Videogiochi e bambini: ecco quante ore al giorno dovrebbero giocarci (al massimo)

Tra rischi e benefici, dipendenza e uso sano degli schermi, è giusto chiedersi quante ore al giorno sia opportuno fare giocare i nostro bambini ai videogame.
Sara Polotti 5 Gennaio 2022

Quella dei videogiochi è una fruizione che necessita un equilibrio: passare troppo tempo davanti allo schermo con il joystick in mano è certamente poco consigliabile, ma anche vietare del tutto i videogame è sbagliato. Demonizzare questa forma d'intrattenimento è infatti controproducente: i videogiochi sono anche educativi e stimolanti. E non parliamo solo di quelli definiti "didattici": giochi di ruolo, d'azione, di sport… Tutti portano con sé insegnamenti pratici sfruttabili poi nella vita quotidiana e possono aiutare bambini e bambine, ragazzi e ragazze in molti modi diversi.

Anche il mercato dei videogiochi parla chiaro: non si tratta di un'attività di nicchia o di qualcosa che investe solo una piccola parte di popolazione che ne è dipendente, ma è un fenomeno diffuso e nella maggior parte dei casi sano e controllato. Secondo il rapporto Idea (l'associazione di categoria dell'industria dei videogiochi), nel 2020 sono stati 16.7 milioni gli italiani che hanno giocato ai videogame. Di questi, il 44% sono donne e il 56% uomini. Circa il 5% fa parte della fascia 6-10 anni; idem per i giocatori tra gli 11 e i 14 anni.

D'altra parte, anche ogni età ha le sue peculiarità, ed è innegabile che la tecnologia eserciti un fascino pericoloso e avvolgente. Non dare nessuna regola quindi potrebbe essere dannoso: catapultando in un mondo visivo e virtuale estremamente coinvolgente, il rischio è infatti quello di venire risucchiati, rendendo difficoltosa l'uscita dalla virtualità.

Quante ore dovrebbero quindi passare i bambini e le bambine davanti agli schermi e ai videogiochi? Ecco qui la risposta a questa e altre domande riguardanti il mondo dei videogame e dei ragazzi.

Perché i videogame "risucchiano"

Un tempo le stesse preoccupazioni riguardavano la tivù: quante ore al massimo vi si potevano lasciare i bambini davanti? La tecnologia è sempre in evoluzione ed è giusto stare al passo con essa. Se oggi ai ragazzi e alle ragazze interessano più i videogame che la televisione, è giusto capire quanto faccia loro bene o male passarci il tempo.

Essendo una realtà alternativa e virtuale, i videogame hanno la capacità di trasportare chi gioca in un mondo diverso, lontano dai problemi e dallo stress quotidiano, un mondo da lui o da lei scelto, in cui poter diventare "bravi" in qualcosa e lasciarsi coinvolgere in ciò che più piace. Allo stesso tempo, giocare ai videogiochi fa sì che, come quando si svolgono altre attività piacevoli, il cervello rilasci dopamina, un neurotrasmettitore che provoca particolare piacere; di conseguenza, è normale volere continuare a giocare, ricercando il piacere in ciò che conosciamo.

I benefici dei videogiochi

I videogiochi, di ruolo o d'azione, ma anche sportivi e di altri generi, sono un ottimo terreno interattivo e virtuale per sviluppare diverse competenze. Prima di tutto, i bambini e le bambine – che ricordiamo essere ormai tutti nativi digitali – imparano sin da subito a maneggiare la tecnologia, prendendo confidenza con strumenti che serviranno per tutta la vita (i videogame, di base, sono device digitali).

Tra le altre skill che possono imparare ci sono il pensiero strategico, la capacità di risolvere problemi, la cooperazione con gli altri, la creatività…

I rischi

D'altra parte, esistono anche molti rischi. Quello più evidente è la tendenza all'isolamento: giocare per troppe ore ad un videogioco trasporta in un mondo che, in quel momento, è in tutto e per tutto reale, per quanto virtuale, e uscirne è davvero difficile. Accanto all'isolamento, c'è naturalmente il rischio di dipendenza, con i bambini e le bambine che smaniano ansiosamente di giocare.

Oggi, poi, non puoi non contare anche l'altro pericolo: moltissimi videogame, sia quelli con appositi dispositivi e console sia quelli fruibili sul computer o sullo smartphone, possono essere giocati in rete, connessi, confrontandosi con altri giocatori. Se da un lato è positivo trovare persone con gli stessi propri interessi, dal lato si apre la questione del non sapere chi ci sia dall'altra parte dello schermo. È sempre necessario, quindi, giocare insieme ai bambini, assicurandosi che gli avversari siano solo persone conosciute, magari compagni di scuola e amici di famiglia.

Quante ore giocare e come giocare in sicurezza

Prima di decidere la quantità di tempo che i bambini possono dedicare ai videogame, è bene proporre loro videogiochi e prodotti adatti alla loro età. Fai quindi attenzione alla classificazione PEGI presente sulle confezioni e segui le direttive, ideate per fornire indicazioni riguardo l'adeguatezza dei giochi in base all'età. Se un gioco è pensato per bambini sopra i 12 anni, un motivo c'è: meglio seguire alla lettera (anzi, al numero!) l'indicazione fornita, per non incappare in scene di violenza o altre situazioni particolarmente rischiose e deleterie per lo sviluppo cognitivo armonico dei bambini.

Per quanto riguarda le ore da passare davanti allo schermo, non vi è una regola precisa (se non in Cina: lì il governo ha stabilito che i bambini non possano giocarci per più di tre ore a settimana). Ogni famiglia può valutare in base all'interesse dei bambini e alla loro attitudine: mettere un limite di tempo è necessario quando la tendenza a diventare dipendenti dai videogame è più o meno evidente. Serve, quindi, fare attenzione ai segnali: l'ansia, l'isolamento, la voglia sfrenata di giocare a ogni ora, la perdita della cognizione del tempo, l'atteggiamento difensivo quando si parla di gioco, un decadimento dei risultati scolastici… In questo caso, limitare di molto l'utilizzo (anche a 30 minuti al giorno) è consigliato. Senza vietarlo: sarebbe controproducente. Piuttosto, sarebbe opportuno giocare insieme ai bambini e alle bambine, trovare attività sane e videogame più costruttivi e innescare così una modalità di gioco più consapevole e soddisfacente, che non sfoci nella dipendenza.