Mille modi per dire “plastica”: quali tipi esistono?

Polietilene, nylon, cellulosa, polivinilcloruro. Sono solo alcune delle varietà in cui la parola “plastica”, che noi usiamo per indicare qualunque cosa, può declinarsi. Ma quali sono davvero le differenze e con quanti tipi diversi di questo materiale entriamo in contatto ogni giorno? Ecco qualche esempio.
Rubrica a cura di Sara Del Dot
1 febbraio 2019

Fino ad ora ti ho raccontato di che cos’è la plastica e di come è arrivata a entrare nella top 3 dei materiali più prodotti e utilizzati al mondo. Ma è importante sapere che, di plastica, non ce n’è soltanto un tipo. Le modalità in cui questo materiale può declinarsi sono decine, sulla base del suo futuro utilizzo e delle sue potenzialità, e in un mondo ideale a ciascuna categoria dovrebbe essere dedicata una filiera di riciclo apposita. Ma cominciamo a fare un po’ di chiarezza in merito.

Una prima macro suddivisione delle materie plastiche può essere effettuata proprio a livello molecolare, sulla base di come reagiscono al calore e del modo in cui vengono modellate ed eventualmente riutilizzate. Infatti, è possibile effettuare una distinzione a monte tra materie plastiche termoindurenti, termoplastiche ed elastometri. I primi due grandi gruppi contengono poi dentro di sé tutti i generi di plastica esistenti, individuati più nello specifico. Vediamoli insieme più nel dettaglio.

Termoplastiche

Le termoplastiche sono quel genere di materie plastiche che si formano venendo ammorbidite tramite calore, così da consentirne la modellazione, per poi essere re-indurite. La loro particolarità, che poi è ciò che le distingue anche dagli altri tipi di materie plastiche, è il fatto che il procedimento tramite cui il materiale viene sciolto e poi ricompattato può essere svolto all’infinito. Quando parliamo di termoplastiche ci riferiamo a materiali come:

  • Polietilene (PE): si tratta di del tipo di materiale plastico più comune esistente, è uno dei più semplici polimeri sintetici ed è molto utilizzato, anche grazie al costo molto basso, per la realizzazione di tantissimi oggetti di uso comune. Il polietilene è sottoposto a un’ulteriore classificazione. Può infatti essere ad alta intensità (HDPE), utilizzato prevalentemente per tubi, contenitori per cosmetici, flaconi vari, giocattoli; può essere a bassa densità (LDPE), utilizzato per sacchetti di plastica, imballaggi, pellicole per alimenti; e può essere ad ultra-alto peso molecolare (UHMWPE), usato per tubazioni elettriche, rivestimenti industriali, protesi e giubbotti antiproiettile. La classificazione del polietilene in realtà non si esaurisce in queste tre categorie, ma per non fare troppa confusione conviene fermarci qui.
  • Polistirene (PS): meglio conosciuto come polistirolo, è molto utilizzato per la produzione di contenitori, oggetti monouso come rasoi, piatti e posate, barattoli, involucri, custodie. Una sua variante è quella del polistirene espanso, che sicuramente ti ricordi grazie alla sua struttura a piccole palline schiacciate, utilizzatissimo per imballaggi di qualsiasi tipo e per impianti di isolamento.
  • Polietilele Tereftalato (PET): si tratta di una resina utilizzatissima in ambito alimentare, infatti è il materiale con cui solitamente si realizzano le bottiglie in plastica, ma anche i maglioni in pile. Il PET ha una propria filiera di riciclo, infatti se guardi sotto una qualsiasi bottiglia, potrai notare il classico triangolino composto da frecce che indicano che l’oggetto che hai in mano è riciclabile o che è già stato realizzato in parte con materiale riciclato.
  • Polivinilcloruro (PVC): è forse il materiale plastico più usato al mondo, non a caso è materia prima praticamente per tutto. Resistente all’acqua e a temperature altissime, con il PVC si realizzano tubi, grondaie, attrezzatura sportiva, cavi, imballi, dischi, abiti, impermeabili.
  • Polipropilene (PP): polimero molto versatile, rigido, resistente alle alte temperature viene usato per diverse applicazioni, dalle vasche, agli anelli, agli zerbini e gli scolapasta, imballaggi, tappi, prodotti sanitari…
  • Poliammide (PA): conosciuto da tutti come nylon, inizialmente, negli anni ’40, veniva usato per la produzione di calze da donna. Oggi i suoi campi di utilizzo si sono ampliati notevolmente, infatti è presente nella maggior parte degli abiti, ma anche in migliaia di altri oggetti, come ad esempio gli spazzolini da denti. Il nylon presenta una grande resistenza al calore, ma anche elasticità e resistenza agli urti.
  • Resine Acriliche: usate in edilizia, per rivestimenti, in sostituzione al vetro.
  • Celluloide (nitrato di cellulosa): flessibile, resistente all’umidità ma anche infiammabile, la celluloide è stata il primo materiale plastico a essere prodotta industrialmente negli anni 60 dell’800. Molto utilizzata in passato per la realizzazione di dischi, giocattoli e altri oggetti, oggi è un po’ meno considerata a causa del suo costo elevato.
  • Acido Politattico (PLA): deriva da fonti di origine vegetale come il mais e viene utilizzato in prodotti che devono presentare caratteristiche di biodegradabilità. Molto utilizzato nel settore biomedico in passato, oggi viene usato anche per oggetti in plastica monouso e tessuti vari.

