Anche la rete di trapianti e donazioni di organi rimonta la pandemia, il direttore Cardillo: “C’è un maggior senso di responsabilizzazione”

Insieme al direttore Massimo Cardillo abbiamo analizzato l’ultimo report del Centro Nazionale Trapianti. Rispetto all’anno nero della pandemia, il 2021 ha fatto registrare un completo recupero del calo di donazioni e trapianti. Sono migliorate anche le adesioni all’espianto e sono diminuite le opposizioni. Come si riassume il 2021 del Cnt? Tre parole: Fiducia, responsabilità e comunicazione.
Kevin Ben Alì Zinati 27 Gennaio 2022
* ultima modifica il 03/02/2022
In collaborazione con il Dott. Massimo Cardillo Direttore del Centro Nazionale Trapianti.

Normalità è stata una parola, un’idea, una speranza che per molto tempo è rimasta bandita dalle nostre vite. Sotto i colpi della pandemia, il mondo fuori dalle finestre di casa dietro cui siamo stati blindati è stato tutto fuorché normale.

Il 2020 è stato indiscutibilmente l’anno di Sars-CoV-2 ma oggi le cose vanno meglio, vanno meglio ogni giorno che passa. Abbiamo imparato a tenere meglio a bada il Covid-19, a prevenire le forme gravi della malattia con l’ausilio dei vaccini e, in sostanza, sappiamo come convivere con il virus in maniera abbastanza sostenibile.

Un anno dopo ci siamo riconquistati la nostra normalità e tra i pezzi che stanno tornando al loro posto c’è anche la proficua ed efficace attività del Centro Nazionale Trapianti.

Tra le ondate della pandemia 

Da quando si è affacciata alle soglie della nostra normalità, la pandemia ha rubato la scena senza troppi convenevoli.

Oltre alle nostre vite, il virus ha scombussolato per bene anche il sistema sanitario, stritolandolo in una morsa di contagi, ricoveri e decessi così a lungo da mandarlo più volte in tilt.

Le terapie intensive stracolme per i pazienti Covid-positivi intubati sono costate caro anche alla rete delle donazioni e dei trapianti di organi. Non esageratamente, ma un 10% di trapianti in meno rispetto al 2019 che ha comunque comportato ben 373 interventi in meno rispetto alla quota dell’anno pre-pandemia di 3.814.

“Nel giro di un anno, però, il gap è stato colmato. È la dimostrazione che la rete delle donazioni e dei trapianti in Italia è molto solida ha precisato il direttore Massimo Cardillo, alla guida del Cnt dal marzo del 2019, solo qualche mese prima insomma che la pandemia si abbattesse sul mondo.

Il 2021, in numeri, si riflette nel +12,1% sul fronte delle donazioni di organi e in un +9,9% su quello invece dei trapianti. Guardandoli più da vicino, vedrai poi che le donazioni di organi hanno recuperato la quota pre-Covid di oltre 1700 prelievi (precisamente 1725) quando nel 2020 erano state “solo” 1.539 mentre con 3.778 interventi eseguiti negli ultimi 12 mesi abbiamo raggiunto il terzo miglior risultato di sempre.

Dietro ai numeri del report del Cnt ci sono loro, le persone, con le loro storie fatte di malattie apparentemente irreparabili, gravi insufficienze d’organo, incidenti quasi mortali: situazioni che in molti casi toccano la morte quasi da vicino.

Un intervento in più o in meno non ha mai fatto così tanto la differenza come nel caso dei trapianti. La virtuosità della rete del Cnt ha permesso di accendere più di una luce nel tunnel della pandemia e di dare nuove opportunità a quasi 4mila persone. Ha consentito di migliorare la qualità di vita di molti, spesso anche di salvarla.

Gap con il 2020 colmato in un anno: dimostrazione che la rete del Cnt è solida

Dott. Massimo Cardillo, direttore Cnt

La solidità del sistema di cui parla il direttore Cardillo è certificata anche dal fatto che nel suo anno più difficile, la rete di ospedali del Cnt ha portato a termine trapianti importanti e con protocolli innovativi “nei quali l’Italia ha esercitato un ruolo da leader”. 

Nel pieno dell’emergenza siamo stati i primi in Europa a trapiantare un polmone su un paziente colpito dal Covid-19. “Da lì ne abbiamo poi eseguiti altri 30, prima solo per organi salvavita e ora anche con il trapianto di reni. Tutti questi interventi sono stati dei successi e non ci sono stati casi di trasmissione di Covid-19” ha ricordato il Cardillo, aggiungendo poi che al Policlinico di Catania è stato effettuato anche il primo trapianto di utero in Italia.

