Un gesto genuino e democratico: sai perché quando ci si incontra in montagna ci si saluta?

Più di semplice buona educazione: chi frequenta la montagna sa che salutarsi è un gesto tradizionale da cui non ci si può esimere. Ma qual è il significato di questo saluto? E la sua storia?
Sara Polotti 13 Settembre 2022

Chi cammina in montagna lo sa: accennare un saluto quando si incrocia sul proprio cammino un'altra persona o un altro gruppo di escursionisti è una regola non scritta. Che fa molto piacere. Vero?

Ma cosa si cela dietro a questi sorrisi e questi saluti più o meno accennati? Ed è sempre stato così oppure questa tradizione è nata in un momento specifico?

Ecco dunque i motivi dietro a questo gesto genuino, democratico ed educato.

Perché ci si saluta?

Non c'è, in realtà, un vero perché, ma è possibile analizzarne e ipotizzarne di diversi.

Prima di tutto la solidarietà: chi cammina lo sta facendo, spesso, per sport, o comunque percependo della fatica, e salutarsi significa esprimere la vicinanza mentre si compie lo stesso percorso.

C'è poi il fatto dell'empatia e della simpatia. Chi cammina in montagna percepisce le altre persone che scelgono di fare lo stesso come spiriti affini al proprio, come anime potenzialmente compatibili, come individui che hanno scelto di vivere lo stesso sforzo fisico.

E storicamente? Storicamente salutarsi in montagna era quasi d'obbligo: meno persone, più lavoro e più sforzi fisici erano causa di solidarietà reciproca. Ci si aiutava nel momento del bisogno, dividendo i pesi e le fatiche, collaborando per il bene comune, dato che la montagna era un ambiente frequentato quotidianamente, e non solo come attività fisica all'aria aperta.

La filosofia dietro al saluto

Ma quindi, possiamo trovare un senso ultimo a questo saluto?

Sui sentieri e sulle mulattiere si è tutti uguali, e anche se non ci si conosce si è quasi parte di una stessa famiglia allargata, quella degli amanti della natura e dell'aria aperta. Ma anche di quella famiglia di escursionisti che conosce benissimo l'ambiente che in quel momento ospita i camminatori. Un ambiente potenzialmente ostile, per quanto meraviglioso, che potrebbe nascondere insidie e che va rispettato tanto con i propri gesti di cura, quanto con l'attenzione.

Quale saluto?

Ma quindi, quale saluto preferire? Non c'è una vera regola in questo senso. E dipende anche dalla fatica! Chi è in pieno sforzo potrebbe infatti accennare un semplice gesto con la testa o con la mano risparmiando fiato, chi cammina in piano o in discesa salutare con un "salve" o un "buongiorno" e chi è più esuberante azzardare anche un "tutto bene?".

L'importante è non tirare dritto senza nemmeno un cenno!