Parkinson: tutto quello che dovresti sapere sulla malattia

Solo a nominarla fa paura, perché si tratta di una malattia che impedisce il controllo dei movimenti del corpo. Le cause non sono ancora note e purtroppo non è possibile guarire. Ma grazie ai progressi della medicina e della farmacologia è possibile conviverci in maniera dignitosa anche per molti anni.
Federico Turrisi 29 luglio 2019
* ultima modifica il 29/07/2019

Il pugile Cassius Clay, il cantautore Bruno Lauzi, il dittatore Francisco Franco, il cardinale Carlo Maria Martini, papa Giovanni Paolo II. Cosa hanno in comune tutti questi personaggi famosi, che hanno lasciato il segno nel secolo scorso e all'inizio del nuovo? Una grave malattia neurodegenerativa, dalla quale non si può guarire: il morbo di Parkinson. Il segno distintivo, che abbiamo tutti imparato a conoscere, di questa patologia è il tremore; la sintomatologia però non si riduce solo a questo, è varia e stravolge completamente la vita delle persone affette e dei loro familiari. In Italia, secondo le stime del Ministero della Salute, sono almeno 230 mila le persone colpite dal Parkinson, ma si stima che il numero sia destinato a raddoppiare entro i prossimi 15 anni. È stato calcolato che la spesa a carico del Servizio Sanitario Nazionale raggiunga 1,3 miliardi di euro. Ma conosciamo meglio questa terribile malattia.

Che cos'è il Parkinson?

Il morbo di Parkinson, come abbiamo detto, è una malattia neurodegenerativa. Colpisce il sistema nervoso centrale, cioè il cervello, e in particolare i neuroni della substantia nigra. In questa regione del mesencefalo viene prodotta la dopamina, un neurotrasmettitore fondamentale per il controllo dei movimenti del corpo. I sintomi tipici del Parkinson sono dovuti proprio alla carenza di questa sostanza. La malattia ha un'evoluzione lenta ma progressiva. L'età media di insorgenza è di circa 60 anni, anche se nel 5-10% dei casi i sintomi cominciano a manifestarsi prima dei 50 anni d'età: è questo il cosiddetto Parkinson a esordio precoce (o Parkinson giovanile).

Le cause del Parkinson

Le cause della malattia di Parkinson non sono ancora chiare. La comunità scientifica è concorde sul fatto che all'origine ci possa essere una combinazione di fattori, sia ambientali (per esempio l'esposizione a sostanze tossiche, come pesticidi o idrocarburi solventi) sia genetici (tra cui l'ereditarietà, il che vuol dire che se hai familiari affetti dal Parkinson potresti avere più probabilità di sviluppare la malattia, facendo tutti gli scongiuri possibili). Secondo alcuni studi, la malattia potrebbe comparire anche in seguito a traumi violenti alla testa: anche se non c'è alcuna certezza a riguardo, potrebbe essere stato questo il caso di una leggenda del pugilato come Cassius Clay/Muhammad Ali, al quale nel 1984 fu diagnosticato il morbo di Parkinson.

I sintomi del Parkinson

Quello più evidente e che subito ti fa pensare al Parkinson è il tremore a riposo, involontario e incontrollato. Gli altri sintomi principali, che insieme al tremore rappresentano i segni cardinali motori della malattia, cioè quelli che ne permettono la diagnosi, sono:

  • Rigidità: i muscoli delle persone affette, in particolare quelli degli arti, del collo e del tronco, sono tesi e irrigiditi, il che causa forti dolori e malessere;
  • Bradicinesia: ossia il rallentamento dei movimenti. È un sintomo particolarmente debilitante e frustrante, dal momento che le azioni che compivi ogni giorno rapidamente e facilmente diventano molto più macchinose;
  • Problemi di equilibrio: come abbiamo già detto, i malati di Parkinson tendono a camminare con il busto inclinato in avanti. Hanno quindi problemi di postura e di equilibrio che molto spesso causano cadute.

C'è poi una galassia di altri sintomi non motori che vanno dall'ansia alla depressione, all'insonnia. In alcune persone, soprattutto in età avanzata, insorge anche la demenza, ovvero un deterioramento delle facoltà cognitive dovuto allo sviluppo di corpi di Lewy (degli ammassi proteici anomali che si formano all'interno dei neuroni) nella substantia nigra, che – come ricorderai – è l'area del cervello danneggiata nei malati di Parkinson.

Prendi nota, senza allarmarti: la riduzione dei movimenti pendolari delle braccia mentre cammini, il rimpicciolimento della scrittura, un generale rallentamento durante l'attività motoria e gli sbalzi d'umore possono essere considerati segni precoci del Parkinson.

Come si cura il Parkinson

Al momento purtroppo non esiste una cura per la malattia di Parkinson. Va subito detto che il Parkinson non è una malattia mortale di per sé, ma peggiora con il tempo in modo variabile da persona a persona; l'aspettativa di vita media di un paziente con il Parkinson è generalmente la stessa di una persona sana. Potresti dunque convivere con la malattia anche per decenni. Per attenuare i sintomi e rendere migliore la qualità della vita dei malati esistono però delle terapie. In primis, quella farmacologica.

Il farmaco più utilizzato, e quello che finora ha dimostrato la più alta efficacia è la levodopa, che può essere somministrata anche per via orale, generalmente insieme ad agenti che impediscono la sua conversione in dopamina al di fuori del cervello: il farmaco infatti entra tramite lo stomaco nel circolo sanguigno ed è in grado di superare la barriera emato-encefalica, trasformandosi in dopamina solo quando ha raggiunto la sua destinazione, ossia il cervello. Gli effetti? Un miglioramento sia dei disturbi nervosi (rigidità, tremori) e di quelli psichici (ansia, depressione e cambiamenti dell'umore). Anche la fisioterapia è considerata un'arma molto utile a disposizione del paziente. Anzi, spesso ai parkinsoniani viene consigliato di fare, per quanto possibile, sport o altre attività che possono avere benefici sia per la psiche sia per il fisico.

Fonti | Osservatorio Malattie Rare, Istituto Superiore di Sanità

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