Un traguardo incredibile che ha cambiato la vita della giovane Albina Verderame, nata senza l’organo a causa di una rara malattia genetica e oggi pronta ad avviare la tanto desiderata gravidanza attraverso la fecondazione assistita.

“Siamo stati anche i primi al mondo ad eseguire un trapianto di organi da donatore Covid positivo” ha chiosato il direttore, riferendosi al recente trapianto di fegato da donatori a pazienti positivi avvenuto a Torino.

La rimonta

Non ci piace troppo parlare di sfida o battaglia vinta. Il riferimento alla pandemia come una guerra può rendere l’idea, è una metafora potente che, unendoci in un immaginario collettivo, per certi versi ha contribuito a farci fare fronte comune nel pieno della crisi.

Eppure, un tale linguaggio rischia di portarsi dietro sfumature più ambigue e controverse. Parlare di guerra vuol dire visualizzare alleati e nemici, strategie e prime linee e può finire con lo sdoganare anche comportamenti più divisivi e individualisti spingendo ulteriormente sul senso di ansia.

Abbiamo eseguito trapianti con protocolli innovativi nei quali l’Italia ha esercitato un ruolo da leader

Dott. Massimo Cardillo, direttore Cnt

Per questo proverò a dare forma agli importanti numeri registrati l’anno scorso dal nostro sistema di donazioni e trapianti pescando da un altro universo comune.

Quella compiuta dal Cnt puoi immaginarla come una rimonta in piena regola e tra i fattori determinanti, secondo il direttore Cardillo, c’è da considerare la più efficace capacità organizzativa degli ospedali. “I reparti di terapia intensiva hanno imparato e definito procedure organizzative per far convivere il trattamento dei pazienti Covid con altre attività di terapia intensiva, compresa la donazione di organi”. 

Senza dimenticare il ruolo della vaccinazione anti-Covid, ad arrotondare ancora di più la risalita avrebbe contribuito anche un miglior consenso sociale verso la donazione. Nel 2021, seppur in maniera lieve rispetto all’anno precedente, si è alzato il numero delle adesioni.

Pur nella sua drammaticità, la pandemia in qualche modo è riuscita anche a rinfrescare nelle menti di molti – non tutti purtroppo – una lezione decisiva. Con il «proteggo me e proteggo gli altri» ci siamo ricordati che non viviamo soli ma inserititi in una società interconnessa e interdipendente.

Sempre più consenso

Ci sono tanti modi per diventare donatore, il più facile è esprimere la propria volontà al momento del rinnovo della carta d’identità. In quella sede, insieme ai moduli del documento ti verrà sottoposto anche quello che ti chiede se vuoi diventare un donatore di organi.

La scelta non è obbligatoria e puoi decidere in modo del tutto libero se accettare o negare l’espianto dopo la morte. Puoi anche astenerti e in quel caso sarà la tua famiglia che eventualmente avrà il compito di decidere.

Il maggiore senso di responsabilizzazione di una grossa fetta della popolazione di cui parlava Cardillo è fotografato anche qui: dal fatto che sempre meno persone si sono opposte al prelievo di organi da pazienti in rianimazione.

Il Cnt ha osservato che lo scorso anno la quota dei «no» al prelievo degli organi da pazienti in condizioni irreversibili è migliorata, fissandosi al 28,6% contro il 30,2% del 2020. Vuol dire, in sostanza, che meno mamme, papà, coniugi o compagni hanno negato il prelievo degli organi da un caro ormai deceduto.

Sono diminuite anche le persone “astenute”, dal 48,2% del 2020 siamo passati al recente 44,3% ed è migliorato anche il numero delle dichiarazioni di volontà, per un totale di quasi 12 milioni.

Solo negli ultimi 12 mesi le dichiarazioni sono state 3.201.540, di cui oltre 2milioni erano consensi: si tratta quindi del 68,8%, la percentuale più alta mai raccolta in un solo anno da quando la registrazione dell’opinione dei cittadini avviene prevalentemente all’anagrafe comunale.

“Molte delle nostre scelte hanno un forte impatto anche su tutti gli altri e la pandemia l’ha dimostrato – ha continuato il direttore del CNT – La scelta di donare gli organi non costa nulla e allo stesso tempo offre una possibilità di cura a delle persone che non si conoscono. Per Cardillo nell’adesione alla donazione sta tutta la profondità sociale di un gesto apparentemente banale ma capace di renderci parte attiva nella cura e nel benessere delle altre persone che vivono nella società di cui facciamo parte.

