Torna la voglia di convivialità (ma era mai sparita?): norme di sicurezza post pandemia

Torna la voglia di pranzare e cenare fuori, di prendersi un aperitivo e di stare con gli amici. Nel post Covid-19 non possono essere tuttavia dimenticate alcune norme di sicurezza che non solo possono limitare la diffusione del virus, ma possono restituirci uno stile di vita di cui abbiamo avuto nostalgia.
Gaia Cortese 29 Marzo 2022

Prendere un aperitivo, pranzare o cenare fuori casa. Siamo tornati a fare quello che facevano prima dello scoppio della pandemia e sembra che, in effetti, non vedessimo l'ora di farlo.

A sostenerlo è il rapporto "Il valore economico e sociale della distribuzione Horeca nel post Covid-19" realizzato dal Censis in collaborazione con Italgrob, la federazione italiana dei distributori Horeca, ossia Hotellerie-Restaurant-Café, e presentato alla Fiera di Rimini nel corso della kermesse Beer & Food Atraction.

Negli ultimi due anni segnati dalla pandemia, il 68,2 per cento degli italiani ha avuto nostalgia dei momenti trascorsi nei locali tant'è che l'abitudine di fare aperitivi via zoom tra amici e famigliari si era diffusa ampiamente e in qualche modo aveva risollevato un po' il morale. Oggi, sempre secondo i dati raccolti dalla ricerca, il 68,9 percento degli italiani tornerà a mangiare al ristorante o in trattoria, il 65,9 per cento tornerà a fare aperitivi e apericene in wine bar, enoteche o brasserie, mentre il 71,1 per cento degli italiani tornerà con uguale o maggiore frequenza a fare colazione fuori casa, sconfiggendo anche la pigrizia del primo mattino.

Trascorre dei momenti di convivialità fuori casa è mancato a tutti, soprattutto ai giovani, di cui almeno un 40,9 per cento è intenzionato a frequentare di più bar e ristoranti: già oggi l'88,4  per cento ha l'abitudine di pranzare o cenare fuori e il 64,5 per cento di incontrarsi con amici e colleghi per l'ora dell'aperitivo.

Ovviamente questo ritorno alla normalità deve essere accompagnato da un nuovo galateo, come lo stesso Fabrizio Pregliasco, direttore sanitario dell’IRCCS Istituto Ortopedico Galeazzi e virologo presso l’Università degli Studi di Milano, lo definisce in un articolo pubblicato per il Gruppo San Donato.

Senza, infatti, poterci dimenticare del tutto del Covid, diventa necessario seguire particolari norme di sicurezza per limitare il più possibile la diffusione del virus.

Non solo mascherina FFP2 certificata CE e gel igienizzante devono diventare una sorta di kit di sicurezza da portare sempre con sé, ma viene ancora caldamente consigliato di mantenere la distanza di sicurezza nei luoghi chiusi. Qui sarebbe buona prassi assicurarsi sempre che le superfici, in questo caso tavoli e banconi del bar, siano igienizzati dal personale dopo l’utilizzo di qualsiasi cliente. Questo vale sia per i locali all’aperto sia per quelli al chiuso.

In quest’ultimo caso, come spiega il virologo, “ciò che davvero rende i luoghi chiusi potenzialmente a rischio è la temperatura: è l’ambiente caldo-umido che facilita la diffusione del virus (non necessariamente il riscaldamento), per questo è fondamentale assicurarsi un buon ricambio di aria, anche nella stagione invernale”.