Piede cavo: cosa accade quando l’arcata plantare è troppo alta e a quali problemi può portare la malformazione

Il piede cavo è una deformità del piede che comporta un arco plantare molto più alto del normale e che non riesce ad appiattirsi quando lo si carica. Questa condizione può portare ad un varismo della parte posteriore del piede e una deformità ad artiglio delle dita, nonché a problemi di deambulazione e dolore: esaminiamo insieme le cause e i trattamenti possibili.
14 Ottobre 2021 * ultima modifica il 14/10/2021

Il piede cavo non è necessariamente una patologia, molte persone soffrono di un certo cavismo del piede perlopiù asintomatico, in cui la funzionalità dello stesso non è quasi per nulla compromessa.

Definizione

Il piede cavo è una malformazione ortopedica del piede caratterizzata principalmente da una marcata elevazione dell’arco longitudinale del piede, che rende il piede arcuato verso l’alto: in pratica l’arco plantare non si appiattisce con il carico. Si manifesta sia nei pazienti pediatrici che negli adulti, e la deformità può essere localizzata nella parte anteriore del piede, nel mesopiede o nel retro, o in una combinazione fra questi. Di solito la causa è da ritrovare in condizioni neurologiche che portano degli squilibri muscolari.

Insieme al piede piatto, il piede cavo rappresenta un’anomalia della volta plantare: nel piatto l’arco plantare è basso e quasi completamente a contatto con il terreno, creando una condizione completamente opposta al piede cavo.

Il piede cavo solitamente si presenta prima della pubertà e il suo sviluppo è lento; a lungo andare può portare ad alterazioni della normale crescita delle ossa, alterando la forma del piede soprattutto nei pazienti in via di sviluppo.

Il piede cavo bilaterale è più spesso di origine ereditaria e congenita, mentre in presenza di piede cavo unilaterale potrebbe trattarsi di una condizione post-traumatica.

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Il piede cavo è una malformazione opposta a quella nota come piede piatto.

Cause

La causa più comune di piede cavo è una neuropatia motoria e sensoriale ereditaria, più precisamente la malattia di Charcot-Marie-Tooth, che colpisce soprattutto i muscoli della parte inferiore delle gambe, che si indeboliscono, causando atrofia. Ad essere colpiti sono i nervi che controllano i movimenti muscolari e che inviano le informazioni sensoriali al cervello; si tratta di una patologia degenerativa progressiva, che solitamente richiede un intervento chirurgico per cercare di evitare una deformità fissa.

Altre cause neurologiche possono essere:

  • paralisi cerebrale;
  • ictus;
  • lesioni del midollo spinale;
  • Parkinson;
  • corea di Huntington;
  • poliomelite;
  • polineuropatie;
  • sclerosi laterale amiotrofica.

Nelle forme congenite, ossia presenti alla nascita, rientrano invece:

  • cause idiopatiche;
  • artrogriposi;
  • piede torto non trattato.

Tra le cause traumatiche possiamo trovare:

  • sindrome compartimentale;
  • fratture dell’astragalo;
  • lesioni del nervo peroneo;
  • fratture.

Tra le altre cause possiamo includere l’artrite reumatoide o l’artrosi della caviglia, la fibromatosi plantare o il piede diabetico.

In letteratura infine si discute anche un sottogruppo di pazienti con piede cavo in forma più blanda, senza un processo patologico sottostante: si parla di piede cavo acquisito, tra i cui possibili fattori scatenanti possono rientrare anche calzature inadeguate o attività sportive che costringono il piede, le dita e l’arco plantare in posizioni non fisiologiche.

Sintomi

La sintomatologia del piede cavo comprende soprattutto dolore al piede, spesso causato dall’aumento di stress sulla parte a causa della deformità; possono essere sede di dolore in particolar modo il tallone, la parte laterale del piede e la prima testa metatarsale.

