“Ecco perché ho scelto di vendere oro e diamanti etici”: la storia di Francesco Belloni e della sua gioielleria

Già nel 2005 la gioielleria Belloni di Milano lanciò la prima linea di diamanti provenienti dal Canada, con certificato di origine. Negli anni si sono aggiunti anche prodotti ricavati con oro e argento certificati Fairmined, che hanno elevati standard in fatto di rispetto dell’ambiente e dei diritti umani. “Un modo per riconoscere il giusto valore al lavoro dei minatori”.
Rubrica a cura di Federico Turrisi
14 settembre 2020

Saresti disposto a pagare qualche euro in più per un anello, un bracciale o per un orecchino se ti venisse garantito che per la realizzazione di quel particolare oggetto prezioso sono stati rispettati la natura e la dignità delle persone? La domanda non è banale. Spesso diciamo che quando un prodotto costa troppo poco (può essere una cassa di pomodori come, per l'appunto, un anello), c'è probabilmente qualcun altro che sta pagando al posto tuo. Può trattarsi dell'operaio di un paese in via di sviluppo, costretto a turni massacranti e con un salario bassissimo, magari anche minorenne; può trattarsi dell'ambiente. Dietro a quel prezzo "scontato" si potrebbero nascondere i diritti dei lavoratori calpestati oppure i danni arrecati agli ecosistemi, le cui conseguenze vengono scaricate sulle future generazioni.

La scelta di Francesco Belloni, titolare della gioielleria Belloni di via Lamarmora, a Milano, non è dettata dalla convenienza economica: se i suoi clienti, come lui, sono sensibili alle tematiche della sostenibilità ambientale e sociale, pagare un po' di più passa in secondo in piano. Nel 2005 la gioielleria Belloni è stata la prima realtà italiana a lanciare una linea di "diamanti etici", ovvero diamanti provenienti dal Canada con certificato di origine a partire da 0,01 carati. Conoscere la provenienza di un prodotto è il primo elemento utile per poter fare acquisti consapevoli

"La spinta iniziale è stata quella di avere qualcosa di maggiormente «pulito» rispetto ai diamanti provenienti dall’Africa", racconta Francesco Belloni. "Ognuno può pensarla come vuole, ma io ritengo che un diamante proveniente dal Canada possa garantire una maggiore sicurezza dal punto di vista etico rispetto a uno che viene da uno stato africano, magari attraversato da problemi di politica interna, guerre, corruzione e quant'altro. Secondo me un minatore ha più garanzie e più diritti in un paese come il Canada piuttosto che in Botswana o in Angola".

A partire dal 2009 la gioielleria Belloni fa un ulteriore passo in avanti e decide di importare solo oro dalla Colombia con la certificazione Fairmined. Si tratta di un marchio di garanzia che certifica l'oro proveniente da miniere artigianali di piccola scala (riunite sotto la sigla ASMO, che sta per Artisanal and small-scale mining organization) che rispettano determinati standard di responsabilità sociale e di sostenibilità ambientale stabiliti dall'Alliance for Responsible Mining.

Grazie a questo sistema di certificazione le cooperative di minatori beneficiano direttamente della vendita dell’oro, senza intermediari, ricevendo un "premio" di 4 mila dollari al chilo oltre al prezzo di mercato. La somma di denaro aggiuntiva deve necessariamente essere reinvestita per interventi a sostegno dello sviluppo della comunità. Va detto che Fairmined non è l'unica certificazione sul mercato. Ne esistono altre, come quella Fairtrade, cioè il marchio di certificazione del commercio equo e solidale (la stessa del caffé e delle banane, per intenderci), che rispetto a quella Fairmined dà alle comunità di lavoratori un contributo di 2 mila dollari in meno, e quella del Responsible Jewellery Council, a cui aderiscono anche case di alta gioielleria tra cui Tiffany & Co.

In pratica, acquistare un prodotto realizzato con oro o argento certificato Fairmined significa riconoscere un valore più giusto per il lavoro dei minatori e supportare delle realtà che rappresentano una sorta di piccole oasi in Paesi dove la situazione è spesso molto difficile. Intorno al mondo dei diamanti e dell'oro girano parecchi soldi. E, si sa, dove ci sono i soldi, immancabilmente c'è anche un forte rischio di illegalità. Uno strumento per contrastare il malaffare è proprio affidarsi a una filiera il più possibile controllata, accertandosi dell'effettiva provenienza della materia prima.

"A noi importatori un grammo di oro etico costa circa 10 euro in più rispetto all’oro tradizionale. Nel 2018 sono stato in Colombia a visitare quattro cooperative minerarie autogestite e ho visto con i miei occhi come funzionavano", prosegue Francesco Belloni. "Sono realtà meravigliose, anche se il contesto nazionale non aiuta molto. Ci sono diverse difficoltà date dal governo, dalle banche, dai gruppi paramilitari, dalle organizzazioni criminali. In Colombia si stima che l’87% dell’estrazione mineraria sia illegale e avvenga senza l’utilizzo di adeguati sistemi di sicurezza, sfruttando anche manodopera minorile e disperdendo sostanze tossiche come mercurio e cianuro nell’ambiente. Stiamo pur sempre parlando di un Paese in cui è faticoso portare avanti progetti virtuosi senza intoppi, diciamo così. Ma chi ci riesce diventa davvero un esempio luminoso".

Francesco Belloni è stato un pioniere in Italia per quanto riguarda la gioielleria etica. Attualmente nel nostro Paese sono 14 i licenziatari – tutte piccole realtà – di prodotti con certificazione Fairmined. "Acquistiamo cioè oro e argento certificato e siamo in grado di garantire al cliente la loro origine, essendo soggetti a una serie di controlli". Tre anni fa la gioielleria Belloni ha dato vita alla linea Ethical Jewels per riunire tutti i suoi prodotti di gioielleria etica in un unico brand. "Offriamo un ventaglio piuttosto ampio di prodotti, da 70 euro a 5 mila", aggiunge Francesco Belloni. Il riscontro della clientela? Più che buono, a detta del titolare della gioielleria milanese. Insomma, se un diamante è per sempre, scegliamocelo come si deve.

Foto di Gioielleria Belloni

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Laureato in lettere e giornalista professionista, sono nato e cresciuto a Milano. Fin da bambino ad accompagnarmi c’è (quasi) sempre stato un altro…