Catalyst, l’azienda di bioedilizia che riutilizza gli scarti delle demolizioni

La start-up fiorentina Catalyst produce due tipi di mattoni: uno che ricicla i detriti provenienti dalle demolizioni di edifici, l’altro che dà una seconda vita ai residui dell’escavazione e della lavorazione del marmo di Carrara. Un esempio di economia circolare applicata all’edilizia, che però il mercato non sta ancora premiando.
Rubrica a cura di Federico Turrisi
2 novembre 2019

Ti sei mai chiesto che fine fanno tutte le macerie prodotte quando si demoliscono gli edifici o parte di essi? La buona notizia è che si possono riciclare: i detriti, infatti, fanno parte della categoria dei rifiuti speciali. Il settore edilizio, è risaputo, ha un impatto notevole sull'ambiente e ha un ruolo non secondario nel consumo del suolo. Ma soprattutto l'industria mondiale del cemento è una delle più inquinanti, se pensi che emette 2,8 miliardi di tonnellate di CO2 all'anno, pari a circa l'8% delle emissioni globali, come fa notare il rapporto del think tank inglese Chatham House "Making Concrete Change: Innovation in Low-carbon Cement and Concrete". Anche in questo campo dunque la svolta green e l'esigenza di trovare materiali più ecosostenibili non può che portare dei benefici. È proprio questa la strada che ha deciso di percorrere la start-up Catalyst Group, nata a Firenze cinque anni fa come partecipata di altre aziende del settore, tra cui Ideazione srl, A&A e Novak.

"Dopo la crisi del 2008, che ha colpito non poco il mondo dell'edilizia, abbiamo deciso di investire in innovazione e abbiamo individuato nell'economia circolare il modello del futuro, anche per quanto riguarda il settore delle costruzioni. Basta vedere qual è la situazione nelle cave e nelle discariche che raccolgono il materiale proveniente dalle demolizioni." – racconta l'amministratore delegato di Catalyst group, Mauro Carpinella – "Così abbiamo sperimentato e brevettato un sistema di compressione a freddo, quindi senza cottura in fornace, che per realizzare mattoni utilizza da una parte i rifiuti inerti da demolizioni, dall'altra i residui dell'escavazione e della lavorazione del marmo di Carrara. In quest'ultimo caso stiamo parlando di una quantità di scarto notevole, dal momento che i residui del marmo sono quattro volte il volume della pietra che poi viene utilizzata per i suoi scopi tradizionali (sculture, arredi urbani e via dicendo) e soprattutto danneggiano il territorio, aumentando il rischio idrogeologico".

La miscela sperimentale di Catalyst prevede un mix composto da detriti per circa l'80% e da leganti, tra cui il cemento, per il restante 20%. I risultati emersi dai test in laboratorio sono positivi e sono confermati anche dagli atenei che negli anni sono stati coinvolti nel progetto, tra cui l'Università degli Studi di Firenze, l'Università Iuav di Venezia e l'Università degli Studi di Roma Tor Vergata. Il mattone "riciclato" ha dimostrato una tenuta superiore rispetto a quello tradizionale anche del 25%. Ai benefici per l'ambiente – oltre a dare una seconda vita agli scarti, le emissioni di Co2 vengono praticamente abbattute – si aggiungono i vantaggi economici.

"Nell’economia di un edificio c’è un risparmio in termini di tempi e costi di realizzazione intorno al 20% dovuto al fatto che questi mattoni, uscendo da uno stampo vibrocompresso ad alta flessione, sono lisci. Per cui si incollano più facilmente con una macchina invece che spalmando la malta tra uno e l'altro", aggiunge Mauro Carpinella.

Bene, qual è il numero di clienti? Zero, per il momento. Già, l'idea green portata avanti da Catalyst Group non è ancora riuscita a trovare una sua collocazione sul mercato, sia pubblico sia privato, nonostante i numerosi apprezzamenti e la crescente sensibilità sui temi dell'ecosostenibilità e dell'economia circolare.

"Non so neanch'io quale possa essere il motivo. Probabilmente manca ancora il coraggio di innovare. Timori legati al fatto che si tratta di un materiale nuovo, burocrazia e norme poco chiare non hanno certo aiutato. Abbiamo proposto la nostra idea anche per la ricostruzione nelle zone dell'Italia centrale colpite dal terremoto del 2016. Al momento però manca ancora un cantiere pilota; se aumenta l'attenzione del settore ad essere più sostenibili, contiamo sullo sviluppo di nuove opportunità".

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Laureato in lettere e giornalista professionista, sono nato e cresciuto a Milano. Fin da bambino ad accompagnarmi c’è (quasi) sempre stato un altro…