Scrittura terapeutica: come ritrovare te stesso attraverso la penna

Prenderti cura di te stesso ripercorrendo la tua biografia e rielaborando il dolore passato attraverso l’uso di carta e penna. Si chiama scrittura terapeutica, e può aiutarti a stare meglio per poter poi far stare meglio gli altri.
Rubrica a cura di Sara Del Dot
19 Marzo 2019

“Circa vent’anni fa la mia vita è completamente cambiata.” A parlare è Sonia Scarpante, scrittrice, docente e attualmente presidentessa dell’associazione La cura di sé che si occupa, tra le altre cose, di aiutare le persone accompagnandole in un percorso introspettivo grazie all’uso della penna. Ed è attraverso la sua storia che racconteremo cos’è e cosa porta nella vita delle persone la scrittura terapeutica.

“Ai tempi ero un architetto, facevo tutt’altro rispetto a quello che faccio ora e avevo poche occasioni da dedicare alla scrittura. Stavo affrontando un periodo molto complicato della mia vita, dal punto di vista emotivo, con scarso equilibrio interiore, senza forze per superare un lutto. In appena sei mesi, poi, ho ricevuto una diagnosi di tumore al seno che mi ha completamente distrutta a livello mentale. Il periodo di malattia ha rappresentato lo spartiacque della mia vita, un cambiamento molto forte. Da quando mi è stata comunicata la diagnosi, infatti, ho iniziato a percepire qualcosa di diverso. Mi sentivo poco vera, non autentica sotto diversi aspetti, come se da un lato, nel corso degli anni, avessi rinunciato a me stessa.”

La storia di Sonia inizia così. Con una grande crisi, un momento di estrema fragilità e una diagnosi di tumore che la butta completamente a terra. Una condizione a cui Sonia non può abbandonarsi del tutto. E a cui riesce, grazie alla propria forza, a reagire.

“Nel 1998 sono stata operata di mastectomia. Due giorni dopo l’intervento, mentre ero a casa in degenza, ho sentito un bisogno urgente di scrivere una lettera a un medico a cui non ero riuscita a esternare alcune paure, alcune fragilità legate alla malattia.”

Una malattia, un grande cambiamento, una completa rivoluzione interiore che si fa strada attraverso uno spiraglio lasciato aperto da una penna e una lettera.

“Con quel primo scritto ho percepito un forte senso di appagamento, di leggerezza. E ho pensato che avrei potuto iniziare a fare quel percorso anche con altre persone della mia vita. Ho quindi iniziato a scrivere lettere. A mia madre, a mio padre, ai miei nonni, a mio marito… Facendo questo ho ripercorso le tappe della mia vita, nei suoi aspetti belli ma anche nei momenti di dolore. È stato come andare in analisi, ma con la penna. Ero immersa in una scrittura quasi compulsiva, quel getto veloce che quasi ti trascende. Il mio primo libro, ‘Lettere a un interlocutore reale', è nato così.”

Sonia inizia a capire che la scrittura per lei non è soltanto una semplice forma di comunicazione, ma una vera e propria fonte di benessere. Una scrittura che diventa, come lei stessa afferma, “solvenza”, un modo per liberarsi delle proprie resistenze, per risolvere alcuni nodi che si era lasciata alle spalle. Dopo il suo primo libro, inizia un personale percorso di crescita. Viene invitata all’Istituto europeo di oncologia in cui è stata operata a raccontare la propria testimonianza e inizia ad aiutare altre persone a esprimersi e raccontarsi tramite la scrittura. Pubblica altri libri, tra cui il saggio “Non aver paura. Concedersi per curarsi”, in cui cerca di dare alle persone strumenti per favorire la propria cura interiore, per liberare la mente e il corpo.

“Ognuno di noi ha un proprio talento, una strada da seguire. Nella vita, l’importante è cercare di capire qual è, per imparare a essere. Ed è fondamentale abbracciare il cambiamento.”

Sonia, la sua strada l’ha trovata. Aiutare le persone a tirare fuori con le parole ciò che hanno dentro. Per 4 anni svolge attività di volontariato all’Istituto europeo di oncologia e raccoglie diverse testimonianze, poi svolge un periodo di formazione presso l’associazione Attive come prima, in cui fa parte di un gruppo di mutuo aiuto in cui si lavora sull’interiorità, imparando a dare parola al dolore e alla sofferenza. Qui, conosce tante altre donne con vissuti importanti da raccontare e di cui liberarsi. Ma non finisce qui. Entra poi a far parte di un gruppo di scrittura in cui conosce una regista con cui mette in scena alcuni vissuti e, nel 2007, il gruppo teatrale apre il primo congresso mondiale di educazione terapeutica, davanti a una platea di medici e psicologi.

“Ho iniziato a portare questi gruppi di lavoro negli ospedali, per i pazienti, per problematiche legate al burnout, alle difficoltà nelle relazioni.. Il progetto è andato molto bene, infatti ora lavoriamo anche con i detenuti del carcere di Opera e di San Vittore e anche all’estero.”

Un percorso lungo e ricco, quello di Sonia, in cui riceve tanto e dà tanto. Nel frattempo continua a scrivere e sviluppa una propria metodologia, ufficialmente registrata.

“Si comincia sempre scrivendo una “lettera a me stesso” in cui ciascuno di noi si dedica uno scritto. La prima a esporsi e leggere la lettera sono sempre io. È una pratica in cui viene fuori sempre tutta l’importanza del proprio lavoro interiore, quel lavoro in cui inizi a conoscere te stesso, ad andare a fondo dentro di te e nella relazione con l’altro. Poi si affrontano tanti temi simbolici come la casa, il viaggio, lo sconosciuto, le fotografie, l’amico, l’amica, chi ha segnato la nostra vita, così da avvicinarsi progressivamente alle affettività, fino ad arrivare al padre e alla madre. È un lavoro che si svolge interamente sull’interiorità.”

È tutto racchiuso nel concetto della cura di sé. Perché non possiamo prenderci cura degli altri se non sappiamo prenderci cura di noi stessi.

“Noi siamo come dei contenitori, delle scatole. Se abbiamo dentro troppo dolore, facciamo fatica a prendere, ad accogliere in noi la sofferenza dell’altro. Prima quindi dobbiamo liberare la nostra scatola, renderla più leggera, e solo dopo possiamo avere più forza per accogliere il dolore e la sofferenza dell’altro”.

La scrittura terapeutica è una disciplina che accompagna la persona sofferente in un percorso legato alla propria biografia, al racconto di vita. Perché le persone hanno bisogno di dare parola al proprio vissuto, al proprio dolore e alle proprie inquietudini.

“Credo che la scrittura, in questo senso, possa davvero aiutare. Ci sono dolori che si fanno fatica ad accettare, ma se riesci a fare questo lavoro puoi dare a questo dolore dei contorni diversi. È come se fosse meno aspro, meno ruvido. Tutti hanno bisogno di riprendere in mano la propria storia, per imparare anche a riconoscersi, rivedersi, darsi nuovi stimoli. È importante, perché a volte si vivono delle parti di vita che vengono dimenticate, e la penna ti aiuta a recuperarle. Così, ti riappropri del tuo vissuto, che è importante, è la tua memoria, sono le tue radici, e le radici non vanno dimenticate.”

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Sono nata e cresciuta a Trento, a due passi dalle montagne. Tra mille altre cose, ho fatto lunghe passeggiate nel bosco altro…