondo alcune ricerche come quelle della psicoterapeuta Lucy Beresford citate dal Guardian le coppie avrebbero maggiori possibilità di sopravvivere vivendo in case separate perché in questo modo i due partner riescono a mantenere i propri spazi e i propri interessi. Il matrimonio LAT, in questo caso, viene descritto dalla dottoressa Beresford, autrice del libro Happy Relationships, come “un sottile equilibrio tra indipendenza e impegno emotivo”.

Il principio di “polarity” (sempre introdotto dalla Paltrow, guarda a caso), ossia la capacità di focalizzarsi su se stessi, potrebbe essere il segreto per far durare una storia. Da un certo punto di vista, infatti, mantenere i propri interessi permette ad una persona di condurre una vita soddisfacente, che non lascia spazio alla frustrazione o ad alcuna forma di rimpianto. Chi ha detto che una coppia debba condividere tutto? Avere passioni e hobby diversi può essere un modo per stimolare anche l'interesse del partner e per creare curiosità all'interno della coppia.

Se tuttavia gli indumenti lasciati in giro sulla poltrona, il volume troppo alto della televisione o lo stile adottato per arredare casa sono motivi di litigio in casa, tanto vale pensare che una relazione di tipo LAT, potrebbe essere una soluzione. Ma a che costo?

Secondo quanto riportato da un articolo uscito su Il Sole 24 ore, a caro prezzo. La vita da single è costosa e una coppia che sceglie di non convivere, deve metere da subito mano al portafogli. le sese, infatti, sono doppie: due affitti (o due mutui), due bollette della luce e del gas, doppio canone tv e doppie rate condominiali. E poi c'è tutto il resto: l'arredo, il set di biancheria della casa, il servizio di piatti e bicchieri, l'auto, il bollo e l'assicurazione. Tutto doppio. Eppure secondo una recente indagine Istat nel corso del 2018 le famiglie formate da una sola persona sono progressivamente aumentate, passando dal 20,8 al 31,9 per cento. Quanto siamo disposti a spendere per tenere vivo il rapporto?