Dal bidone a nuova vita: come funziona il riciclo della plastica?

Riciclare è importante, te lo insegnano sin da piccoli. Ma sai esattamente perché è importante, e soprattutto perché bisogna farlo nel modo più corretto e preciso possibile? Infatti, non tutta la plastica è riciclabile, e non da tutti i rifiuti potrai ricavare oggetti nuovi. Eppure solo grazie all’economia circolare riusciremo ad evitare di trasformare quello in cui viviamo in un mondo di plastica.
Rubrica a cura di Sara Del Dot
1 marzo 2019

Fino a poche decine di anni fa, se mangiavi uno yogurt probabilmente gettavi il vasetto ancora sporco nell’unico bidone che tenevi in casa. Oggi sono quasi sicura che, dopo averlo finito, prima di buttarlo nell’apposito bidone dedicato agli imballaggi leggeri gli dai una sciacquata per rendere la sua gestione futura molto più efficiente. Il senso della raccolta differenziata è proprio questo: permettere al rifiuto di stare con i suoi simili e quindi essere ri-trasformato in materia prima per altre produzioni. Questa pratica, che ormai è diventata un’abitudine per la maggior parte delle persone, puoi farla con il vetro (ad esempio i barattoli del sugo pronto) con l’alluminio e, ovviamente, con la plastica. Certo, non è stato facile arrivare fino a questo punto. Non lo è stato alzare il livello di attenzione sull’importanza del riciclo e quindi della differenziata, non lo è stato far capire a una società ormai plastic addicted che quel materiale che ha reso ogni cosa economicamente accessibile e sostituibile da un’altra identica, in realtà andava gestito in modo più consapevole, per evitare che uccidesse l’ambiente e chi lo abita (compresi noi).

Non a caso, secondo una ricerca pubblicata su Science Advances a luglio 2017, a partire dagli anni ’50 fino al 2015 è stato riciclato soltanto il 9% della plastica complessiva prodotta. Solo negli ultimi anni, infatti, c’è stata un’impennata delle pratiche di riciclo e riutilizzo, anche grazie all’introduzione del concetto di economia circolare. Meglio tardi che mai, no?

Per la rubrica Un mondo di Plastica, oggi vediamo che fine fanno i rifiuti plastici una volta che li abbiamo buttati nel bidone.

Innanzitutto, è importante sottolineare il fatto che non tutta la plastica può essere riciclata. Possono essere avviati a seconda vita tutti i vari tipi di imballaggi, quindi:

  • Contenitori su cui trovi scritto PE, PET e PVC
  • Bottiglie
  • Flaconi e contenitori per liquidi per igiene e pulizia, shampoo e saponi
  • Vaschette da asporto
  • Piatti e bicchieri monouso
  • Barattoli dello Yogurt
  • Confezioni per alimenti e packaging
  • Imballaggi di polistirolo espanso
  • Oggetti di nylon
  • Pellicola

Altri tipi di plastica, invece, non si possono riciclare e quindi non vanno assolutamente coinvolti nella differenziata. Si tratta di tutto ciò che non rappresenta imballaggio in plastica, ad esempio:

  • Utensili da cucina
  • Giocattoli
  • Bacinelle
  • Tubi
  • Vaschette
  • Cd e dvd
  • Elettrodomestici come tastiere, mouse, frullatori
  • Occhiali
  • Penne
  • Pannolini
  • Sedie
  • Posate
  • Rifiuti ospedalieri

Tutti gli oggetti che ho citato nell’ultimo elenco non sono recuperabili, e andranno quindi raccolti assieme ad altri rifiuti e successivamente portati nei termovalorizzatori per il recupero energetico o nelle discariche in attesa di una degradazione che potrà essere completata tra circa 1000 anni.

Ma parliamo invece del gruppo di materiali che possono essere avviati a seconda vita, ovvero gli imballaggi. Dopo essere stati raccolti dagli operatori della nettezza urbana nei sacchi in cui li abbiamo buttati, questi rifiuti vengono portati nei centri di smistamento, dove vengono separati da eventuali impurità, suddivisi per tipologia e colore e infine compressi in balle che Corepla (Consorzio nazionale per la raccolta, il riciclo e il recupero degli imballaggi in plastica) venderà alle imprese di riciclo che si occupano di creare nuovi materiali a partire da quella plastica.

Il processo di riciclaggio può avvenire in due modi:

  • Può essere di tipo chimico, applicato prevalentemente a livello industriale, che spezza direttamente le molecole della plastica tornando ai monomeri di partenza
  • Oppure può essere meccanico, il più comune. In questo caso, i materiali già suddivisi per caratteristiche simili, vengono puliti, tritati, macinati e resi “materia prima seconda”. A questo punto potranno diventare qualunque cosa.

Infatti, la plastica in seconda vita può generare un oggetto identico a quello da cui deriva ma anche qualcosa di completamente diverso. Un esempio eclatante è quello della filiera del Pet, ovvero delle bottiglie di plastica. Dalla due litri di Coca Cola, infatti, vengono ricavati degli ottimi maglioni di Pile, dal momento che il Pet è la base dei tessuti in poliestere. O ancora, da vecchi pneumatici possono essere ricavate delle tegole molto resistenti per costruzioni di vario genere. Gli oggetti che possono nascere dalla plastica in seconda vita sono quindi tantissimi: cassette per la frutta, panchine, arredi urbani, lampade, occhiali, vestiti, sedie, utensili, borse, coperte…

Incentivare il riciclo della plastica è molto importante, perché solo così potrai frenare la sovra-produzione di questo materiale da tutti ormai considerato un vero e proprio nemico. E l’unico modo per favorire il riciclo è fare una raccolta differenziata attenta e consapevole. Basta un piccolo gesto, un minimo sforzo ogni giorno per impedire che la Terra si trasformi in pochi anni in un mondo di plastica.

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Sono nata e cresciuta a Trento, a due passi dalle montagne. Tra mille altre cose, ho fatto lunghe passeggiate nel bosco altro…