Polimeri termoindurenti

I termoindurenti sono polimeri che, a differenza delle termoplastiche, si induriscono quando sottoposti a calore e, successivamente, non possono essere ri-fusi per un nuovo utilizzo. Se sottoposti nuovamente a temperature troppo alte, invece di sciogliersi rischiano di carbonizzarsi. Un esempio può essere fatto con il silicone utilizzato per gli stampi da forno, che riesce a resistere a temperature molto alte senza sciogliersi. Se vengono realizzati in una forma più dura, invece, sono meno resistenti agli urti rispetto agli altri tipi di plastica. Possiamo considerare tra i polimeri termoindurenti materiali come:

  • Poliuretano: idrorepellente, di lunga durata, isola i suoni, resiste a carichi pesanti. Il poliuretano è usato per tante applicazioni a seconda delle sue varie forme. Infatti, può essere espanso flessibile, usato principalmente per imbottiture e materassi, espanso rigido, per isolamenti acustici, rigido compatto ed elastico compatto.
  • Resine fenoliche (bachelite): usate principalmente per la produzione di legno di compensato e lamine.
  • Resine melamminiche: molto usate per fòrmica, laminati, colle e vernici, perché resistono molto bene agli agenti chimici, alle alte temperature e all’umidità-
  • Resine epossidiche: essendo un materiale isolante, viene molto usato per le pavimentazioni, ma anche nell’industria elettrica, nautica, aerospaziale, edile e per la realizzazione di numerosi oggetti di uso comune.
  • Resina poliestere insatura: usata quasi sempre in combinazione con materiali di rinforzo per creare, ad esempio, vetroresina, imbarcazioni, tavole da surf, cucine, tegole, ma anche vernici, sanitari, coloranti e marmi artificiali, grazie alla sua flessibilità e prestazioni meccaniche, oltre a caratteristiche come leggerezza, resistenza a usura e stabilità in presenza di sbalzi di temperatura.
  • Resina vinilestere: molto resistente, viene usata principalmente per grandi costruzioni come ad esempio parti di aerei e altri mezzi di trasporto pesanti.
  • Poliimmidi: usati prevalentemente in ambito industriale nei settori automobilistico e aerospaziale. 

Elastometri

Gli elastometri sono una sorta di via di mezzo tra i termoindurenti e le termoplastiche, ma la loro principale caratteristica è la flessibilità. Sono infatti molto elastici e possono essere allungati tornando poi alle dimensioni iniziali. Possono essere, appunto, sia termoindurenti che termoplastici.

Insomma, pare che la parola “plastica” contenga in sé decine di significati. E probabilmente, con il tempo, se ne aggiungeranno altri. Così, questo mondo di plastica assume tante sfaccettature diverse, ciascuna con il proprio significato e il proprio ruolo.

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Sono nata e cresciuta a Trento, a due passi dalle montagne. Tra mille altre cose, ho fatto lunghe passeggiate nel bosco altro…