Mallen (Presidente Asvis) a Ohga: “Nell’ultima legislatura nessuna legge per la rigenerazione urbana e il contrasto al consumo di suolo”

L’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile ha lanciato un appello a tutti i partiti politici, un decalogo di proposte da attuare per mettere in atto una vera transizione ecologica. Ne abbiamo parlato con Marcella Mallen, presidente ASviS.
Rubrica a cura di Francesco Castagna
23 Settembre 2022

Tra le associazioni che si occupano di promuovere i temi legati all'agenda 2030 e promuovere la sostenibilità, anche l'Asvis (Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile) per le elezioni del 25 settembre ha lanciato un appello alle forze politiche. Lo scopo è il raggiungimento dei 17 obiettivi previsti nell'Agenda 2030, sottoscritta il 25 settembre 2015 dai governi dei 193 Paesi membri delle Nazioni Unite, e approvata dall'Assemblea Generale dell'ONU.

Lo scopo di Asvis, un'alleanza composta da 300 associazioni, è stato quello di ricordare ai partiti politici quanto sia fondamentale accelerare la transizione ecologica e di quanto sia importante prevedere dei piani di prevenzione e di analisi degli scenari futuri. Per approfondire le richieste di Asvis ne abbiamo parlato con la Presidente Marcella Mallen.

Questa è "Che Ambiente votiamo?", la maratona green di Ohga per le elezioni del prossimo 25 settembre. In vista di una campagna elettorale molto breve ma intensa, il nostro obiettivo sarà quello di accompagnarti fino a quando metterai la tua X sul simbolo di un partito o di una coalizione.

Delle dieci proposte che avete inoltrato a tutte le forze politiche, quali sono le tre che secondo voi meritano la priorità?

Come è nello spirito dell’Agenda 2030, dove tutti gli Obiettivi sono collegati tra di loro, anche nel decalogo che abbiamo proposto di sottoscrivere alla politica, e alla società civile non c’è un punto più importante degli altri. Il decalogo rientra in una visione sistemica del cambiamento verso la sostenibilità, che mette insieme le dimensioni ambientale, sociale, economica e istituzionale.

Nel 2018 avete proposto un decalogo che includeva anche l'inserimento della tutela dell'ambiente e del paesaggio in Costituzione, oggi – come scrivete – la proposta è diventata realtà. Quali sono stati i risultati legati all'inserimento di tale tutela? Cosa si potrebbe implementare?

Per cominciare vorrei sottolineare che dal 1948 il testo della Costituzione è stato modificato 18 volte ma mai fino a oggi nella parte relativa ai princìpi fondamentali (articoli 1-12). L’adeguamento di questa parte con la modifica dell’articolo 9 rappresenta quindi un atto unico, straordinario, che dimostra l’importanza che il Parlamento ha attribuito alla sostenibilità e al rispetto degli equilibri ecosistemici e generazionali. Ci sono dunque tutti i presupposti per considerare questa riforma come un salto di paradigma.

Superata questa tappa il percorso del Paese sulla strada della transizione ecologica dovrebbe accelerare, a patto che le modifiche della Carta siano messe in pratica attuate dalla politica, tramite nuove leggi e nuovi programmi. Un esempio: abbiamo migliaia di pubbliche amministrazioni, ciascuna di esse dovrebbe ripensare al proprio ruolo, al modo di lavorare e alle finalità per agire in funzione di questi nuovi principi.

Di cosa si dovrebbe occupare l'intergruppo parlamentare per lo sviluppo sostenibile? Come potrebbe intervenire per migliorare lo sviluppo sostenibile dell'Italia?

Nel nostro Parlamento esistono già diversi intergruppi. Si tratta di libere associazioni di parlamentari che si uniscono per portare avanti una causa trasversale e comune. La proposta di crearne uno dedicato allo sviluppo sostenibile mira a rafforzare la capacità di intervenire sul dibattito parlamentare per proporre misure legislative orientate al raggiungimento dei 17 Obiettivi dell’Agenda 2030.

