Quella voglia irrefrenabile di fare le valigie: cos’è la sindrome di Wanderlust

Per la sindrome di Wanderlust esiste anche una vera e propria sintomatologia, ma definirla “sindrome” è un po’ azzardato. Scopriamo di cosa si tratta e se anche tu ne sei stato “contagiato”.
Gaia Cortese 4 Aprile 2022

Anche se è conosciuta con il termine "sindrome", quella di Wanderlust non è una patologia da cui dover per forza dover guarire, anzi.

Il termine wanderlust è tedesco e si compone di due parole: “wandern” e “lust”, che rispettivamente significano “vagare, errare” e “desiderio“. Ecco perché wanderlust indica il desiderio di girovagare, di viaggiare per il mondo, ma anche il desiderio di fare nuove esperienze e vivere la vita in piena libertà.

Sembra che questa parola risalga al periodo del romanticismo tedesco; nello specifico era presente nella letteratura di Goethe, ma poi il termine è stato adottato anche dalla lingua inglese proprio per indicare un irrefrenabile desiderio di esplorare, di scoprire e di viaggiare.

Ecco perché definirla una sindrome può apparire una nota stonata. La voglia di andare oltre, di conoscere persone e sperimentare cose nuove è un istinto positivo, una predisposizione ad avere una mente aperta, senza né preconcetti né stereotipi.

D’altronde ogni volta che si affronta un viaggio, non si fa che accrescere il proprio bagaglio culturale: non si conosce solo un posto nuovo, ma anche persone, abitudini e usanze che fino a quel momento erano sconosciute. Come è possibile non esserne influenzati positivamente?

C'è un modo per capire se si "soffre" di questa sindrome? In effetti, una certa sintomatologia può essere descritta. Se ti capita di viaggiare e non appena fai ritorno a casa, stai già pianificando il prossimo viaggio, questo potrebbe essere un primo sintomo. Anche tenere monitorate le offerte di voli aerei e viaggi in treno, risparmiare denaro in vista del prossimo viaggio e continuare a sognare ad occhi aperti sono sintomi della sindrome di Wanderlust.

Tutto bello, fatta eccezione per qualche difficoltà che deve essere considerata. Innanzitutto, per intraprendere più viaggi nell'arco di un anno ci vuole sempre una discreta disponibilità economica, anche se è possibile trovare modi ed espedienti per viaggiare in economia: oltretutto, o sei pieno di giorni di ferie da smaltire o sarà dura prendere e partire mantenendo un lavoro a tempo pieno; in questo caso il compromesso può essere quello di dedicare ai tuoi viaggi i giorni di festività, i ponti e le chiusure dell'azienda per cui si lavora.

C'è poi la questione degli amici, perché la famiglia, si sa, quella rimane sempre, e sarà sempre ben disposta ad accoglierti al ritorno di uno dei tuoi numerosi viaggi. Discorso diverso per le amicizie che vanno coltivate nel tempo, con interessi comuni e con una regolare frequentazione. Vero anche che, di norma, il numero dei "veri" amici si conta su una mano, e se sono "veri", rimarranno ad aspettarti come una famiglia, pronti ad accoglierti a braccia aperte. E poi girovagare per il mondo consente di conoscere tante persone e di farsi amici e conoscenti ovunque, un aspetto da non sottovalutare.

E se poi dovesse venire voglia di mettere radici, tanto vale fermarsi e invertire la rotta. Significa che è il momento per farlo. Viaggiare è sempre possibile, perché oltre che con il corpo, lo si può fare anche con la mente.