
A Roma, al civico 16 di Via della Lega Lombarda, dopo le 23 chi non può permettersi un trancio di pizza, può trovarla sotto un albero, chiamato per l'occasione l'Albero della Solidarietà. L’iniziativa è di un ragazzo siriano, Moeh Darwich, 27 anni, proprietario e gestore della pizzeria Ferro di Roma.
“Se hai bisogno di cibo e non puoi pagarlo, ogni sera dopo le 23, lasceremo qui della pizza gratis”. È quanto si legge sul cartello che è stato appeso su un albero a pochi metri dalla pizzeria.
Come è nata l’iniziativa dell’albero della solidarietà?
Abbiamo aperto la pizzeria circa due anni fa, specializzandoci nella pizza a lunga lievitazione. Il nostro è un quartiere molto bello, nel tempo abbiamo fatto la conoscenza di tutto il vicinato. Non è raro che capiti che diverse persone del quartiere, magari senza fissa dimora, passino per chiedere un pezzo di pizza o qualcosa da mangiare: a tale richiesta non si può dire di no, perché è gente che è in difficoltà e ha un bisogno.
Nelle ultime settimane abbiamo pensato che fosse importante lanciare un’iniziativa intorno all’orario di chiusura. Molti ristoranti già lo fanno utilizzando un’app che gli permette di vendere un pasto a prezzo ridotto, ma noi abbiamo deciso di percorrere una strada diversa: donare direttamente.
Nel nostro quartiere è fondamentale fare qualcosa del genere e vorremo invogliare anche altri ristoranti a fare lo stesso. Abbiamo reso tutto molto semplice, scegliendo di proposito un orario come le 23. È una questione di dignità perché una persona che vuole un pezzo di pizza, magari non vuole essere vista.
Cosa ti ha spinto a compiere gesto così altruista?
Non credo sia giusto che una persona che non ha la situazione economica di un’altra, non possa avere la stessa opportunità, che in questo caso è poter portare una fetta di pizza a casa. Sono il titolare di questa pizzeria da quasi due anni e con me lavorano altre quattro persone; provengo dalla Siria e prima di arrivare in Italia ho vissuto diversi momenti di difficoltà. Sappiamo tutti cosa è successo nella mia terra di origine, quanto sia importante dare un contributo per aiutare: ma non è aiuto, si chiama giustizia.
Prima di arrivare in Italia nel 2016 ho viaggiato in diversi Paesi, tra cui la Giordania e l’Egitto, e ho sempre lavorato nella ristorazione, anche in due campi di rifugiati. Poi sono venuto a Roma, mi sono laureato a Tor Vergata, ho imparato da un bravo maestro a fare la pizza romana e adesso stiamo crescendo come attività.
Perché alla fine hai scelto l’Italia come Paese dove vivere?
Perché è un paese mediterraneo. Volevo un posto dove potermi sentire a casa e ci sono riuscito grazie a tutte le persone che ho conosciuto qui. Grazie a loro sono riuscito a creare questo concetto di casa che mi mancava. Suono anche il mandolino…