Cosa si dona?

Parlare di donazione e trapianto di organi è un po’ generico e a volte rischia di confonderti le idee. Oggi, infatti, non è possibile donare tutto.

Dopo la morte, gli organi che possono essere donati sono il cuore, i polmoni, i reni, il fegato, il pancreas e l’intestino.

Donare gli organi non cosa nulla e offre una possibilità di cura a delle persone che non si conoscono

Dott. Massimo Cardillo, direttore Cnt

Ci sono però da tenere in considerazione poi anche la donazione dei tessuti che nel 2021 sono stati oltre 4mila in più rispetto all’anno precedente.

Certo, non sempre rappresentano interventi salvavita ma in diverse occasioni diventano decisivi. Come il trapianto di cornea, che ridà la vista a persone che l’hanno persa, o quello delle valvole cardiache che ripristinano una corretta funzionalità del cuore. A questi si aggiungo poi i trapianti di pelle, ossa, tendinicartilagini e vasi sanguigni.

Diventare un potenziale donatore in vita, invece, significa invece che se ci dovesse essere bisogno potresti donare il rene e una porzione del fegato. Dal 2012 è consentito anche il trapianto parziale tra persone viventi di polmone, pancreas e intestino ma ad oggi in Italia non è ancora successo.

L’unico vincolo messo alle donazioni oggi riguarda il cervello e le gonadi.

Nel 2021 il record di donazioni l’hanno stabilito le cellule staminali emopoietiche, arrivate a quota 300 mentre ben 24.227 persone (contro i 20.960 del 2020) hanno deciso di diventare donatori di midollo: “Molto spesso – ha precisato il direttore Cardillo – rappresentano l’unica terapia possibile per persone con malattie ematologiche non trattabili altrimenti come leucemie o linfomi”. 

Una questione di fiducia

Se sempre più persone hanno scelto di dire «sì» alla donazione significa anche che è aumentata la fiducia nel sistema sanitario, nei suoi interpreti e nella sua capacità di affrontare grandi emergenze.

Non è banale. A volte diamo per scontata l’affidabilità di un sistema che ci viene offerto e che non dobbiamo costruire da zero ma sai anche tu che la paura, l’emergenza e la crisi improvvisa possono innescare nel nostro inconscio meccanismi di cui non eravamo a conoscenza, portandoci anche a pensieri e paure irrazionali.

Nel caso dei trapianti, accanto a chi avanzava motivazioni religiose c’è anche chi sceglie di opporsi alla donazione di organi per quelle che alla fine sono credenze e miti totalmente falsi. Cardillo ci ha raccontato di chi teme che “gli organi vengano prelevati prima che la persona sia veramente morta, che l’intervento sia brutale o il fatto che il sistema non utilizzi gli organi in modo attento e trasparente”. 

Parte del merito di questo rinvigorito «patto di fiducia» tra la cittadinanza e il sistema sanitario, e in particolare la rete di donazioni e trapianti, risiederebbe secondo il direttore anche nel modo in cui il Centro Nazionale Trapianti l’ha rinsaldato.

Puntando, cioè, su una comunicazione forte e precisa, costruita con slide illustrative e infografiche coinvolgenti e semplici ma mai banali.

Soprattutto, quella del Cnt è una comunicazione seria e affidabile, in grado di scardinare davvero queste false paure irrazionali. “Siamo un’istituzione sanitaria, facciamo parte del Ministero della Salute – ha spiegato Cardillo – quando si usano questi canali dobbiamo sempre dare la certezza di informazioni serie e controllate in modo da acquisire sempre più fiducia. Le persone che si informano attraverso le nostre comunicazioni devono sapere che si tratta di informazioni accurate e affidabili”. 

Nell’oceano tempestoso di internet e dei social network sai che chiunque può dire ciò che vuole e che vale – davvero – tutto. Per questo non si può negare che il modo di «parlare» del Cnt abbia rappresentato un faro luminoso, una guida per molti, anche noi giornalisti, verso un’informazione più sicura.

E non è poco. In questi mesi di pandemia abbiamo visto cosa può succedere quando manca. Abbiamo capito cosa voglia dire perdere la bussola.

Le informazioni fornite su www.ohga.it sono progettate per integrare, non sostituire, la relazione tra un paziente e il proprio medico.