Nella pandemia le persone ipovedenti sono più a rischio: l’appello dell’Uici in occasione della giornata mondiale dell’alfabeto Braille

Chi non ci vede utilizza il tatto per interagire con il mondo. E nel bel mezzo di una pandemia questa condizione mette la salute dei non vedenti più a rischio rispetto agli altri. Per questo, in occasione della giornata mondiale dell’alfabeto Braille, l’Unione italiana Ciechi e Ipovedenti ha lanciato un appello per chiedere che a ciechi e ipovedenti sia data priorità nelle vaccinazioni.
Sara Del Dot 4 Gennaio 2021

Chi non può vedere interagisce con il mondo utilizzando tutti gli altri sensi. In particolare, ciechi e ipovedenti fanno largo uso del tatto per comunicare, interagire con l’ambiente attorno a loro e anche per leggere. Per questo nel bel mezzo della pandemia chi non vede è senza dubbio esposto a maggiori rischi. Perché all’improvviso toccare le cose non è stato più sicuro.

Per questa ragione, oggi 4 gennaio in occasione della giornata mondiale dell’alfabeto Braille (che coincide con la data di nascita del suo creatore), l’Uici, Unione italiana Ciechi e Ipovedenti che rappresenta circa 2 milioni di cittadini ha richiesto al Ministro Speranza e al Commissario Arcuri “massima attenzione e priorità nell’accesso alla vaccinazione per le persone non vedenti ormai allo stremo dopo mesi di emergenza”.

Le persone con disabilità visive, ha sottolineato il Presidente dell’Unione Mario Barbuto, sono tra le più esposte al rischio di contagio da Covid-19, di conseguenza “necessitano di priorità e attenzione particolare in questa fase di programmazione degli accessi alla vaccinazione. A questo riguardo come Unione siamo anche disponibili a mettere a disposizione le nostre strutture capillari sul territorio e la nostra conoscenza delle problematiche dei non vedenti per studiare le modalità più opportune per provvedere al più presto alla loro vaccinazione, sia pure nel rispetto delle priorità già definite".