Grandi spostamenti e CO2: l’impatto ambientale di aerei, crociere e traghetti

Percorrere un chilometro in aereo significa inquinare trenta volte di più rispetto ad averlo fatto in treno. E se scegli di spostarti via mare, sappi che pochissime società ad oggi hanno introdotto misure per diminuire l’impatto ambientale delle loro imbarcazioni.
Rubrica a cura di Sara Del Dot
19 Agosto 2019

Quando Greta Thunberg ha dichiarato di aver scelto di rinunciare per sempre all’aeroplano per spostarsi da un luogo all’altro del mondo così da ridurre il proprio impatto ambientale, ha suscitato reazioni contrastanti. Chi ha manifestato subito una forte ammirazione, arrivando addirittura a emularla, e chi invece l’ha criticata aspramente a suon di “e allora non andiamo più da nessuna parte?”.

Certo, la scelta di rinunciare definitivamente a mezzi indispensabili per compiere lunghe traversate e quindi per vedere e scoprire il mondo è sicuramente degna di nota, in positivo e in negativo. Rinunciare all’aereo infatti riduce in modo consistente la possibilità di viaggiare, andare in vacanza in luoghi lontani e di conseguenza ampliare la propria visione del mondo, le proprie conoscenze, la propria cultura. Allo stesso tempo, imbarcarsi su una grande nave o un aeroplano significa contribuire significativamente alle emissioni di sostanze inquinanti come la CO2, causa principale dell’aumento dei gas serra. Vuoi conoscere meglio l’impatto che questi trasporti hanno sul Pianeta? Per la rubrica I nemici del Pianeta, vediamoli insieme.

In cielo

L’aereo è un mezzo il cui utilizzo è in costante crescita, soprattutto per quanto riguarda il trasporto passeggeri. Sempre più accessibile, sempre più economico, sempre più veloce, c’è chi lo usa anche solo per andare da una parte all’altra dell’Italia. Perché costa poco ed è molto più rapido del treno. Secondo il Rapporto ambientale sull’aviazione europea 2019, il numero di voli è cresciuto dell’8% dal 2014 al 2017 e si prevede che aumenterà ulteriormente del 42% entro il 2040.

Ma qual è il prezzo? Eh già, perché il fatto che l’aereo si muova in aria, molto molto lontano da noi, non significa che non impatti sull’ambiente proprio come fanno le nostre auto. Anzi, lo fa in modo ben peggiore. Sembra infatti che un viaggio in aeroplano inquini più che usare l’automobile per un intero anno. Gli aeroplani infatti si spostano grazie al cherosene e a differenza di ciò che è accaduto nel mondo automobilistico non sono ancora state introdotte misure obbligatorie per ridurre il loro impatto ambientale, sebbene il traffico aereo risulti responsabile, secondo i dati WWF, di quasi il 5% in tutto il mondo degli effetti climatici causati dall’uomo. Questo accade perché i mezzi di aviazione emettono per tutto il viaggio sostanze come CO2, CO (monossido di carbonio), ossidi di azoto (NOx), idrocarburi, ossidi di zolfo, particolato.

Per darti meglio un’idea degli effetti dei tuoi viaggi, pare che un solo chilometro percorso in aereo inquini più di 30 volte rispetto a un chilometro percorso in treno. E questo trend non è affatto destinato ad arrestarsi, o per lo meno a rallentare. Sempre secondo il Rapporto ambientale sull’aviazione europea 2019, si prevede che entro il 2040 le emissioni di CO2 aumenteranno di almeno il 21% e quelle di NOx, ovvero gli ossidi, saliranno al 16%.

In mare

Se viaggiare in aereo fa male all’ambiente, o almeno ne farà fino a che non verranno introdotti carburanti sostenibili o misure per limitarne l’impatto ambientale, anche spostarti via mare potrebbe non essere la scelta più ecologica. Perché come in cielo, anche in acqua il controllo delle emissioni risulta meno agevole, e solo negli ultimi anni si è cominciato a imporre delle limitazioni per salvaguardare l’atmosfera dalle sostanze che le enormi ciminiere buttano fuori per l’intera traversata. Secondo un rapporto pubblicato il 4 giugno 2019 dall’associazione Transport&Environment, le navi da crociera che viaggiano in acque europee inquinano venti volte di più di tutte le circa 260 milioni di automobili che circolano in Unione europea. Questo accade anche e soprattutto nei porti, quando le imbarcazioni restano attraccate ma con i motori accesi per garantire i servizi ai passeggeri, bruciando un tipo di carburante che nei mezzi utilizzati a terra non è più ammesso da anni. Questo provoca un livello altissimo di emissioni di sostanze come ossidi di azoto, polveri sottili, anidride carbonica e ossidi di zolfo.

L’Italia e la Spagna, inoltre, sarebbero i Paesi maggiormente colpiti dall’inquinamento navale, con Barcellona, Palma di Maiorca e Venezia sul podio delle tre principali vittime. Proprio per questa ragione, il ministro dell’Ambiente Sergio Costa ha di recente manifestato la propria volontà di aderire al progetto francese di istituire un’area ECA nel Mediterraneo, ovvero di uno spazio navale a basse emissioni, proprio come le aree B e C nei centri cittadini, in cui le navi che circolano dovranno avere livelli di zolfo bassissimi e adottare sistemi di diminuzione e abbattimento degli ossidi di azoto. Un’iniziativa che dovrebbe salvare circa 6000 vite all’anno.

Ma un’area interdetta non può essere l’unica soluzione. A dover essere adottati sono anche sistemi integrati per ridurre le emissioni, abbattere i gas di scarico e garantire un’aria salubre ai cittadini delle città portuali da cui ogni giorno decine e decine di imbarcazioni attraccano e salpano. Secondo una recente analisi di Cittadini per l’Aria, che ha interpellato 32 società armatrici che operano in Italia riguardo le misure adottate per ridurre l’inquinamento dei loro veicoli, su 174 navi complessive soltanto 4 utilizzano sistemi di riduzione delle emissioni. In pratica, appena il 2%. Tutte le altre, non stanno facendo praticamente nulla.

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Sono nata e cresciuta a Trento, a due passi dalle montagne. Tra mille altre cose, ho fatto lunghe passeggiate nel bosco altro…