Marta Vieira da Silva, una delle migliori giocatrici di calcio al mondo (senza uno sponsor)

Veste la maglia numero 10 come il grandissimo Pelé. D’altronde chi l’ha scoperta all’età di 14 anni sapeva che sarebbe diventata una vera campionessa. Oggi Marta Vieira da Silva continua a segnare più gol di quanto si potrebbe lontanamente pensare e non smette di essere una tenace promotrice dell’uguaglianza nello sport.
Rubrica a cura di Gaia Cortese
21 agosto 2019

È ancora nell’aria l’entusiasmo per la nostra Nazionale di calcio femminile, giunta ai quarti di finale dei Mondiali di Francia 2019. Eppure il calcio femminile è sempre stato considerato poco, sempre visto come uno sport "da uomini" e dove soprattutto da sempre sono mancate le necessarie sovvenzioni per le squadre femminili. Non è quindi raro che una donna, se pur talentuosa, abbia serie difficoltà ad affermarsi in questo sport.

Ci è passata una giocatrice che, nonostante tutto, si è anche guadagnata un appellativo non da poco, la Pelé con faldas ("Pelé con la gonna"), dal nome del più grande giocatore di tutti i tempi. Non a caso in Nazionale la sua maglia è il numero 10, proprio come il grandissimo Pelé, e con questa maglia Marta Vieira da Silva ha conquistato due argenti alle Olimpiadi rispettivamente del 2004 e del 2008, e uno nel Mondiale del 2007.

Lotta contro i pregiudizi e contro tutte le persone che dicono che non puoi farcela.

Marta Vieira da Silva

Classe 1986, Marta è ormai considerata una delle migliori giocatrici nella storia del calcio. Attaccante della squadra statunitense dell’Orlando Pride e della Nazionale brasiliana, all’età di 33 anni ha già vinto sei FIFA Women's World Player of the Year (dal 2006 al 2010, a cui si è aggiunto quello del 2018) e un Best FIFA Women's Player (2018), per un totale di 7 affermazioni come miglior giocatrice del mondo. Nel gennaio del 2013 è stata nominata Ambasciatrice del Campionato mondiale di calcio 2014 in Brasile e in occasione della cerimonia di apertura delle Olimpiadi di Rio de Janeiro 2016 è stata una portabandiera.

Il suo è un talento naturale, che già era evidente quando Marta giocava per le strade di Dois Riachos, un piccolo paese del nord-est del Brasile di appena 12mila abitanti, e tutti i maschi la sceglievano per formare le squadre. Sua madre (il padre ha abbandonato la famiglia quando lei aveva solo un anno) non poteva permettersi di mandarla a scuola, così Marta era costretta a vendere frutta al mercato per aiutare lei e i suoi tre fratelli a guadagnare il necessario.

Marta è stata scoperta all’età di 14 anni da Helena Pacheco, nota allenatrice brasiliana. La sua velocità, la potenza del suo piede sinistro e il controllo della palla la distinguevano come giocatrice di calcio e la Pacheco era certa di avere di fronte una futura campionessa.

È così che la aiuta ad entrare nella squadra femminile del Vasco de Gama, dove Marta gioca due anni fino al momento in cui il Club decide nel 2001 di non tenere più il settore femminile. All’età di 17 anni Marta decide quindi di accettare l’offerta di trasferirsi in Svezia per giocare nell’Umea. E qui c’è la svolta. Non solo Marta vince diversi campionati, ma si aggiudica anche, per cinque volte consecutive, il premio assegnato dalla FIFA come migliore giocatrice dell’anno. All’Umea, Marta segna 111 goal in 103 partite, vincendo quattro scudetti e una Coppa Uefa.

Da lì in poi la sua carriera è in ascesa: Marta segna di continuo e gioca sempre ad alti livelli in tutte le squadre in cui milita, tra Stati Uniti e Brasile. Nel 2009, nei tre mesi di pausa del campionato americano, firma un contratto con il Santos: in 14 partite segna 26 gol e arriva alle finali (vincendole) di Copa del Brasile Femminile e Copa Libertadores Femminile.

Nonostante i tanti successi, Marta non ha uno sponsor: l’ultimo contratto è scaduto nella scorsa stagione e al momento, sembra che le offerte ricevute dalla giocatrice siano inadeguate a livello economico. Da lì l’idea di Marta di lanciare un chiaro messaggio affinché il calcio femminile possa acquisire la stessa credibilità di quello maschile: così, dopo aver segnato in una partita con la Nazionale, l’attaccante ha alzato la gamba davanti alle telecamere, mostrando un logo rosa e blu (simbolo dell’uguaglianza di genere).

Le Nazioni Unite hanno nominato Marta Ambasciatrice di buona volontà per il suo ruolo di promotrice dell’uguaglianza nello sport. L Football riporta una bellissima lettera che Marta ha scritto a se stessa appena quattordicenne. Vale davvero la pena di leggerla.

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