Tabacco: il disastroso impatto ambientale e sociale della tua sigaretta

Miliardi di sigarette vengono prodotte, vendute e fumate ogni giorno nel mondo, provocando non soltanto morti premature e patologie fisiche, ma anche danni ambientali enormi.
Rubrica a cura di Sara Del Dot
7 ottobre 2019

Solitamente si parla del tabacco e del fumo di sigaretta per rimarcarne gli effetti negativi sulla salute delle persone. Eppure questa abitudine diffusa in tutto il mondo ha un impatto ambientale molto alto che coinvolge tutta la filiera, dalla produzione fino alla gestione del rifiuto.

Nel mondo oltre un miliardo di persone fumano regolarmente, di cui ne muoiono circa 7 milioni ogni anno a causa di questa abitudine dannosa, per un totale di circa sei trilioni di sigarette prodotte ogni anno all’interno di un mercato enorme, esteso e che incide fortemente sulla salute non solo delle persone, ma anche dell'ambiente e dei coltivatori. Gli impatti del tabacco spaziano dall’utilizzo di suolo e acqua per la sua coltivazione, all’uso di pesticidi, fino alle emissioni inquinanti dovute alla produzione e al trasporto. Senza dimenticare la gestione di miliardi di piccoli rifiuti non differenziabili che spesso vengono gettati direttamente in natura. Ma entriamo un po’ più nel dettaglio.

Coltivazione

Una tonnellata di tabacco equivale alla produzione di un milione di sigarette, e nel mondo ne vengono prodotte circa sei trilioni (che sarebbero mille miliardi) ogni anno da circa 500 industrie. Per coltivare tutta questa materia, vengono impiegati circa 4,3 milioni di ettari di terra in 124 Paesi quasi tutti in via di sviluppo come Malwi, India e Pakistan, da cui poi il tabacco sarà esportato all’estero. Il primo problema della coltivazione del tabacco riguarda il fatto che nella maggior parte dei casi si tratta di una monocoltura. Le piantagioni, per far spazio alle quali vengono sacrificati ettari ed ettari di foreste e terreni, sono sempre le stesse e il suolo viene sfruttato il più possibile, diventando vulnerabile a erosione e maggiormente esposto alla diffusione di malattie. Per evitare tutto questo e garantire una crescita e uno sviluppo costanti, viene quindi fatto largo impiego di pesticidi e regolatori della crescita. A questo si aggiungono miliardi di tonnellate di acqua e milioni di giga joule di energia impiegata, oltre a circa 84 milioni di tonnellate di CO2 per gli impianti di irrigazione.

Trattamento

Per quanto riguarda il processo di trattamento, solo per la polimerizzazione delle foglie, che consiste in una specie di stagionatura a cui devono essere sottoposte, vengono impiegate 11,4 tonnellate di legna, aggiungendo un contributo non indifferente alla deforestazione che già colpisce i suoli per far spazio ai campi agricoli. In più, altra legna sarà necessaria per girare la carta e creare pacchetti. L’industria del tabacco è la principale causa di deforestazione in Paesi come il Malawi. Queste modifiche nella composizione della terra e dei suoli, unite ai rischi strettamente legati all’impiego di fertilizzanti e prodotti chimici, si traduce nell’impoverimento di interi Paesi e nella perdita di biodiversità e materie prime fonti di risorse economiche.

Condizioni dei lavoratori

In questo triste scenario non è possibile ignorare l’impatto di questa industria su chi, della coltivazione e produzione di tabacco, ha fatto il proprio principale mezzo di sostentamento. I piccoli coltivatori di tabacco infatti, vivono in condizione di sfruttamento, godono di una resa esigua rispetto al loro lavoro, e si trovano in costante pericolo di salute a causa della scarsa protezione dai metodi di produzione e dalle sostanze che inalano quotidianamente. Una gran percentuale dei coltivatori di tabacco, infatti, viene intossicata dai fertilizzanti, presentando patologie fisiche e psichiche anche gravi. Senza contare che una larga parte di questi lavoratori senza diritti sono bambini, continuamente a contatto con nicotina e pesticidi che possono comprometterne la crescita. Considerando che quello del tabacco è un mercato miliardario, fa riflettere il fatto che chi lavora all’origine di questo prezioso prodotto viva in condizioni di costante ricatto sociale senza poter garantire sopravvivenza, sostentamento e salute alla propria famiglia.

Produzione

Quella della produzione industriale è la fase in assoluto più inquinante che riguarda la filiera del tabacco. Qui, sebbene non siano reperibili dati certi e verificati, la certezza è che vengano impiegati metodi e sostanze assolutamente devastanti per l’ambiente. Qui, vengono impiegate enormi quantità di energia, acqua, additivi chimici, metalli, per poi produrre fluidi tossici ed emissioni inquinanti.

Trasporto e packaging

Considerato il fatto che il 90% del tabacco viene prodotto nei Paesi in via di sviluppo per essere in seguito esportato e consumato in Occidente, anche il trasporto del materiale implica un certo livello di emissioni e quindi inquinamento. A questo si aggiunge la produzione del packaging in plastica, conseguenza di strategie di marketing aggressive finalizzate a un maggior guadagno a discapito dell’ambiente.

Consumo

Ma l’impatto ambientale del tabacco non si esaurisce nelle pratiche di produzione poco sostenibili. Anche il fumo di sigaretta fa la sua parte, e non solo nel danneggiare irreparabilmente i polmoni di chi non può farne a meno. Infatti, il fumo di sigaretta contiene in sé tutta una serie di elementi chimici sotto forma di gas e impercettibili goccioline che rimangono sospese in aria per molto tempo anche dopo che la sigaretta è stata spenta. Nel giro di un anno solo, il fumo di sigaretta può immettere nell’atmosfera migliaia di tonnellate di sostanze cancerogene e gas serra tra cui formaldeide, nicotina, metano, diossido di carbonio.

Rifiuto

Anche dopo il consumo, ovvero dopo aver fatto sparire nell’atmosfera gran parte della sigaretta, l’impatto ambientale di questi bastoncini continua a farsi sentire. Nella maggior parte dei casi, a causa delle abitudini di chi ne usufruisce. Ogni giorno, nel mondo, sono circa 10 miliardi i mozziconi di sigaretta che vengono gettati a terra (un milione e mezzo solo a Milano), dove resteranno dai 5 ai 12 anni prima di biodegradarsi. Questi elementi, poi, contengono migliaia di componenti tossiche dannosissime per l’ecosistema.

Fonte | Cigarette Smoking: An Assessment of Tobacco’s Global Environmental Footprint Across Its Entire Supply Chain, pubblicato su ACS Publications il 3 luglio 2018; Tobacco and its environmental impact: an overview pubblicato da World Health Organization

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Sono nata e cresciuta a Trento, a due passi dalle montagne. Tra mille altre cose, ho fatto lunghe passeggiate nel bosco altro…