Quando il bambino dorme nella camera di mamma e papà: pro e contro del cosleeping

È un bene o un male far dormire un bambino nella stessa stanza dei genitori? Può avere degli effetti sullo sviluppo della sua autonomia? Se una volta non era visto di buon occhio, oggi il cosleeping viene addirittura consigliato, purché le condizioni di “sonno sicuro” per il bambino siano garantite.
Gaia Cortese 21 Novembre 2021

Qualsiasi mamma abbia avuto due o più figli a distanza di tempo, si sarà resa conto di come anche nell'ambito della puericultura non manchino le tendenze, più o meno in voga a seconda del periodo storico. Dodici anni fa (e lo dico per esperienza diretta) lasciavo l’ospedale dove avevo partorito la primogenita con la chiara raccomandazione di allattarla con cadenza svizzera ogni 3 ore; sette anni più tardi con il secondogenito l’allattamento "consigliato" era già diventato quello a richiesta.

Negli ultimi tempi, sembra esserci un vero e proprio “ritorno alla natura” per quanto riguarda il rapporto tra mamma e figlio e, come l’allattamento a richiesta ha preso il posto di quello "a tempo", anche per quanto riguarda il sonno del neonato, fin dalla nascita vengono favorite alcune pratiche per favorire l’attaccamento mamma -bambino, il cosiddetto bonding. Già in ospedale, a poche ore dal parto, si tende a favorire il rooming in, lasciando quindi il neonato nella stanza della mamma più ore possibile. Il rooming in è solo l’anticamera del cosleeping, un tempo considerato un "vizio", oggi rivalutato completamente.

Cos'è il cosleeping?

Il termine cosleeping significa "dormire insieme nella stessa stanza" (dall’inglese “to sleep” che significa dormire), tuttavia viene spesso utilizzato con riferimento all’abitudine di dormire con il proprio bambino nel “lettone”, anche se in questo caso sarebbe più corretto parlare di cobedding.

Perché si ricorre al cosleeping? Potrebbe essere un modo per dare seguito al rooming in già proposto in ospedale, ma in verità il punto forte del cosleeping è la sua praticità, in particolare per la mamma che, almeno nelle prime settimane di vita, deve allattare il bambino di notte ogni 3 o 4 ore. Il cosleeping permette di avere il bambino vicino e poter quindi accorrere ad ogni sua richiesta. Nei primi anni di vita, infatti, i bambini hanno numerosi microrisvegli notturni e non sempre sono in grado di riprendere il sonno in autonomia.

Favorisce l'autonomia del bambino

Non solo. Percepire la vicinanza dei genitori per il bambino è molto importante perché lo rilassa e lo rassicura. Se infatti uno stuolo di nonne, zie e suocere è pronto a consigliarti di non tenere in camera con te il bambino appena nato perché potrebbe abituarsi tanto da non riuscire poi a dormire da solo nella sua cameretta, al contrario questa pratica potrebbe aiutarlo nella sua autonomia. Vedendo le proprie richieste ascoltate dalla mamma, che gli è comunque vicina durante la notte, il bambino potrebbe sentirsi così sicuro da conquistare gradualmente la sua autonomia, senza alcuna difficoltà.

…ma non la privacy dei genitori

Ma non solo di autonomia del bambino si tratta. C’è chi sostiene che condividere la camera da letto con il neonato possa azzerare la privacy dei genitori, un aspetto della faccenda che non è del tutto sbagliato. Tuttavia, si tratta di un problema tutto sommato facile da risolvere. con un po’ di fantasia e di adattamento.

Aumenta il rischio di SIDS?

Altro aspetto da non sottovalutare è la correlazione tra cosleeping e SIDS, la sindrome della morte improvvisa del lattante, un fenomeno che oggi è stimabile intorno ai 250 casi all’anno. Le cause non sono ancora del tutto note, ma sono stati individuati alcuni comportamenti da attuare per ridurre il rischio di morte in culla.

In verità, raccomandando di tenere il bambino vicino al letto dei genitori in una culla o un lettino separato, è lo stesso Ministero della Salute a non sconsiglia il cosleeping. Oltretutto, in commercio si trovano numerose culle dotate di tre sole sponde e di apposite prolunghe per poter essere agganciate al letto dei genitori, così da creare un normale prolungamento del materasso di mamma e papà.

Al contrario è il cobedding, o bed sharing, ad essere sconsigliato in quanto non è la scelta più sicura: non solo può aumentare il rischio di SIDS nei primi mesi, ma è particolarmente pericoloso se praticato su un divano, se i genitori sono fumatori o se hanno fatto uso di alcol, farmaci, sostanze psicoattive e per qualsiasi altra ragione non sono in buone condizioni di vigilanza.

Oltretutto, un'altra raccomandazione che viene data per garantire il sonno sicuro del bambino piccolo è quella di sistemarlo sul materasso in modo che i suoi piedi tocchino il fondo del lettino o della culla: in questo modo il bambino non rischia di scivolare sotto le coperte di soffocare. Un gesto che sicuramente non può essere fatto se il neonato dorme nel letto di mamma e papà.