FruttaInCampo, a Milano c’è un posto dove la frutta la scegli e la raccogli tu

Per chi vive in una grande città il concetto di chilometro zero è quasi una chimera. Eppure all’interno del perimetro del capoluogo lombardo è possibile coltivare con metodi biologici un frutteto che offre tantissime varietà di frutta. E i clienti apprezzano, riscoprendo il significato del lavoro della terra.
Rubrica a cura di Federico Turrisi
7 Settembre 2019

Poter comprare la frutta scegliendola e staccandola direttamente dall'albero. Niente di strano, dirai. Anziché andare al supermercato, basterebbe farsi un giro in campagna. Verissimo. Ma hai mai pensato che si potesse fare qualcosa del genere in città? La particolarità della realtà agricola che sto per presentarti non è tanto nella modalità con cui puoi fare la spesa in loco, quanto piuttosto nel contesto in cui è immersa. Già, perché il punto è che non siamo in campagna. Siamo in una grande città, siamo a Milano, precisamente nei pressi del quartiere di Quinto Romano, nella periferia ovest, non lontano dallo stadio di San Siro. Per arrivare al frutteto di FruttaInCampo non occorre infatti prendere la macchina, ma è sufficiente prendere l'autobus e poi percorrere una decina di minuti a piedi.

Ma in una città così inquinata e densamente abitata come Milano si riescono a coltivare alberi da frutto? Ebbene sì, "a Milano si può coltivare di tutto e a chi fa una simile domanda gli dico di assaggiare la nostra frutta per togliersi ogni dubbio, e sono certo che la troverebbe buonissima". A parlare è Fabio Ziller, 68 anni, ex dirigente di un'azienda informatica in pensione, che abita a Milano da ormai cinquant'anni. Lui e Sergio Pellizzoni, agronomo (in pensione anche lui), sono tra i fondatori di FruttaInCampo; attualmente sono loro due che gestiscono a tempo pieno il frutteto, che occupa una superficie di 24 mila metri quadrati (circa due ettari e mezzo).

Fabio è originario del Trentino, per l'esattezza della Val di Non, terra di frutteti: chi non conosce le mele della Val di Non? Suo padre era un contadino. Per Fabio dunque è quasi una sorta di ritorno alle origini. Sergio invece è lo storico fondatore (e per lungo tempo è stato direttore) del Boscoincittà, il grande parco pubblico che si trova nella periferia occidentale di Milano.

La storia di FruttaInCampo ha inizio nel 2014 quando Fabio e Sergio insieme ad altri amici decidono di acquistare il terreno dove adesso cresce la frutta che vendono. "Avevo appena smesso di lavorare ed ero quindi pronto per affrontare questa avventura", ricorda Fabio. Hanno dunque iniziato a ripulire e bonificare l'area, ad acquistare i semi, a creare il pozzo, a piantumare e ad alzare le recinzioni. Il fatto poi di essere a Milano e di essere circondati dalle case di certo non ha aiutato.

"Rispetto a una zona che è disposta naturalmente alla coltivazione di frutta, bisogna un po’ reinventarsi tutto. Se fai un frutteto in Emilia Romagna o in Trentino ci sono degli enti che ti danno già molte indicazioni. A Milano questo non accadde, semplicemente perché non c'è frutticoltura. Aggiungi poi il fatto che c'è una concentrazione notevole di insetti e parassiti nel nostro terreno, dal momento che siamo un caso unico nella zona e non hanno altro luogo dove andare. Insomma, dovevamo imparare e all'inizio chiaramente abbiamo fatto degli errori. Due anni fa che sono arrivati i primi frutti non abbiamo potuto raccogliere nulla: le cimici asiatiche avevano distrutto tutto. Siamo corsi allora ai ripari, seguendo dei piccoli accorgimenti. Ci siamo per esempio procurati delle reti per proteggere le piante dai parassiti e abbiamo iniziato a far crescere l'erba in maniera alternata tra i filari in modo da accogliere gli insetti utili. E la situazione è decisamente migliorata".

Col tempo il lavoro di Fabio e Sergio ha cominciato a dare i suoi frutti. In tutti i sensi. La produzione è estremamente varia e segue naturalmente la stagionalità dei prodotti, coprendo un periodo che va dalla fine di maggio agli inizi di novembre. Si inizia con le ciliegie. Arrivano poi le albicocche, le pesche, le more, le susine, l'uva e per concludere le mele e le pere. Tutto coltivato con metodi biologici (anche se FruttaInCampo non ha la certificazione) e senza uso di pesticidi chimici.

Il mercoledì pomeriggio e il sabato mattina il frutteto è aperto a tutti coloro che vogliono acquistare la frutta. I prezzi sono in linea con quelli della frutta che trovi al supermercato. Attenzione però, se vuoi raccoglierla e portartela a casa, ti conviene andare in tempo. La produzione infatti è limitata, tant'è che "una volta per un'apertura c'erano 200 chili di ciliegie e se ne sono andati via in neanche un'ora".

Lavorare la terra non è uno scherzo. Richiede tempo e fatica, delle cure infinite e una passione smisurata. "Per me è un hobby, ma purtroppo sta diventando un lavoro", scherza Fabio, "mi piacerebbe tanto che qualche giovane portasse avanti l'attività". Mantenere un frutteto ha inoltre dei costi non indifferenti.

"Per qualcuno potremmo sembrare degli idealisti. Il nostro scopo non è mai stato il profitto. In tal caso avremmo piantato degli orti che rendono molto di più. Invece no, ci siamo voluti complicare la vita piantando un frutteto con diverse specie, e all'interno della singola specie diverse varietà. Normalmente nei frutteti si mettono una o due varietà non di più. Avere invece così tanta varietà di frutta, posso assicurare, è un lavoraccio. La nostra è stata più che altro una scommessa. L'obiettivo che ci siamo prefissati è stato quello di recuperare un terreno e avvicinare città e campagna, facendo riscoprire alla gente il lavoro della terra e offrendo prodotti di qualità. Anche per questo fin dal principio abbiamo permesso ai clienti di raccogliere direttamente la frutta".

E i clienti li hanno premiati. Per loro in sostanza si tratta di recuperare il concetto di chilometro zero. La frutta viene acquistata direttamente dalla fonte e si eliminano così tutti i passaggi intermedi tipici della grande distribuzione. Ma senza spostarsi dalla città. Oltre a godere di un prodotto genuino, hai anche l'occasione di riscoprire la dimensione della campagna, che non dev'essere per forza svincolata dal contesto urbano.

"Un bambino di Milano probabilmente non ha la più pallida idea di dove e come nasca la frutta. Per me è sempre una grande soddisfazione vedere i bambini che raccolgono insieme ai genitori i nostri frutti. Il contatto diretto con la natura ha anche una funzione educativa".

Credit Photo| Fruttaincampo

Questo articolo fa parte della rubrica
Laureato in lettere e giornalista professionista, sono nato e cresciuto a Milano. Fin da bambino ad accompagnarmi c’è (quasi) sempre stato un altro…