Scoperta una molecola per la cura delle distrofie muscolari

Un team di ricercatori dell’università di Padova ha individuato una molecola, che potrebbe essere utile nella gestione delle distrofie muscolari dei cingoli, malattie rare per cui non esiste attualmente una cura.
Valentina Rorato 18 Dicembre 2021
* ultima modifica il 24/12/2021

Novità importanti per il trattamento delle distrofie rare. Un nuovo studio, tutto italiano, ha individuato una piccola molecola, usata per la cura della fibrosi cistica, che potrebbe essere utile per le sarcoglicanopatie, malattie genetiche rare appartenenti al gruppo delle distrofie muscolari dei cingoli. Attualmente per queste patologie non esiste una terapia specifica.

La ricerca, che ha ottenuto risultati su test su modello animale, porta la firma di gruppo di ricerca, guidato della professoressa Dorianna Sandonà del Dipartimento di Scienze Biomediche dell’Università di Padova, ed è appena stata pubblicata sulla rivista scientifica «Human Molecular Genetics».

Una delle grosse difficoltà nello studio delle sarcoglicanopatie è la mancanza di modelli animali adatti, che tuttavia sono fondamentali per valutare l’effetto di potenziali nuovi farmaci”, ha spiegato all’Ansa Dorianna Sandonà. “Una parte fondamentale di questo lavoro è stata proprio quella di sviluppare un nuovo modello di una di queste malattie, la distrofia dei cingoli indicata come LGMD3, più vicino alla realtà rispetto alle tradizionali colture di cellule. Grazie a questo nuovo modello – un topo geneticamente modificato – abbiamo potuto testare per la prima volta in un organismo vivente una piccola molecola già sperimentata con successo nel caso della fibrosi cistica: il correttore CFTR C17”.

I risultati ottenuti fanno ben sperare, perché sono stati osservati il recupero completo della forza muscolare negli animali malati trattati con il correttore. Ovviamente, questo modello è costituito da topi privi del gene corrispondente a quello che, nell’essere umano, codifica la proteina coinvolta nelle distrofie LGMDR3. In questi animali viene introdotto alla nascita il gene umano, con la mutazione responsabile della malattia. Una volta cresciuti, i topi mostrano effetti analoghi a quelli della distrofia nell’essere umano, come per esempio l’assenza dalla localizzazione sulla membrana delle cellule muscolari di una particolare proteina chiamata sarcoglicano, fondamentale per il corretto funzionamento dei muscoli e, a livello di sintomi, un’evidente riduzione della forza muscolare.

In molti casi di LGMDR3, la proteina mutata viene prodotta, ma con una forma diversa da quella fisiologica. Per questo motivo, anche se potrebbe comunque svolgere la sua funzione, viene riconosciuta come difettosa dai sistemi di controllo di qualità della cellula ed eliminata prima ancora che possa raggiungere la sua collocazione”, ha proseguito la professioresa. “Qualcosa di analogo succede nella fibrosi cistica, dove il correttore CFTR C17 si è mostrato in grado di recuperare le proteine dalla forma “sbagliata”, permettendo loro di arrivare al sito di destinazione e ripristinando una situazione simile a quella fisiologica. Da qui l’idea di valutare l’effetto anche nel caso delle sarcoglicanopatie”.

I dati ottenuti permettono di rafforzare l’idea che i correttori CFTR C17 possano rappresentare una valida opzione terapeutica per diverse malattie genetiche, muovendo così un altro importante passo verso la sperimentazione clinica.

Fonte | "CFTR corrector C17 is effective in muscular dystrophy, in vivo proof of concept in LGMDR3" pubblicato 9 settembre 2021 su Oxford; Università di Padova.

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