Potrebbero essere abbastanza frequenti delle distorsioni e gonfiori della caviglia, e si potrebbe avvertire dolore alla fascia plantare con conseguente infiammazione, e anche al ginocchio. La deambulazione errata, nei casi più gravi, potrebbe portare addirittura ad una frattura della colonna laterale del piede. Associati a questi sintomi si potrebbe notare la formazione di calli e dolore sulle prominenze ossee, nonché un consumo più rapido delle scarpe che si indossano, o una deformazione delle stesse.

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Diagnosi

In presenza di dolore al piede si dovrà sospettare il piede cavo soprattutto in presenza di una storia familiare della medesima malformazione, in quanto la causa neurologica principale, come abbiamo già visto, è ereditaria.

Le prime indagini strumentali sono le radiografie del piede, della caviglia e del calcagno sotto carico, ossia con il paziente in piedi, nonché risonanza magnetica e TAC, mentre successivamente possono essere utilizzate delle misurazioni degli angoli e dell’asse del piede.

Un esame fondamentale per la corretta diagnosi è il Coleman block-test: un test semplice in cui si inserisce uno spessore di circa 1 cm al di sotto dell’alluce del paziente posizionato in piedi, così facendo si valuterà il tipo di deformità in base a come il piede torna nella sua naturale posizione (se la deformità è rigida o flessibile), e quindi il conseguente corretto trattamento da intraprendere.

Come curarlo

Il trattamento dipenderà dal livello di deformità e dall'entità dei disturbi che comporta: nei casi meno gravi potrebbe essere utile e sufficiente l’utilizzo di ortesi, plantari su misura e l’utilizzo di farmaci antinfiammatori, cercando di allineare in modo corretto il piede in base alla tipologia di deformità.

In questi casi l’utilizzo di ortesi personalizzate è utile nell’alleviare la sintomatologia dolorosa, recuperando anche parte della funzionalità del piede, e potrebbe rivelarsi una terapia sufficiente nel trattamento della condizione.

In aggiunta all’utilizzo di ortesi si può intraprendere un programma di esercizi atti a rafforzare la parte inferiore della gamba, come lo stretching dei muscoli del polpaccio, per aumentarne la forza e la funzionalità. Purtroppo questa tipologia di terapia conservativa nei casi più gravi non è sufficiente, ma risulta utile solamente nel posticipare l’intervento chirurgico, senza il quale la deformità continuerà a progredire peggiorando il quadro.

L’intervento varia naturalmente in base al quadro clinico di ogni paziente, e può comprendere:

  • ricostruzioni di legamenti;
  • transfer tendinei: dei veri e propri trasferimenti di tendini da un punto all’altro per aumentare la forza di una zona o ridurne la trazione, bilanciando lo squilibrio muscolare;
  • osteotomie delle varie ossa del piede: in cui l’osso designato può essere tagliato per modificare, allungare o accorciare l’allineamento;
  • artrodesi: una procedura chirurgica che fonde insieme delle articolazioni, cercando di salvaguardare il corretto funzionamento della caviglia.
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Il recupero da queste operazioni varia in base alla gravità della condizione, dalla tipologia di intervento intrapreso e dall'età del paziente. In caso di osteotomie e transfer tendinei sarà necessario portare un gesso per una durata circa, solitamente, di 4 settimane, riottenendo la completa mobilità in 3-4 mesi; situazione invece più complessa in caso di artrodesi, in cui i tempi si dilatano leggermente. In ogni caso dipenderà poi molto dalla tipologia di riabilitazione fisica che si andrà ad impostare per un corretto recupero della parte.

Prevenzione

Essendo il piede cavo una condizione perlopiù congenita e causata da uno squilibrio muscolare dovuto nella maggior parte dei casi ad un problema neurologico, non esistono dei veri e propri metodi di prevenzione di questa condizione.

Sicuramente potrebbe essere utile, come può aiutare in molte altre situazioni patologiche dei piedi, cercare di utilizzare scarpe appropriate alla tipologia di movimento che si intende fare, o plantari che mantengano una corretta posizione dell'arcata plantare.

Laureata in Medicina e Chirurgia presso l'Università degli Studi di Pavia, ha svolto periodi di formazione in ospedali universitari della Comunidad altro…
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