Plastica negli oceani: tutti i dati di un problema soffocante, sopra e sotto la superficie

Un’isola di plastica galleggiante in mezzo all’oceano Pacifico, 63.000 particelle di microplastiche per ogni km quadrato di oceano, bicchieri, cotton fioc, posate, bastoncini dei palloncini ovunque. Nella rubrica Un mondo di plastica, oggi parliamo di quanta plastica si trova negli oceani. Ne hai un’idea?
Rubrica a cura di Sara Del Dot
5 aprile 2019

Entro il 2050 nei mari ci sarà più plastica che pesce. Lo ha affermato uno studio della Fondazione Ellen McArthur pubblicato a gennaio 2016 e l’ha ribadito l’anno successivo un documento del Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente (UNEP). Detta così, sembra impossibile. Invece si tratta di una prospettiva molto più probabile di quanto pensi.

Hai presente quando vai al mare e ti ritrovi a nuotare accanto a dei brandelli di sacchetti di plastica, oppure passeggiando sul bagnasciuga ti capita di individuare sulla sabbia tappi di bottiglia arrivati da chissà dove? Bene, sappi che, indipendentemente dal paradiso tropicale in cui ti trovi, qualche rifiuto plastico arriverà sempre su quelle coste. Perché la plastica, nel mare, è praticamente ovunque, che tu la veda o no. Pensa che l’80% dei rifiuti che si trovano negli oceani è rappresentato da scarti plastici, dei quali il 90% sono oggetti monouso come posate, bicchieri, cotton fioc, e bastoncini dei palloncini.

E i numeri sono spaventosi. Sono infatti 8 milioni le tonnellate di plastica che ogni anno finiscono nelle acque di tutto il mondo, più o meno l’equivalente del carico di un camion rovesciato nel mare ogni minuto. Ed è proprio per questo che ti dico che, se facendo un giro in barca ti imbatti in piattini, bottigliette, sacchetti della spesa o addirittura boiler e caldaie galleggianti, è tutto spaventosamente, pericolosamente nella norma.

Perché è lì, nell’oceano, che gran parte della plastica che gettiamo via va a finire, soffocando le piante, uccidendo gli animali marini, danneggiando il turismo e le economie locali dei paesi in via di sviluppo che non hanno le infrastrutture per raccogliere e riciclare tutti quei rifiuti. È probabile che quando ti trovi in uno stabilimento balneare tu non ti renda conto della vastità del problema. Al massimo trovi un paio di sacchetti, qualche bicchiere accartocciato che galleggia, una bottiglietta abbandonata sugli scogli.

Eppure avrai sentito nominare almeno una volta la Great Pacific Garbage Patch, l’isola di plastica situata in mezzo all’oceano Pacifico. Si tratta del più grande accumulo di rifiuti galleggianti al mondo, che conta circa 79.000 tonnellate di detriti. Un vero e proprio mostro ecologico, che diverse associazioni e iniziative stanno studiando per riuscire a eliminarlo. Il problema è che quella formazione è generata da una convergenza di correnti che fluiscono proprio in quel punto, trascinando con sé vari detriti che si accumulano gli uni sugli altri.

E finora ho parlato esclusivamente dei rifiuti plastici che possiamo facilmente vedere e toccare con mano. Ma non sono gli unici a inquinare i nostri oceani uccidendo gli ecosistemi. Infatti, a questi scarti diciamo “di grossa taglia” si aggiungono dei pezzettini minuscoli e quasi invisibili, di grandezza variabile da 330 micrometri a 5 millimetri. Si chiamano microplastiche, e si trovano ovunque. È stato infatti calcolato che negli oceani sono presenti 63.000 particelle per ogni km quadrato. Particelle che derivano dalla degradazione di parti plastiche più grandi e che vengono facilmente ingerite da pesci, tartarughe e mammiferi marini, finendo spesso nei nostri piatti e, quindi, nel nostro corpo, rendendoci parte integrante del mondo di plastica in cui viviamo.

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Sono nata e cresciuta a Trento, a due passi dalle montagne. Tra mille altre cose, ho fatto lunghe passeggiate nel bosco altro…