Sperimentata un nuova terapia contro il cancro a base di metallo iridio e luce

Un team di ricerca internazionale e multidisciplinare ha scoperto che l’iridio si lega all’albumina, una proteina contenuta nel tuo plasma, e in questo modo raggiunge il nucleo delle cellule cancerogene. Se attivato tramite la luce, stimola l’ingresso di molecole d’ossigeno e induce le particelle malate all’autodistruzione.
Giulia Dallagiovanna 5 febbraio 2019

A una diagnosi di cancro segue, il più delle volte, la prescrizione di un ciclo di chemio o radioterapia. Al momento è il metodo più efficace per trattare questa patologia. Ma si tratta di cure invasive e stressanti per il corpo, ecco perché gli esperti sono sempre alla ricerca di tecniche nuove. E sembra che all'Università di Warwik, in Inghilterra, abbiano sperimentato un diverso tipo di approccio, che induce le cellule cancerogene ad autodistruggersi.

Un team multidisciplinare e internazionale, guidato dal dottor Peter Sadler professore del Dipartimento di Chimica, ha sviluppato un trattamento chiamato terapia fotodinamica. Si tratta di un processo nel quale la luce attiva un composto di metallo iridio che può causare la distruzione delle cellule infette.

L'iridio favorisce l'ingresso dell'ossigeno nelle cellule cancerogene, che si autodistruggono

Ma proviamo ora a tradurre dal linguaggio medico. Innanzitutto, il materiale di cui si parla è utilizzato principalmente nell'elettronica, dove si sfruttano le sue due principali qualità: resistenza a temperature elevate e alla corrosione. Lo puoi trovare nei diversi contatti elettrici installati in casa tua oppure, se ancora ne hai conservata qualcuna, nel pennino della stilografica.

Secondo quanto ha dimostrato lo studio, all'interno del tuo corpo l'iridio si lega con l'albumina, una proteina prodotta dal fegato. Il nuovo composto viaggia attraverso il plasma e raggiunge le cellule cancerogene. Qui, l'albumina rilascia il metallo e interviene la fotodinamica. Con la luce, prodotta da fibre ottiche, l'iridio si attiva e stimola l'ingresso di molecole d'ossigeno nelle cellule malate che, in breve, si autodistruggono. Il team di ricerca ha potuto seguire il percorso del metallo e dell'albumina grazie a un microscopio, grazie al fatto che il composto legato assieme diventava fosforescente.

"È sorprendente come l'albumina possa rilasciare il nostro fotosensibilizzante nel nucleo delle cellule infette, in modo così preciso", ha commentato Cinzia Imberti, collega del professor Sadler e coautrice dello studio.

Il metodo è ancora sperimentale e serviranno indagini più approfondite per capire se possa essere utilizzato per ogni paziente e per ogni tipo di tumore. Ma si tratterebbe di un passo importante nella ricerca di cure alternative alla chemioterapia, che non abbiano gli stessi effetti collaterali.

Fonte| "Nucleus‐Targeted Organoiridium–Albumin Conjugate for Photodynamic Cancer Therapy" pubblicato su Angewandte Chemie International Edition, il 15 dicembre 2018