Mieloma multiplo: sintomi, diagnosi e cure di una malattia (non troppo) rara

Dolori alle ossa, frequenti fratture e debolezza generale potrebbero essere, in età avanzata, i sintomi del Mieloma Multiplo, un tumore del sangue che viene considerato una malattia rara, ma che colpisce ogni anno in Europa almeno 39.000 persone. Oggi le terapie per curare questo tumore sono sempre più innovative, meno tossiche e più tollerate dall’organismo.
Gaia Cortese 15 aprile 2019
* ultima modifica il 15/04/2019

Con 39.000 nuovi casi diagnosticati ogni anno in Europa, il mieloma multiplo, è il secondo tumore del sangue più diffuso tra pazienti intorno ai 65-70 anni di età. Viene considerato una malattia rara, ma non lo è. Anzi, con una prospettiva di vita che si fa sempre più lunga, il mieloma multiplo diventerà una patologia sempre più comune (+ 17% entro il 2025).

Cos'è il Mieloma multiplo

Lo si definisce come una neoplasia ematologica, più semplicemente è un tumore del sangue. Una malattia fatale in cui le plasmacellule, importanti componenti del sistema immunitario, si replicano in modo incontrollato e si accumulano nel midollo osseo. È una malattia incurabile: il 25% va incontro al decesso entro un anno dalla diagnosi, mentre il 40% dei pazienti  ha un'aspettativa di vita di almeno cinque anni. La caratteristica di questo tumore è che a un certo punto, con la dovuta terapia, ha una remissione della malattia, ma in poco tempo manifesta una recidiva, ossia il tumore torna a manifestarsi nonostante la terapia in atto. Dopo ogni recidiva il paziente risponde sempre meno alle terapie seguite e anche i periodi di remissione della malattia diventano sempre più brevi, nonostante i trattamenti seguiti ogni volta che si ripresenta la malattia

Quali sono i sintomi

Il Mieloma Multiplo si manifesta inizialmente con sintomi che possono essere tranquillamente scambiati per una banale influenza o per i tipici acciacchi dovuti all'età avanzata: dolori ossei, affaticamento, debolezza, sanguinamento e facile formazione di ecchimosi, infezioni frequenti e talvolta febbre, danni alle ossa e frequenti fatture.

"Quello che deve mettere in allarme è il dolore che non va via nonostante l'assunzione di antidolorifici o altri trattamenti farmacologici –  spiega Paolo Corradini, Direttore della Divisione di Ematologia all'Istituto Nazionale dei Tumori di Milano e Presidente SIE -. Si percepisce che è un dolore diverso da quello abituale e diventa importante ricorrere al più presto a un'analisi del sangue per colpire la malattia prima che danneggi la struttura scheletrica o danneggi altri organi".

Oltre ai dolori ossei spesso nel paziente colpito da Mieloma Multiplo compare anche l'anemia. La carenza di ferro può essere un segno comune a tante malattie, ma quando i disturbi non passano in una persona anziana, il medico inizia a sospettare qualcosa e a questo punto si passa all'esame del sangue e alla radiografia dello scheletro.

Quali esami per una diagnosi

Un esame del sangue individua subito se è in atto un aumento delle immunoglobuline (Ig), ossia quelle particolari proteine coinvolte nella risposta immunitaria, conosciute più comunemente come anticorpi. L'esame diagnostico che segue all'analisi del sangue solitamente è una radiografia della schiena, che rileva se ci sono o meno danni all'apparato scheletrico.

Come si cura

"L'approccio terapeutico alla malattia dipende molto dalle condizioni del paziente. Oggi abbiamo a disposizione quattro, cinque linee di cura diverse con farmaci che hanno modalità di somministrazione ed effetti collaterali molto diversi rispetto alle precedenti cure (chemioterapia tradizionale). Molte terapie oggi vengono somministrate non solo per via orale, ma anche per via sottocutanea o per via endovenosa – spiega Luca Baldini, Direttore UOC di Ematologia al Policlinico di Milano -. Resta caposaldo della terapia l'autotrapianto del midollo osseo, che si esegue da cellule staminali del sangue, nei pazienti eleggibili al trattamento".

"Attualmente ci si prepara all'autotrapianto con triplette o combinazioni di quattro farmaci che agiscono sulla malattia con risultati sull'autotrapianto migliori e più duraturi nel tempo. Esistono poi terapie di mantenimento con farmaci assunti per via orale che permettono una stabilizzazione dei risultati ottenuti con l'autotrapianto – continua  il Dottor Luca Baldini – . Quei pazienti che non sono eleggibili all'autotrapianto seguono una terapia diversa che consiste nell'assunzione di due categorie di farmaci: gli immunomodulatori per via orale e gli inibitori del proteasoma (un complesso multiproteico che causa la degradazione delle proteine cellulari) in combinazione con cortisonici e chemioterapici".

Fonte| Airc

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