Nel decalogo avete proposto l'approvazione della legge sulla rigenerazione urbana già predisposta dal Senato, vi soddisferebbe a pieno grado oppure si può ancora inserire qualcosa?

Partiamo col dire che il bilancio su questi temi è negativo. Nessuna delle leggi attese da tempo sul governo del territorio, come quella sulla rigenerazione urbana e sul contrasto al consumo di suolo, è stata approvata nel corso dell’ultima legislatura. Parallelamente all’approvazione della legge predisposta dal Senato occorre avviare celermente i lavori del Comitato interministeriale per le politiche urbane (CIPU) e razionalizzare la complessa governance per lo sviluppo sostenibile nelle aree urbane con altri organismi quali il Comitato interministeriale per la transizione ecologica (CITE) e il Comitato interministeriale per la programmazione economica e lo sviluppo sostenibile (CIPESS).

Bisogna inoltre incardinare l’Agenda urbana nazionale per lo sviluppo sostenibile nel ciclo di programmazione economica e finanziaria dello Stato, facendola diventare un Allegato al Documento di economia e finanza (DEF) annuale come oggi avviene per l’Allegato infrastrutture. Infine, vanno coordinate le diverse linee di azione con le risorse necessarie a garantire le attività di adattamento e mitigazione alla crisi climatica.

Come si dovrebbe muovere l'Italia per quanto riguarda la Strategia sulle rinnovabili?

Sulle rinnovabili siamo fermi da troppo tempo, basti pensare che per centrare gli obiettivi che ci siamo dati dovremmo installare circa 7GW di energia rinnovabili ogni anno.

Negli ultimi anni, invece, non siamo andati oltre la soglia 0,3GW-0,4GW. Coerentemente con l’obiettivo europeo del taglio delle emissioni climalteranti del 55% entro il 2030 e rispetto ai livelli del 1990, vanno con urgenza attuate le misure indicate dalla Commissione europea nella raccomandazione del 18 maggio 2022 sulla semplificazione delle procedure, l’incremento della disponibilità di competenze per PA e digitalizzazione, la definizione di un piano nazionale che individui le aree idonee per le rinnovabili; la partecipazione pubblica e condivisione sociale dei benefici.

Il nuovo PNIEC (il Piano Nazionale Integrato Clima ed Energia) dovrà integrare queste misure verificando l’effettiva capacità di garantire il conseguimento della soglia minima del 45% di rinnovabili nel mix energetico al 2030.

Come dovrebbe muoversi l'Italia per risolvere l'emergenza siccità, che sta progressivamente riguardando sempre più aree del nostro Paese?

Dovremmo avere un approccio integrato rispetto alla tutela delle risorse idriche e ai processi di conservazione e ripristino dei nostri ecosistemi. La minor disponibilità di acqua che stiamo sperimentando dipende infatti in gran parte da due fattori: la crisi climatica e la gestione delle risorse. Per quanto riguarda il primo, dobbiamo fare il possibile per azzerare le nostre emissioni di gas serra, anche attraverso le misure di cui parlavamo precedentemente.

Per la gestione delle risorse bisogna adottare misure urgenti per l’ammodernamento della rete idrica nazionale, visto che secondo i dati Istat in Italia il 42% dell’acqua che entra negli acquedotti viene disperso. Il quarto Rapporto sullo stato del capitale naturale d’Italia ci ricorda, poi, che tra gli ecosistemi più a rischio nel nostro Paese vi sono quelli delle acque dolci, fiumi e laghi. Le “arterie blu” dei territori e il ciclo idrico, fondamentali per il benessere dell’ambiente, dovrebbero essere attentamente curate.

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Il mio interesse per il giornalismo nasce dalla voglia di approfondire tutto ciò che oggi giorno accade sempre più velocemente. Unisco altro…