Bebe Vio e la sua determinazione: “La vita è proprio una figata”

Non sono tanto le coppe e le medaglie che porta a casa ogni volta che tira di scherma, quel selfie rubato alla Casa Bianca o vederla così impegnata ne promuovere lo sport paralimpico . Quello che stupisce di Bebe Vio è quella voglia concreta di vivere la vita al meglio delle nostre possibilità. Proprio come solo lei sa fare.
Rubrica a cura di Gaia Cortese
31 luglio 2019

Ventuno Coppe del Mondo vinte. Venticinque protesi rotte. Più di 450mila follower sui suoi canali social. E, ebbene sì, più di 1200 spritz offerti. Sono i numeri riportati dalla pagina web ufficiale di una ragazza davvero speciale che definisce la vita, in primis la sua, "proprio una figata".

Si chiama Beatrice, ma per tutti è Bebe. Ventidue anni ( classe '97) e un talento naturale per tirare di scherma. L’abbiamo vista vincere l'oro ai XV Giochi Paralimpici di Rio 2016 e poi sfilare in chiusura come portabandiera dell’Italia durante la cerimonia di chiusura. L’abbiamo vista farsi un selfie con Barack Obama mentre partecipava alla cena di Stato alla Casa Bianca con la delegazione italiana. E poi più volte testimonial in diversi programmi televisivi o sulle copertine di mensili e settimanali, per promuovere lo sport paralimpico e la scherma su una sedia a rotelle.

Beatrice Vio è sta colpita da una meningite fulminante alla fine del 2008, quando aveva appena undici anni. Un’estesa infezione che raggiunge le gambe e gli avambracci, costringe i medici a salvarla solo attraverso un’amputazione degli arti. Bebe rimane in ospedale per più di 100 giorni, ma appena torna a casa, si sottopone immediatamente alla riabilitazione motoria e alla fisioterapia perché il suo unico obiettivo è tornare a tirare di scherma.

È normale che ti guardino la prima volta, la seconda ti guarderanno di meno e la terza non ci faranno più caso.

Bebe Vio

Prima però deve imparare a fare di nuovo tutto: a camminare, a mangiare con forchetta e coltello, a lavarsi i denti, a farsi semplicemente una doccia. Di sicuro Bebe non è una che si spaventa davanti alle difficoltà. D'altronde come dice lei stessa: “Le persone con disabilità si dividono fra rancorosi e solari: i primi sono quelli arrabbiati col mondo per quello che gli è successo, i secondi sono quelli che hanno deciso di viverla come una nuova opportunità.”

Grazie a una protesi creata appositamente per permetterle di reggere un fioretto, Bebe inizia ad allenarsi e in poco tempo è pronta per gareggiare nuovamente. Con l’aiuto di Federica Berton e Alice Esposito, da sempre sue maestre, Bebe disputa la sua prima gara ufficiale a Bologna nel 2010, ma è l’anno dopo che si conferma campionessa italiana U20 e nei due anni successivi campionessa italiana assoluta.

Da lì alla vittoria ai Giochi Paralimpici di Rio de Janeiro le vittorie e i successi non mancano: la Coppa del Mondo in Canada, i Campionati Europei in Italia e il Campionato del Mondo in Ungheria. L'ultimo oro lo ha vinto in occasione dei Campionati Italiani che si sono svolti a giugno a Palermo. E le sue vittorie, soprattutto quella sulla malattia che le ha condizionato la vita, non finiranno qui.

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