Un piatto di pasta dà la felicità: ora ne abbiamo le prove grazie alla neuroscienza cognitiva

I ricercatori del “Behavior & Brain Lab” dello IULM di Milano hanno realizzato il primo studio che indaga la sfera della memoria, emotivo-gratificatoria nel cervello quando si assaggia un piatto di pasta. Risultato? Pasta e felicità sono una cosa sola.
Gaia Cortese 6 Dicembre 2022

Un piatto di pasta renderebbe felice chiunque. Nella pasta, infatti, dal punto di vista biochimico e nutrizionale, a stimolare il buonumore è la presenza di un aminoacido, il triptofano, precursore di tante sostanze come la dopamina e la melatonina, ma in primis della serotonina, l'ormone che nell'organismo agisce come neurotrasmettitore e che controlla l’umore a livello cerebrale.

Quello che non si sapeva ancora è che esiste anche un meccanismo emozionale e neurofisiologico alla base del benessere psicofisico provato mangiando un piatto di pasta. un meccanismo che per la prima volta è stato indagato e misurato scientificamente. A occuparsene è stato il “Behavior & Brain Lab” della Libera Università di Lingue e Comunicazione IULM, che ha voluto indagare la sfera della memoria, emotivo-gratificatoria nel cervello nel trovarsi davanti al proprio piatto di pasta preferito.

La ricerca ha utilizzato le metodologie neuroscientifiche e del brain tracking simili a quelli impiegati con la macchina della verità, ad esempio l’analisi delle espressioni del volto, delle attivazioni cerebrali legate alle emozioni, della variazione del battito cardiaco e della sudorazione delle mani.

Allo studio hanno partecipato quindi 40 persone (20 donne e 20 uomini) di età compresa tra i 25 e i 55 anni, non interessati da allergie o intolleranze alimentari. Lo scopo era individuare la reazione emotiva all’assaggio della pasta, comparandola ad altre attività preferite dal soggetto come ascoltare la propria canzone preferita o seguire un'avvincente scambio di punti in una partita di tennis.

I dati raccolti sulla base di quattro specifici parametri di analisi (Memorization Index, Emotional index, Engagement index  e Happiness index) hanno evidenziato come mangiare pasta possa provocare uno stato emotivo-cognitivo positivo con risultati uguali, se non superiori, a quelli ottenuti ascoltando una canzone, seguendo un match sportivo  o ricordando un momento felice del passato.

Mangiare pasta attiva due volte tanto i processi cognitivi di memoria rispetto all’ascoltare musica; mangiare pasta è anche uno stimolo più coinvolgente (0,28) rispetto alla musica (0,20) e allo sport (0,03); provoca emozioni positive quanto la musica e più dello sport e infine rende stimola la felicità perché le micro espressioni facciali manifestate e registrate durante l’assaggio lo dimostrano.

La pasta crea e suscita emozioni e genera ricordi felici.

Prof. Vincenzo Russo

Si può quindi dire che la pasta abbia un "effetto smile”? A rispondere è Vincenzo Russo, Professore di Psicologia dei Consumi e Neuromarketing dell’Università IULM, Fondatore e Coordinatore del Centro di Ricerca di Neuromarketing Behavior & Brain Lab IULM: “Attraverso questo studio la scienza si è messa al servizio delle emozioni per certificare che pasta e felicità sono una cosa sola. I risultati ci dicono che sono proprio i momenti in cui mangiamo la pasta quelli che ci attivano maggiormente a livello emotivo. È, quindi, l’atto vero e proprio di assaggiare e assaporare il piatto nel suo pieno sapore a stimolare le memorie e le emozioni più positive. Questa attivazione cognitiva ed emotiva determinata dall’assaggio della pasta è così forte, piacevole e coinvolgente da persistere anche nei momenti successivi all’aver mangiato”.

Stando cosi le cose verrebbe da sentirsi giustificati a mangiare pasta più volte al giorno e più volte alla settimana, ma quanto influirebbe sulla salute e sul peso forma della persona?

"La porzione giornaliera standard di pasta è intorno agli 80 grammi – risponde il professore Piretta, nutrizionista gastroenterologo e docente dell’Università Campus Bio-Medico di Roma -. Se una persona non ha problemi di sovrappeso, è una persona giovane o adulta ma senza problematiche di salute, un piatto di pasta, anche tutti i giorni, non avrebbe controindicazioni. Quante volte al giorno? C'è la credenza diffusa che sia preferibile non mangiare pasta alla sera perché c’è un discorso molto interessante di crononutrizione per cui il nostro organismo è capace di assorbire, metabolizzare e gestire  i nutrienti nella prima parte della giornata molto meglio che nella seconda. Mangiare la sera, in questo senso, equivale a fare il pieno di benzina, e se tutta energia rimane inutilizzata, si trasforma in adipe. Da qui l'idea che per agevolare il successo di una dieta dimagrante sia meglio mangiare i carboidrati nella prima parte della giornata, così da rispettare i ritmi circadiani. Diversamente non ci sono problemi a mangiare un piatto di pasta anche la sera".

"Tornando al discorso della pasta alleata del buonumore a livello nutrizionale, esiste una vasta letteratura scientifica che lo conferma – prosegue il professore Piretta -. I carboidrati sono delle molecole fatte di zucchero, quindi lo zucchero assunto dal nostro intestino e arrivato al cervello determina questa sensazione di benessere. Nel tratto intestinale ci sono dei recettori del gusto che agiscono anche sul sistema nervoso centrale attraverso dei meccanismi ormonali e neuro-ormonali che ci danno una memoria dell’assunzione dello zucchero. Quando si mangiano carboidrati quindi si stimolano le endorfine che trasmettono una sensazione di benessere. Infine, i carboidrati complessi come la pasta, assicurano un apporto sufficiente di triptofano, l’aminoacido precursore della serotonina, che regola l’umore. E le vitamine del gruppo B, presenti in quantità maggiore nella pasta integrale, implicano il rilassamento muscolare; soprattutto la B1, fondamentale per il sistema nervoso centrale, stimola la produzione di serotonina”.