Uomo e natura: l’equilibrio (e il rispetto) che non c’è

I nemici del Pianeta sono tanti e diversi tra loro, colpiscono punti diversi della Terra ma hanno tutti (o quasi) un’origine comune. L’essere umano.
Rubrica a cura di Sara Del Dot
8 luglio 2019

Senza Terra, l’uomo non sarebbe in grado di sopravvivere. Senza uomo, la Terra potrebbe sopravvivere eccome. Anzi, starebbe molto meglio di ora.

Lo sentiamo dire, sussurrare, urlare di continuo, da ogni dove. Il nostro Pianeta sta morendo. E a comunicarlo in lungo e in largo non sono soltanto fanatici ambientalisti che girano per la città a piedi nudi e con i fiori nei capelli. È stata l’ONU, l’Organizzazione delle Nazioni Unite, a segnalare che ci restano solo 12 anni per provare ad evitare una crisi climatica che porterà con sé conseguenze catastrofiche.

Le prove ci sono, e sono tante. A cominciare dallo sfrenato utilizzo delle risorse che la natura ci mette a disposizione e che regolarmente riusciamo a esaurire molto prima del tempo. Ne è prova e campanello d’allarme l’Overshoot Day, ovvero il giorno in cui le risorse che il pianeta ci mette a disposizione per un intero anno vengono esaurite a causa del nostro sovra-sfruttamento senza freni. Quest’anno, l’overshoot day per l’Italia è caduto il 15 maggio. L’anno scorso, l’Earth Overshoot Day, ovvero quello che interessa l’intero Pianeta, è caduto l’1 agosto. Quattro mesi prima del normale. E, continuando così, ogni anno questa infausta data cadrà sempre più in anticipo, lasciando il Pianeta in balia del totale, indiscriminato sfruttamento che nel corso della nostra storia caratterizzata da progresso e sviluppo ha portato la natura che ci circonda allo stremo.

Ciò accade perché, per anni, l’ambiente non ha mai rappresentato un tema centrale nelle politiche nazionali, internazionali e mondiali. Quasi nessuno, ad eccezione di pochi, pochissimi casi virtuosi (mi viene spontaneo fare i nomi di Al Gore e Leonardo DiCaprio) ha mai pensato davvero di mettere in pratica azioni reali e tempestive di gestione delle sempre maggiori problematiche ambientali e climatiche. Perché tanto è ancora presto. Perché tanto, quando succederà, io sarò già morto. Se la vedranno le generazioni future.

Il fulcro del problema della deriva ambientale a cui stiamo assistendo è che, fino a poco tempo fa, era vista da tutti come un problema con effetti a lungo (e lontano) termine. La maggioranza delle persone se ne disinteressava, perché un fattore di questo genere non avrebbe inciso sul loro giardino, sulla loro casa, sulle loro tasche. Forse su quelle dei loro figli e nipoti, ma che importa? Si vive qui e ora. Naturalmente se dicessi che il ragionamento è stato questo per tutti sbaglierei di grosso. Da decenni sono attivi gruppi e associazioni che si battono per salvaguardare la salute dell’ambiente, tutelare gli animali in estinzione e proteggere territori e popolazioni a rischio.  Solo per fare qualche nome, basta pensare a Greenpeace, WWF, Legambiente.

Eppure, all’interno del pensiero comune e dell’opinione pubblica intera, sembra che il tema abbia iniziato a farsi strada solamente da alcuni mesi quando Greta Thunberg ha iniziato a farsi largo con il suo cartellone sottobraccio nelle coscienze di tutti coloro che fino a quel momento non sapevano neanche cosa volesse dire la parola “compostabile”. E osservando gli effetti che questa giovane attivista svedese ha avuto su milioni di giovani che, come lei, hanno deciso di prendere in mano il proprio futuro visto che nessuno per loro l’aveva ancora fatto, tantissime altre persone hanno iniziato finalmente a chiedersi: non è che forse qualcosa di molto pericoloso sta davvero per accadere?

Eh sì, perché se nel corso di questa rubrica parleremo dei nemici del Pianeta, non possiamo non iniziare dal principio. Da quello che, del Pianeta, è l’abitante più razionale e sviluppato di tutti, la cui intelligenza non gli ha tuttavia permesso di progredire in armonia con l’ambiente che lo circonda, di tracciare una linea di confine entro cui esercitare le proprie azioni, di evitare di (s)cadere in un iper-sfruttamento devastante per sé e per gli altri.

Sto parlando, naturalmente, dell’uomo.

Da sempre, l’uomo ha imparato da prendere dalla natura ciò che essa gli offriva, e di cui lui aveva bisogno. Con il tempo, ha iniziato a capire che poteva sfruttarla per nutrire se stesso e la sua famiglia, per scaldarsi, per crescere, per trarne profitto. E ha iniziato a farlo sempre di più, utilizzando tecnologie sempre nuove, metodi sempre più avanzati.

Fino a che, a un certo punto, senza nemmeno accorgersene, ha smesso di vederla come la propria casa, iniziando a riconoscerla esclusivamente come una fonte di risorse da cui attingere a proprio piacimento.

All’improvviso, o meglio, nel corso di una rapida progressione inconsapevole, l’importanza di mantenere un equilibrio è venuta meno. Il rispetto per i tempi necessari ai prodotti della terra per nascere, crescere e rendersi disponibili è scomparso. Tutto doveva essere pronto, a disposizione, sempre, subito. Tutti dovevano avere, possedere, consumare.

Così, le foreste hanno iniziato a scomparire, lasciando il posto a monocolture intensive, cariche di pesticidi e diserbanti per garantire una crescita costante, continua e in (apparente) salute. Mari e fiumi hanno iniziato a riempirsi di strane sostanze chimiche derivanti dai processi industriali, ma anche di liquami, rifiuti, plastica e petrolio. L’aria è diventata sempre più pesante, carica di CO2 e più calda, a causa dell’assottigliamento dello strato di ozono. Gli animali, da fedeli coinquilini del Pianeta, hanno iniziato a crescere in gabbie diventando oggetti di consumo e macchine da produzione.

Naturalmente non tutti hanno deciso di accettare passivamente questa situazione. Eppure quasi nessuno può ormai sottrarsi al vortice di una società in cui il consumo ha preso un inarrestabile sopravvento. A discapito del Pianeta, sì, ma anche nostro. L’hanno chiamata Antropocene. Un’epoca geologica in cui l’uomo e le sue attività hanno modificato radicalmente la struttura, il territorio e il clima della terra, alterandone gli ecosistemi e provocandone la progressiva deriva.

Insomma, prima di iniziare ad avventurarci alla scoperta dei nemici del Pianeta, è importante tenere presente da dove sono nati, questi nemici, e chi ha permesso loro di consumare il luogo in cui viviamo. E soprattutto, è importante ricordare che a fare le spese di questa situazione sarà soprattutto chi l’ha generata.

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Sono nata e cresciuta a Trento, a due passi dalle montagne. Tra mille altre cose, ho fatto lunghe passeggiate nel bosco altro…